La Carta docente è stata introdotta dal governo Renzi con la Legge 107/2015 (art. 1, c. 121) e consiste in un voucher di 500,00 euro che, inizialmente, i docenti a tempo indeterminato potevano utilizzare per l’acquisto di libri, testi, pubblicazioni, riviste, hardware (pc, tablet), software, e per l’iscrizione a corsi di formazione accreditati.
La FGU Federazione Gilda-Unams fin dall’inizio contestò la mancata attribuzione della carta del docente agli insegnanti a tempo determinato e impugnò la norma, prima in Italia, poi davanti alla Corte di Giustizia Europea (CGUE). Nel 2022 sia la CGUE (sentenza C-282/19, che sancisce che la Carta del docente spetta anche agli insegnanti precari e definisce la loro esclusione incompatibile con il diritto UE) sia il Consiglio di Stato (sentenza 1842/2022, che afferma il diritto dei docenti precari, inclusi quelli di religione, a ricevere la Carta del docente) sia, infine, la Cassazione (sentenza n. 29961 del 27 ottobre 2023) danno ragione alla FGU e di fatto dichiarano illegittima la disparità di trattamento rispetto al personale di ruolo, confermando che la formazione è un diritto per tutti.
A seguito di queste sentenze decine, probabilmente centinaia, di migliaia di insegnanti hanno chiamato in causa il Ministero per ottenere le somme della Carta del docente, compresi gli arretrati riferibili ai cinque anni precedenti (termine per la prescrizione). Tutti i precari hanno vinto le cause e il Ministero è sempre condannato a pagare anche le spese legali che, visto il numero dei ricorrenti, sono decisamente importanti. La Repubblica del 26 febbraio riporta la sentenza del TAR Liguria che, a seguito di migliaia di sentenze ignorate, investe lo stesso ministro dell’Istruzione del ruolo di commissario. E lo stesso ricorso di un insegnante di Genova fa aprire anche l’indagine per danno erariale in Corte dei Conti.
Nell’a.s. 2023/2024 il Ministero, nel tentativo di contenere i ricorsi, estende il diritto della Carta del docente ai precari con contratto al 31/08 e, con il decreto-legge 45/2025 (confermato dalla Legge di Bilancio 2025), ai docenti a tempo determinato con contratto al 30/06. Ci sono anche limitazioni all’acquisto di computer, massimo 1 ogni 4 anni, e l’aggiunta delle spese di trasporto.
Purtroppo, l’estensione della platea dei beneficiari, in mancanza di un aumento delle risorse, comporta però la decurtazione della somma spettante ad ogni docente e una nuova tempistica per l’utilizzo del bonus, essendo la nomina da GPS dei precari al 30/06 possibile fino al 31/12.
Il risultato è che ad oggi, nonostante le assicurazioni del ministro, non sono ancora disponibili le somme per l’a.s. 2025/2026 con grave danno per gli insegnanti.
La vicenda della Carta del docente dovrebbe convincerci che la politica dei bonus/voucher non fa che utilizzare gli insegnanti come strumenti per finanziare aziende informatiche e agenzie/enti di formazione, che sono i veri destinatari finali delle somme della Carta del docente, quelli che ci guadagnano davvero.
Meglio sarebbe che le risorse della Carta del docente fossero destinate allo stipendio dei docenti che poi potranno decidere di spenderlo come ritengono, con il vantaggio che queste risorse sarebbero utili anche per aumentare la rata pensionistica.
Gianluigi Dotti
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