Il MEF di concerto con il Ministero del lavoro ha emanato il decreto interministeriale 19.11.2025 ai fini della perequazione automatica delle pensioni dal 1° gennaio 2026, pubblicato in G.U. n. 277 del 28 u.s..
La “perequazione” delle pensioni è un meccanismo che determina annualmente la loro rivalutazione sulla base del tasso di inflazione rilevato da ISTAT per adeguarle al maggiore costo della vita e al fine di tutelare il loro potere di acquisto eroso dall’inflazione, che è stata presente anche nel 2025 e in misura superiore, e viene operata in via provvisoria salvo successivo conguaglio in rapporto all’indice definitivo rilevato da ISTAT.
In base al predetto decreto, gli assegni pensionistici godranno di una rivalutazione provvisoria pari all’1,4 % con effetto dal 1° gennaio 2026, salvo successivo conguaglio a fine anno. Detta rivalutazione non verrà però operata uniformemente, ma varierà in ragione delle diverse fasce in cui ricade l’assegno pensionistico.
In base alle norme attualmente vigenti e allo stato (pare) confermate dal DDL Bilancio 2026 attualmente all’esame del Senato, vengono previste:
- la rivalutazione piena del 100% dell’1,4% di incremento fissato dal decreto, per le pensioni fino a 4 volte il TM (trattamento minimo mensile, pari oggi a 603,40 €), e dunque fino a € 2.413,60 lordi;
- la rivalutazione pari al 90% dell’1,4 % per le fasce di reddito pensionistico lordo comprese tra 4 e 5 volte il TM, e dunque fino a 3.017 € lordi mensili, con un incremento pari all’1,26%;
- la rivalutazione pari al 75% dell’1,4% per le fasce di reddito pensionistico lordo superiori a 5 volte il TM con un incremento pari all’1,05%.
Precisazione importante, le percentuali di rivalutazione non si applicano sull’intero ammontare dell’assegno pensionistico lordo, ma per scaglioni con un meccanismo simile a quello del prelievo fiscale: per una pensione lorda mensile di 3500,00 €, la rivalutazione sarà del 100% fino all’importo di € 2.413,60; del 90% per la parte ricompresa tra detto importo e quello di 5 volte il TM (€ 3.017,00); del 75% per la restante parte.
In termini concreti, a partire da gennaio p.v., i pensionati dovrebbero ottenere i seguenti incrementi:
- le pensioni minime saliranno a € 619,80 lorde mensili, a seguito del combinato disposto tra rivalutazione dell’1,4% sull’importo attuale di € 603,40 (+ 8,4 €) e rivalutazione straordinaria dell’1,3% fissata dalla legge di bilancio 2025 (+8 euro). Dunque, un aumento 2026 pari solo a € 3,13 lordi mensili rispetto all’importo attualmente percepito comprensivo degli aumenti 2025 (€ 616,67), che rappresenta davvero un’offesa per i pensionati interessati nel caso la scelta venisse confermata dal Parlamento, salvo ovviamente auspicabili ripensamenti da parte del Legislatore che come Organizzazione stiamo sollecitando fortemente;
- per le pensioni superiori al minimo, per una pensione lorda mensile di 1.000 € l’aumento dovrebbe essere pari a 14 € mensili (182 € annui); per una pensione lorda mensile di 1.500 € l’aumento dovrebbe essere pari a 21 € mensili (273 € annui); per una pensione lorda mensile di 2.000 € l’aumento dovrebbe essere pari a 28 € mensili (364 € annui); per una pensione lorda mensile di 3.000 € l’aumento dovrebbe essere pari a 41 € mensili (535,34 € annui); per una pensione lorda mensile di 4.000 € l’aumento dovrebbe essere pari a 51,71 € mensili (672,23 € annui); maggiori aumenti per le pensioni di importo superiore.
Infine, l’assegno sociale salirà a 545 € mensili lordi, mentre nel 2025 è stato pari a 538,69 €.
Per quanto attiene l’anno 2025, il Decreto interministeriale del 19.11.2025, all’art. 1, fissa l’indice definitivo di variazione allo 0,8%, e dunque in misura uguale a quello riconosciuto a gennaio 2025 in via provvisoria con il Decreto interministeriale del 15.11.2024, e pertanto non ci sarà alcun conguaglio sulla perequazione 2025 e conseguentemente zero arretrati, come i pensionati avranno già avuto modo di capire dal cedolino del corrente mese di dicembre.
Giancarlo Pittelli
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