Dopo le ipotesi relative all’estensione a tutti della “pensione anticipata contributiva”, oggi riservata solo ai lavoratori assunti dal 1.1.1996 con 64 anni d’età e 20 anni di contributi, diamo conto ora che è attualmente allo studio, in vista della prossima manovra di bilancio, un’altra ipotesi di cui si sta parlando molto in questi giorni: la creazione di un fondo pensione per i nuovi nati.
La necessità di una scelta di questo tipo trova fondamento nel preoccupante andamento demografico: ISTAT ci ricorda che nell’anno 2025, a fronte di 355 mila nuovi nati, sono stati registrati ben 652 mila decessi. Il saldo naturale tra nascite e decessi è risultato ampiamente negativo (circa -296mila unità) e anche peggiorato rispetto al 2024 quando risultò pari a -283mila, con un calo della fecondità – scesa a 1,14 per donna rispetto all’1,18 del 2024 -, comunque accompagnato da un aumento della speranza di vita: 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne. Le coppie con figli hanno costituito nel 2025 il 28,4% delle famiglie, quelle senza figli il 20,2%.
A fronte di tali dati, si sta facendo strada l’ipotesi della creazione di un fondo pensione per i nuovi nati. Il primo a lanciare questa idea nel 2019, fu l’allora Presidente INPS Pasquale Tridico, che lo immaginò a quel tempo come un fondo sovrano il cui capitale avrebbe potuto essere utilizzato anche per aiutare il lavoratore iscritto a raggiungere i requisiti per la pensione, ma poi non se ne fece nulla anche perché, come ricordato dallo stesso Tridico, ci furono banche e assicurazioni, che si opposero perché sarebbero entrate in concorrenza con i fondi privati.
Ultimamente, è tornata a galla la questione, prima con il Presidente di COVIP Mario Pepe e poi dall’attuale Presidente INPS Gabriele Fava, che l’ha rilanciata configurandone la natura come terzo pilastro previdenziale a regia pubblica. La questione poi è stata ripresa dalla Ministra del Lavoro Calderone nell’intervista al “Corriere della Sera “del 23 agosto u.s. e, più recentemente, dal Ministro Giorgetti nel suo intervento a Cernobbio, che ha dichiarato che l’iniziativa fondo per i nuovi nati, da lui definita “proposta anti-deserto demografico”, è oggi effettivamente allo studio e trova sostanzialmente concorde la maggioranza di Governo.
In estrema sintesi, il “fondo per i nuovi nati”:
- verrebbe costituito attraverso un versamento iniziale una tantum dello Stato, di importo ancora da definire che fungerebbe solo da innesco, seguito poi da successivi versamenti di genitori e familiari e infine eventualmente anche dello stesso beneficiario una volta entrato nel mondo del lavoro; le somme accumulate verrebbero investite nei mercati finanziari in un lungo periodo, dalla nascita fino al momento in cui il beneficiario lascerebbe il lavoro, e dovrebbero produrre rendite che andrebbero ad aggiungersi alla pensione obbligatoria;
- verrebbe gestito da INPS, con la vigilanza di COVIP e le funzioni di indirizzo di MEF e Ministero del Lavoro;
- punto di riferimento sarebbe una analoga iniziativa avviata nel corso del 2026 in Germania (“Frühstart-Rente”) ma che è ancora in attesa dell’esame del Parlamento per il varo definitivo, che però ha natura privata, vigilata e regolata (deposito individuale certificato presso banche, assicurazioni o altri operatori autorizzati), mentre da noi l’intendimento sarebbe quello di affidarne l’amministrazione direttamente ad INPS.
È utile ricordare che un fondo previdenziale per i nuovi nati, a carattere regionale, esiste già in Trentino Alto Adige, dove la Regione versa 300 euro alla nascita (o all’adozione o all’affidamento) aprendo così una posizione previdenziale al neonato, e da successivi versamenti di altri 200 euro annui per i 4 anni successivi.
Questi i pochissimi elementi di informazione oggi disponibili, rispetto ai quali diventa difficile dare un qualche giudizio.
In attesa di saperne di più, alcune primissime considerazioni ci sentiamo comunque di avanzarle.
- Se l’idea della costituzione del “fondo per i nuovi nati” nasce dalla previsione allarmante di future pensioni molto ridotte e dall’intento di irrobustirle a fronte di carriere oramai stabilmente povere e discontinue (il terzo pilastro previdenziale a regia pubblica, come ha detto il Presidente INPS), pensiamo che questa possa essere un’operazione tampone a corto respiro atteso che le pensioni basse sono dovute in primo luogo a lavoro instabile, salari inadeguati e sistemi di welfare insufficiente, ed è questa la tendenza che occorrerebbe invertire con politiche economiche diverse;
- Rispetto all’ipotesi di gestione del fondo affidata a INPS, nel ricordare che l’Istituto amministra oggi un sistema previdenziale a ripartizione nel quale i contributi dei lavoratori attivi servono a finanziare le pensioni in pagamento, va ricordato che il fondo per i nuovi nati sarebbe per sua natura un sistema a capitalizzazione, dove i contributi versati vengono investiti sui mercati per produrre rendimenti significativi, il che rappresenterebbe di certo un mestiere nuovo per INPS, e quindi occorre una attenta e ponderata valutazione.
- Il contributo pubblico dovrebbe funzionare solo come innesco iniziale, mentre la dimensione del capitale finale dipenderebbe quasi interamente dalla capacità di versamento della famiglia e di quella eventuale del beneficiario al momento dell’entrata nel mondo del lavoro, e dunque saremmo di fronte a una operazione pensata per chi se lo può permettere, mentre a nostro giudizio occorrerebbe immaginare un contributo pubblico più consistente rispetto alle somme di cui si parla (100 euro una tantum…) e più lungo nel tempo, che faccia da volano all’operazione;
- Come ha riconosciuto lo stesso Ministro Giorgetti a Cernobbio, la reale efficacia dello strumento dipenderà anche dalla deducibilità dei contributi versati, e su questo occorrerà che il legislatore operi una seria riflessione atteso che l’attuale deducibilità (€ 5.300, + 135,43 in più rispetto a prima, in virtù della norma varata con la legge 199/2025) produce un beneficio proporzionale all’aliquota marginale del contribuente, quindi premia di più i redditi alti, meno quelli più bassi e nulla i redditi in area esente.
Ovviamente queste sono solo alcune nostre prime considerazioni sull’ipotesi di costituzione di un fondo previdenziale per i nuovi nati.
Attendiamo di capire se tale ipotesi decolli effettivamente e attendiamo soprattutto di capire come verrà strutturata l’operazione (in primis, che natura avrà il fondo e chi lo amministrerà) e con quali impegni finanziari pubblici.
A tal riguardo, comunque, non possiamo che ribadire la richiesta, da noi già più volte avanzata, di una convocazione a breve delle Parti Sociali per un coinvolgimento preventivo in merito alle scelte di carattere previdenziale da recepire nel bilancio 2027, e non, come avvenuto purtroppo anche lo scorso anno, una convocazione pro forma a scelte già fatte a solo poche ore di distanza dall’entrata del testo in Consiglio dei Ministri per la sua adozione.
Giancarlo Pittelli
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