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GLI ESPERTI RISPONDONO

Stipendi pubblici in aumento, come cambiano le retribuzioni tra turnover e nuovi contratti

Rapporto Aran maggio 2026: stipendi pubblici in crescita tra rinnovi e indennità. Dove gli incrementi sono stati maggiori e per chi

Negli ultimi anni, infatti, il sistema retributivo della pubblica amministrazione italiana ha attraversato una fase di cambiamento importante, spinta da rinnovi contrattuali, misure straordinarie per recuperare il potere d’acquisto e nuove politiche di valorizzazione del personale. A confermarlo è il nuovo rapporto pubblicato da Aran, il rapporto semestrale n. 2/2025 sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici, aggiornato al 19 maggio 2026.

Il documento offre una fotografia dettagliata dell’evoluzione salariale nel pubblico impiego, analizzando sia la dinamica delle retribuzioni effettive sia gli aumenti effettivi degli stipendi nell’ultimo decennio. Il quadro che emerge è più articolato di quanto si possa pensare.

Di quanto sono aumentati gli stipendi nelle PA

Uno dei dati più significativi contenuti nel rapporto riguarda il comparto delle Funzioni centrali, cioè quel segmento della pubblica amministrazione che comprende:

  • ministeri;
  • agenzie fiscali;
  • enti pubblici non economici.

Tra il 2021 e il 2023, le retribuzioni effettive di questo comparto sono cresciute del 13%, quasi il doppio rispetto a quanto sarebbe stato prevedibile considerando esclusivamente i rinnovi contrattuali.

In altre parole, gli stipendi sono aumentati molto più di quanto ci si aspettasse se si fosse guardato soltanto agli adeguamenti tabellari. Questo perché, accanto ai tradizionali rinnovi dei contratti collettivi, hanno agito altre leve retributive.

Cosa è cambiato dopo il rinnovo del contratto

Il primo fattore che ha inciso sugli aumenti è stato il rinnovo del Ccnl 2019-2021, che ha contribuito per circa il 3,3% all’incremento complessivo. In questo caso l’incremento è stato un effetto dei rinnovi contrattuali, quindi conseguente a:

  • aumenti del tabellare;
  • riallineamento di alcune indennità;
  • aggiornamento delle componenti economiche previste dal contratto.

Questo dato era sostanzialmente atteso.

Un secondo elemento è rappresentato dall’indennità di vacanza contrattuale (IVC), sia nella versione ordinaria sia in quella rafforzata introdotta per fronteggiare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione. Il suo impatto è stato pari al +2,2%. Per questo motivo, anche se l’IVC nasce come misura temporanea (serve a garantire un anticipo salariale ai dipendenti pubblici mentre si attende il rinnovo del contratto nazionale) negli ultimi anni il suo peso è diventato molto più rilevante, trasformandosi in uno strumento di sostegno al reddito.

L’effetto della perequazione

Un’altra voce decisiva è stata infine la perequazione delle indennità di amministrazione, introdotta con il DPCM 2021, che ha prodotto per i ministeri un effetto medio del +3,6%. L’obiettivo della misura era correggere squilibri interni tra diverse amministrazioni pubbliche, dove spesso dipendenti con inquadramenti simili percepivano trattamenti economici differenti. Tuttavia, questo aumento è stato quasi equivalente a un secondo rinnovo contrattuale.

Quello che emerge poi dal report di Aran è inoltre che non esiste più un unico modello di salario pubblico. La quota di stipendio fisso può variare dal 60% al 90% del totale, a seconda dell’amministrazione, poiché in alcuni enti prevale la parte tabellare, stabile e prevedibile, mentre in altri cresce il peso delle indennità, dei premi e delle componenti accessorie.

Altre voci che hanno contribuito all’aumento

Secondo il rapporto Aran, sulle retribuzioni hanno avuto il loro peso anche le politiche interne di gestione del personale. Più precisamente, la voce “carriera e turnover” ha inciso mediamente per l’1%, ma con differenze molto forti tra un ente e l’altro: si va da amministrazioni che hanno registrato un effetto negativo del -3% fino ad altre che hanno beneficiato di incrementi del +5%.

Un altro elemento determinante è stata la produttività, che ha inciso mediamente per il 3,2%, con oscillazioni tra enti che non hanno registrato alcun incremento e amministrazioni che hanno raggiunto il +7%. Una quota crescente della retribuzione nel pubblico non è più fissa, ma legata al raggiungimento di obiettivi, risultati individuali o performance organizzative.

Ctipendi pubblici in crescita, ma meno del privato

Guardando al solo 2025, il rapporto mostra che le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1% nell’intera economia italiana. Nelle PA, però, le retribuzioni sono aumentati in media del 2,7% per il personale non dirigente, mentre il settore privato nello stesso periodo ha registrato una crescita leggermente superiore, pari al 3,2%, trainata da:

  • agricoltura (+5%);
  • industria (+3,4%);
  • servizi privati (+3%).

Tuttavia, il gap esiste, ma è relativamente contenuto se si guarda il lungo periodo. Tra il 2015 e il 2025, infatti:

  • il settore privato ha registrato una crescita cumulata del 16,2%;
  • la PA non dirigente del 14,9%.

Quali stipendi pubblici sono aumentati di più

Tra i comparti Aran, comunque, il risultato migliore nel 2025 è stato quello delle Funzioni centrali, con un aumento medio del +5,4%.

Più contenuti invece gli aumenti negli altri comparti:

  • Istruzione e Ricerca, +2,8%;
  • Sanità, +0,8%;
  • Funzioni locali, +0,6%.

Tuttavia, in questi comparti il grosso degli effetti economici dei rinnovi deve ancora manifestarsi.

Di Federica Petrucci

FONTE: QUIFINANZA
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