L’art. 97 della nostra costituzione recita testualmente: “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”.
Il concorso pubblico avrebbe dunque dovuto essere il sistema privilegiato e ordinario da seguire per il reclutamento dei docenti italiani, storicamente però, sicuramente a causa di una cattiva programmazione dei concorsi unita a fatti contingenti legati alla diffusione della scolarità di massa, il legislatore ha spesso dovuto intervenire per prevedere norme specifiche da applicare di volta in volta.
Tutto ha avuto inizio nei primi anni 70 in seguito al baby boom degli anni 60 che ha portato in pochi anni ad un vertiginoso aumento degli alunni con la necessità di dover assumere in tutta fretta decine di miglia di docenti per far fronte al numero sempre crescente di alunni.
Per tale motivo per una quindicina d’anni a partire dell’inizio degli anni 70, il parlamento è intervenuto istituendo i corsi abilitanti che hanno consentito l’ingresso nel mondo della scuola di decine e decine di migliaia di docenti senza che avessero sostenuto e superato un concorso pubblico.
Da allora in poi, gli interventi legislativi per modificare il sistema di reclutamento si sono susseguiti in maniera esponenziale a partire dall’introduzione del doppio canale di reclutamento cui venivano riservati il 50% dei posti disponibili a coloro che si erano abilitati, per poi passare alle graduatorie permanenti trasformate nel 2007 in graduatorie ad esaurimento ancora oggi in essere.
I corsi abilitanti furono sostituiti dalla laurea abilitante in scienza della formazione primaria e dalle SSIS per le abilitazioni della scuola secondaria. Le SSIS furono poi abolite e sostituite prima con i TFA (Tirocini Formativi Attivi) e i PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) e poi con i FIT (Formazione iniziale e Tirocinio) che fecero la stessa fine. Gli unici TFA ancora in vigore sono, infatti, quelli per la specializzazione del sostegno.
Parallelamente anche le procedure concorsuali hanno subito varie modifiche in quanto dal 2010 in avanti è stata portata avanti, a singhiozzo, l’intenzione di consentire l’accesso ai concorsi soltanto a chi fosse già abilitato.
Oggi la situazione vede una netta distinzione tra procedure concorsuali, che non sono più abilitanti, e percorsi abilitanti da 30/36/60 CFU da conseguire a proprie spese presso una struttura universitaria statale o telematica.
La situazione attuale è il frutto quindi di una serie di provvedimenti che hanno sempre più creato confusione a causa di misure tampone che non hanno minimamente contribuito a risolvere la questione del precariato: malgrado tutti gli interventi normativi anche quest’anno si prevede che ci saranno quasi 200 mila precari che riceveranno una nomina.
Anche quest’anno, a fronte di circa 45.000 posti disponibili, le nomine realmente effettuate sono poco più di 35.000 per mancanza di candidati vincitori presenti in graduatoria. In pratica si è intervenuti sul turn-over senza incidere minimamente sul numero di precari necessari allo svolgimento di tutte le attività didattiche.
Risulta evidente che occorra intervenire una volta per tutte con un provvedimento strutturale che fissi delle regole costanti nel tempo e che sia in grado di stabilizzare un numero cospicuo di docenti.
Riteniamo che la soluzione più idonea sia il ripristino del doppio canale cui riservare il 50% dei posti disponibili da assegnare a tutti gli idonei dei concorsi precedenti e a coloro che conseguono un’abilitazione e bandire concorsi abilitanti solo per quelle classi di concorso/posti che effettivamente presentano carenze territoriali.
Parimenti occorre intervenire sul mercimonio della compravendita dei titoli limitando l’avvio di percorsi di abilitazione/specializzazione sulla base delle reali esigenze territoriali.
Occorre poi, soprattutto, intervenire per la creazione di posti disponibili per il ruolo trasformando l’organico di fatto e quello in deroga in organico di diritto.
Solo così nel giro di pochi anni la percentuale del precariato potrà ridursi a valori fisiologici al pari di quanto accade nella maggior parte dei paesi europei.
Antonio Antonazzo
Clicca sull'immagine per aprire il file in formato PDF







