L’origine della vicenda risale al novembre 2025, durante la trattativa per un accordo integrativo sugli incrementi economici del personale. Il NurSind aveva partecipato attivamente al confronto, esprimendo parere favorevole sui contenuti. Un impedimento comunicato per tempo ha però impedito alla segretaria territoriale di essere presente alla firma finale, pur avendo formalmente ribadito la volontà di sottoscrivere l’intesa.
L’azienda ha comunque chiuso il verbale senza consentire la firma successiva del NurSind, motivando la decisione con l’assenza fisica al tavolo. Secondo il giudice Giampiero Panico, tale scelta ha prodotto un effetto lesivo concreto, svuotando l’attività sindacale e alterando la corretta rappresentazione del ruolo svolto dal sindacato.
«Per configurare una condotta antisindacale è sufficiente che l’azione datoriale produca l’effetto di limitare o svuotare l’attività sindacale. Ed è esattamente ciò che è accaduto».
Il Tribunale ha riconosciuto che la decisione ha inciso sull’immagine del NurSind, facendolo apparire ai lavoratori come assente o non aderente a un accordo che invece condivideva e che riguardava direttamente gli infermieri rappresentati
Per il NurSind non si tratta di un episodio isolato, ma di una dinamica già vissuta e sanzionata: «Dopo il 2020, il 2026 segna una seconda censura giudiziaria. Cambia la forma, non la sostanza: siamo stati ostacolati e delegittimati».
La segretaria territoriale Assunta Chiocca richiama le responsabilità gestionali, evidenziando come il passaggio dall’Asl 5 alla nuova Azienda Tutela della Salute Liguria non abbia prodotto il cambio culturale e organizzativo annunciato.
«È il fallimento di un modello di relazioni sindacali che considera il sindacato un ostacolo anziché un interlocutore. La libertà sindacale non è un fastidio organizzativo: è un diritto».
Giuseppe Provinzano
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