Sono 22mila gli iscritti al test di Infermieristica, mentre l’Italia conta 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti: ben sotto la media europea
Potremmo chiamarla la ‘rivincita di Candy Candy’. Dopo anni di ‘vacche magre’, infatti, dal Nord al Sud aumentano le richieste di ammissione al corso di laurea abilitante in Infermieristica: quest’anno sono ben 22 mila i candidati ai test del 16 settembre, a fronte di 20.672 posti (+263 posti rispetto al 2025).
Un’importante ripresa: a fronte delle 18.836 candidature su 20.409 posti dell’anno passato, nel 2026 se ne contano 3.071 in più (+16.3%). “Il rapporto fra domande e posti torna così sopra la soglia di copertura nazionale, passando da 0,92 a 1,06”, calcola Fnopi. Per la Federazione degli Ordini degli infermieri (Fnopi), che ha monitorato e analizzato i dati raccolti da Angelo Mastrillo in collaborazione con le Università statali e private, l’inversione di tendenza “è un segnale positivo, che ci auguriamo persista per più cicli e si attesti in modo uniforme su tutto il territori”.
Non dimentichiamo che oggi l’Italia conta 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, ben sotto la media europea di 8,9, con 464.193 iscritti all’Albo unico Fnopi (giugno 2026) e forti divari territoriali: dai 86,2 ogni 10.000 residenti del Lazio ai 52,2 della Campania.
La mappa italiana
Ma c’è di più: se numero di adesioni ai test è aumentato in tutta Italia, analizzando i dati regionali emergono delle peculiarità. Nelle università del Nord le domande sono passate da 6.225 del 2025 a 7.437 del 2026, con un aumento del 19.5%.
Il Centro ‘tiene’ grazie al passaggio da 4.323 candidature a 5.102. Mentre al Sud e nelle Isole gli studenti che tenteranno il test sono 9.368 rispetto agli 8.288 del 2025: un sonoro +13%. Non mancano i picchi a livello locale: alla “Federico II” di Napoli su 510 posti a disposizione le domande sono state il doppio. Mentre all’Università del Piemonte Orientale le iscrizioni al test di aspiranti infermeri sono state il 44% in più.
“Si raccolgono così i frutti delle importanti riforme avviate con i ministeri della Salute e della Università e Ricerca, che hanno riconosciuto la necessità di consolidare il ruolo degli infermieri a tutti i livelli”, dicono dalla Federazione guidata da Barbara Mangiacavalli.
Nursind: bene, ma la battaglia non è ancora vinta
“Ci fa piacere che le domande a Infermieristica quest’anno siano in aumento del 16,4% rispetto allo scorso anno (con un +17% al Nord, +18% al Centro e +13% al Sud), ma il rapporto tra candidature e posti disponibili che si attesta poco sopra l’uno impone prudenza”, commenta il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega. “Rispetto all’anno scorso, in cui la novità del semestre filtro aveva prodotto uno spostamento delle domande verso Medicina, infatti – continua Bottega – oggi ritorniamo semplicemente ai valori di tre anni fa. Di fatto, quindi, la battaglia dell’attrattività della professione è tutt’altro che vinta. Non è peggiorata, ma di certo non possiamo archiviarla come una questione risolta”.
“Altro fattore non trascurabile – continua Bottega – è la distribuzione geografica delle domande. Dai dati di quest’anno, emerge chiaramente come al Sud ci siano circa 3.700 candidature in più rispetto ai posti disponibili, mentre il Centro e il Nord restano sotto di un migliaio di unità, lasciando apertissimo un problema serio quale quello della selezione del personale che, è del tutto evidente, si rende impossibile visto l’esiguo gap tra domande e posti”.
Il Nursind sposa infine un approccio prudente. “Occorrerà vedere quanti abbandoni ci saranno – sottolinea il segretario – dal momento che purtroppo si attestano su percentuali alte (25-30%). Senza contare che sono davvero pochi gli infermieri che resistono nel Ssn fino a fine carriera e non cercano alternative all’estero, nel privato o addirittura verso altre professioni. E sono una sparuta minoranza pure quelli che tengono duro fino a 67 anni e non approfittano di scivoli per una pensione anticipata. Una tendenza – dice Bottega – che siamo i primi ad auspicare possa essere invertita, perché ne va della sicurezza dei pazienti, oltre che del benessere psicofisico dei professionisti stessi”.
“L’auspicio, infine, è che Infermieristica possa avere la stessa attrattività di professioni quali Fisioterapia. Ma perché ciò accada bisogna che le istituzioni facciano la loro parte, lavorando innanzitutto sulle remunerazioni anche come forma di risarcimento sociale per la categoria”, conclude Bottega.





