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anno II numero 1 - gennaio / febbraio / marzo 2019

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15 Dicembre 2025

GLI ESPERTI RISPONDONO

IL NUOVO ADEGUAMENTO DELLE PENSIONI DAL 1° GENNAIO 2026: più 1,4% fino a 4 volte il TM. Nessun conguaglio invece per il 2025.

Il MEF di concerto con il Ministero del lavoro ha emanato il decreto interministeriale 19.11.2025 ai fini della perequazione automatica delle pensioni dal 1° gennaio 2026, pubblicato in G.U. n. 277 del 28 u.s..

La “perequazione” delle pensioni è un meccanismo che determina annualmente la loro rivalutazione sulla base del tasso di inflazione rilevato da ISTAT per adeguarle al maggiore costo della vita e al fine di tutelare il loro potere di acquisto eroso dall’inflazione, che è stata presente anche nel 2025 e in misura superiore, e viene operata in via provvisoria salvo successivo conguaglio in rapporto all’indice definitivo rilevato da ISTAT.

In base al predetto decreto, gli assegni pensionistici godranno di una rivalutazione provvisoria pari all’1,4 % con effetto dal 1° gennaio 2026, salvo successivo conguaglio a fine anno. Detta rivalutazione non verrà però operata uniformemente, ma varierà in ragione delle diverse fasce in cui ricade l’assegno pensionistico.

In base alle norme attualmente vigenti e allo stato (pare) confermate dal DDL Bilancio 2026 attualmente all’esame del Senato, vengono previste:

  • la rivalutazione piena del 100% dell’1,4% di incremento fissato dal decreto, per le pensioni fino a 4 volte il TM (trattamento minimo mensile, pari oggi a 603,40 €), e dunque fino a € 2.413,60 lordi;
  • la rivalutazione pari al 90% dell’1,4 % per le fasce di reddito pensionistico lordo comprese tra 4 e 5 volte il TM, e dunque fino a 3.017 € lordi mensili, con un incremento pari all’1,26%;
  • la rivalutazione pari al 75% dell’1,4% per le fasce di reddito pensionistico lordo superiori a 5 volte il TM con un incremento pari all’1,05%.

Precisazione importante, le percentuali di rivalutazione non si applicano sull’intero ammontare dell’assegno pensionistico lordo, ma per scaglioni con un meccanismo simile a quello del prelievo fiscale: per una pensione lorda mensile di 3500,00 €, la rivalutazione sarà del 100% fino all’importo di € 2.413,60; del 90% per la parte ricompresa tra detto importo e quello di 5 volte il TM (€ 3.017,00); del 75% per la restante parte.

In termini concreti, a partire da gennaio p.v., i pensionati dovrebbero ottenere i seguenti incrementi:

  • le pensioni minime saliranno a € 619,80 lorde mensili, a seguito del combinato disposto tra rivalutazione dell’1,4% sull’importo attuale di € 603,40 (+ 8,4 €) e rivalutazione straordinaria dell’1,3% fissata dalla legge di bilancio 2025 (+8 euro). Dunque, un aumento 2026 pari solo a € 3,13 lordi mensili rispetto all’importo attualmente percepito comprensivo degli aumenti 2025 (€ 616,67), che rappresenta davvero un’offesa per i pensionati interessati nel caso la scelta venisse confermata dal Parlamento, salvo ovviamente auspicabili ripensamenti da parte del Legislatore che come Organizzazione stiamo sollecitando fortemente;
  • per le pensioni superiori al minimo, per una pensione lorda mensile di 1.000 € l’aumento dovrebbe essere pari a 14 € mensili (182 € annui); per una pensione lorda mensile di 1.500 € l’aumento dovrebbe essere pari a 21 € mensili (273 € annui); per una pensione lorda mensile di 2.000 € l’aumento dovrebbe essere pari a 28 € mensili (364 € annui); per una pensione lorda mensile di 3.000 € l’aumento dovrebbe essere pari a 41 € mensili (535,34 € annui); per una pensione lorda mensile di 4.000 € l’aumento dovrebbe essere pari a 51,71 € mensili (672,23 € annui); maggiori aumenti per le pensioni di importo superiore.

Infine, l’assegno sociale salirà a 545 € mensili lordi, mentre nel 2025 è stato pari a 538,69 €.

 Per quanto attiene l’anno 2025, il Decreto interministeriale del 19.11.2025, all’art. 1, fissa l’indice definitivo di variazione allo 0,8%, e dunque in misura uguale a quello riconosciuto a gennaio 2025 in via provvisoria con il Decreto interministeriale del 15.11.2024, e pertanto non ci sarà alcun conguaglio sulla perequazione 2025 e conseguentemente zero arretrati, come i pensionati avranno già avuto modo di capire dal cedolino del corrente mese di dicembre.

 

Giancarlo Pittelli

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