Buon inizio di anno scolastico a tutti i colleghi e a tutto il personale della scuola. Nonostante siano passati dodici mesi restano i problemi di sempre apparentemente incancreniti e irrisolvibili, che soffocano la Scuola italiana.
Dalla fatiscenza di alcuni istituti alle classi affollate, da una burocrazia sempre più molesta ad un precariato infinito, da una normativa confusa ad un rinnovo contrattuale che procede a rilento e con scarse risorse. Per non parlare, inoltre, di un reclutamento confuso e iniquo, di enti di formazione che considerano gli insegnanti un bancomat o dei contributi alle scuole paritarie che crescono a maggior ritmo rispetto a quanto stanziato per la scuola pubblica.
Noi insegnanti, con professionalità e dedizione, siamo sempre in prima linea a sopperire alle lacune del sistema e spero che siano sempre di più coloro che imparino a dire di no, attenendosi solo a quello che è d’obbligo, evitando così il volontariato diffuso.
A completare il quadro è il nodo delle pensioni, l’innalzamento continuo dell’età pensionabile e i recenti tagli, rischiano di trattenere in cattedra docenti fino a quasi 70 anni, non tenendo conto del forte carico di stress psicofisico e il rischio di burnout legati ad una professione che richiede alti livelli di attenzione e gestione delle dinamiche relazionali con gli studenti. In questo modo, stiamo bloccando il ricambio generazionale.
Occorre per questi motivi un piano di assunzioni per stabilizzare i precari, un sistema di reclutamento snello e una riforma per anticipare l’uscita degli insegnanti e liberare risorse per creare posti nuovi. Stiamo condannando la scuola pubblica alla paralisi e allontanando i giovani dalla carriera.
A peggiorare la situazione si aggiunge l’emergenza del personale ATA. I tagli e le mancate coperture degli organici rischiano di paralizzare la macchina burocratica e logistica delle scuole, mettendo a repentaglio in alcuni casi la stessa apertura quotidiana o la vigilanza dei plessi.
La Gilda degli Insegnanti in questo panorama può e deve restare il punto di riferimento per una scuola di qualità, con docenti di ruolo, ben pagati e liberi dalle molestie burocratiche.
Solo così dal basso, inizieremo a cambiare il sistema scolastico e a scardinarne la deriva a cui ci ha portato un’autonomia scolastica incontrollata e spesso anarchica. Continueremo a dare voce alle istanze di tutti coloro che credono in un cambiamento e che vogliono riportare il tema dell’istruzione e gli insegnanti al centro del dibattito politico.
Vito Carlo Castellana
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