Il Decreto-legge 127 del 9 settembre 2025, poi convertito nella L. 164/2025, all’art.1 ha realizzato l’ultima riforma degli Esami di Stato: pur senza spiegare quali motivi di straordinaria necessità ed urgenza imponessero di rivedere il Decreto Legislativo n. 62 del 2017.
Entriamo nel merito dell’intervento normativo. Non siamo contrari a ripristinare la denominazione “esame di maturità” di gentiliana memoria, che comunque è rimasta nell’uso comune anche dopo il 1997, quando la riforma Berlinguer introdusse il nome di esame di Stato per valorizzare maggiormente la verifica oggettiva delle conoscenze e competenze raggiunte. Riteniamo tuttavia che la valutazione dello sviluppo integrale della persona, cui tende la nuova normativa, non possa prescindere dalla verifica dei livelli di apprendimento raggiunti; su questo punto, giustamente, il primo comma lettera a) punto 1) dell’art. 1 del D.L. non innova rispetto al previgente art. 12 del D. Lgs. 62: L’esame di maturità verifica i livelli di apprendimento conseguiti da ciascun candidato in relazione alle conoscenze, alle abilità e alle competenze specifiche di ogni indirizzo di studio.
La riscrittura dell’art. 12 del D. Lgs. 62 si appalesa quindi come una revisione con trasformazioni che incidono nella terminologia, più che nella sostanza. La disciplina previgente era già tesa a valorizzare l’autonomia, la capacità di collegamento, il ragionamento critico e quindi la maturità degli studenti.
La vera riforma riguarda la composizione delle commissioni d’esame: i commissari vengono ridotti da sei a quattro, due interni e due esterni. Esprimiamo la nostra contrarietà a questa scelta. Non vogliamo richiamare l’esame di maturità di gentiliana memoria, ove la commissione era tutta esterna. Tuttavia, è estremamente importante valorizzare il momento culturale e di crescita rappresentato dall’esame conclusivo del secondo ciclo. L’esame segna la separazione dalla scuola ed è una esperienza emotivamente complessa, un rito di passaggio, una tappa importante nel percorso di vita degli studenti.
La presenza dei commissari esterni è elemento fondante di questo momento di crescita, rappresenta una garanzia di arricchimento, confronto e terzietà dell’esame e realizza una occasione di incontro tra le diverse realtà scolastiche del Paese. Riteniamo quindi che la riduzione dei commissari da sei a quattro impoverisca notevolmente l’esame, entrando in contraddizione con le finalità proclamate nel nuovo art. 12 del D. Lgs. 62.
Riteniamo inoltre che, dovendosi assicurare la presenza dei commissari delle materie della prima e seconda prova scritta, sarà difficile prevedere quattro discipline per l’orale evitando duplicazioni o sovrapposizioni, si prefigura quindi un ulteriore grave impoverimento della procedura, poiché le stesse materie dello scritto con molta probabilità saranno anche tra le quattro oggetto del colloquio. È difficile anzi impossibile non attribuire tutta la riforma ad una mera volontà di risparmio delle risorse destinate a retribuire i commissari, considerando anche che la tabella dei compensi risale addirittura al 2007.
Per quanto riguarda la previsione di formazione dei commissari, denunciamo che l’orario contrattuale dei docenti è già fortemente saturo e non può essere caricato di ulteriori obblighi e adempimenti, se non a fronte di adeguata maggiore retribuzione.
Nel colloquio, vengono eliminati gli argomenti individuati dalla Commissione e viene eliminato anche l’approccio interdisciplinare, ripristinando invece le interrogazioni disciplinari, che dovranno riguardare esclusivamente le quattro materie selezionate.
Rispetto alla valorizzazione delle competenze di educazione civica, è senz’altro giusta la centralità dell’insegnamento soprattutto in un momento storico in cui sono estremamente necessari responsabilità sociale e ambientale, solidarietà e senso civico; tuttavia, segnaliamo la mancanza di investimenti e in particolare la mancanza di una dotazione organica e di monte ore specificamente dedicato a questa disciplina.
Ultima innovazione riguarda la validità dell’esame solo con la partecipazione a tutte le prove, con la quale concordiamo dopo gli episodi assurti alla ribalta dei media nello scorso anno scolastico, del rifiuto di svolgere la prova orale.
Patrizia Basili
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