Il calendario indicava il 1° settembre, ma l’attesa continua. L’indennità di confine destinata al personale sanitario pubblico di Como, Varese e Sondrio non è ancora diventata realtà. Una misura ritenuta essenziale per rendere il Servizio sanitario lombardo più competitivo rispetto alla Svizzera e frenare la fuga degli infermieri.
Il beneficio garantirebbe circa 5.400 euro annui in più agli infermieri e fino a 10mila euro agli specialisti, coinvolgendo complessivamente circa 7mila sanitari con un incremento retributivo stimato intorno al 20%.
A chiedere risposte è il NurSind Lombardia. «Aggiornamenti non ce ne sono e alla ripresa di settembre chiederemo nuovamente un confronto», afferma il segretario regionale Donato Cosi. «È un bonus che confidavamo diventasse realtà, ma tra frontalieri, Svizzera, Governo e dispositivi normativi non si è mai arrivati a una quadra».
Dietro il ritardo emerge una criticità più ampia: la difficoltà della Lombardia nel reperire e trattenere infermieri. La Regione stima una carenza di circa 3mila professionisti, mentre per il NurSind ne mancherebbero 10mila, considerando anche strutture private e residenziali.
Alla concorrenza degli stipendi svizzeri si aggiunge il ritorno al Sud di molti professionisti, spinti dal costo della vita lombardo e dalle nuove opportunità offerte dalle aziende sanitarie meridionali.
A Como il deficit sarebbe compreso tra 300 e 500 infermieri. Intanto l’ASST Lariana ha bandito un concorso per 50 posti, ma le candidature sarebbero meno di settanta: resta da capire quanti parteciperanno alle prove e quanti vincitori accetteranno l’assunzione.
È il paradosso denunciato dal NurSind: gli ospedali cercano nuovi infermieri mentre continuano a perdere quelli già formati. Senza interventi su retribuzioni, costo della vita, condizioni di lavoro e attrattività professionale, i concorsi rischiano di non colmare i vuoti lasciati da chi se ne va.
Giuseppe Provinzano
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