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15 Dicembre 2025

GLI ESPERTI RISPONDONO

Riforma delle pensioni nella manovra 2026, come cambiano le finestre per lasciare il lavoro? Dalle uscite anticipate ai contributi, cosa sapere

Pensioni, come potrebbero cambiare le uscite anticipate

La parte del maximendamento del governo alla manovra che riguarda le pensioni è in fase di assestamento. Dopo la bufera sulle norme che causerebbero un aumento dell’età pensionabile, che in alcuni casi arriverebbe a due anni e mezzo in più, il testo del governo è stato sommerso di subemendamenti, presentati anche dalla maggioranza. Ma soprattutto è arrivato l’annuncio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in Senato: la misura forse più contestata, quella che depotenzia il riscatto della laurea breve come mezzo per andare in pensione prima (e su cui si dividono anche i costituzionalisti), viene corretta, escludendo la retroattività. In sostanza, per chi ha già avviato il riscatto non cambia nulla. La stretta, quindi, dovrebbe valere solo sulle pratiche che verranno aperte dopo l’entrata in vigore della legge di Bilancio, cioè dal prossimo primo gennaio. Dovrebbe restare invariata, invece, l’altra misura che fa discutere: l’allungamento della durata della «finestra mobile», cioè l’attesa tra la maturazione della pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, un anno in meno per le donne) e la decorrenza dell’assegno. L’attuale finestra di tre mesi aumenterà a partire dal 2032, per salire fino a 6 mesi dal 2035. Da questa stretta sulle pensioni il governo stima risparmi a regime (nel 2035) pari a 2 miliardi.

Uscite anticipate

Il maxiemendamento del governo alla manovra di Bilancio interviene sulla cosiddetta «finestra mobile», il tempo che intercorre tra il raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne) e la decorrenza dell’assegno. Ora la finestra è di tre mesi, si arriverà a sei. Il governo, per ridurre il numero delle future pensioni anticipate, ha deciso di allungare la finestra.

Risparmi crescenti

L’allungamento della durata della «finestra» sarà graduale e scatterà non subito ma nel 2032. Fino al 31 dicembre 2031 la finestra resterà di tre mesi. Dal primo gennaio 2032 al 31 dicembre 2033 , invece, la finestra salirà a quattro mesi, poi a cinque per chi maturerà il requisito nel 2034 e a sei mesi dal primo gennaio 2035. Da questo intervento e dalla stretta sul riscatto della laurea il governo stima risparmi crescenti, fino a 2 miliardi di euro nel 2035.

Speranza di vita

All’aumento della «finestra» si deve aggiungere un’altra norma, già nel testo iniziale del ddl di Bilancio: l’adeguamento alla speranza di vita del requisito per andare in pensione. Un mese in più nel 2027 e altri due nel 2028, quando per uscire prima dal lavoro serviranno 43 anni e un mese (un anno in meno per le donne). L’adeguamento successivo ci sarà nel 2029 e poi ogni due anni. Si stima che, compresa la finestra di 6 mesi, nel 2035 serviranno 44 anni e due mesi di contributi.

Contributi

Il testo del maxiemendamento interviene anche sul riscatto della laurea breve (tre anni). Finora questi titoli potevano essere riscattati a pagamento, consentendo, oltre ad avere più contributi accreditati e quindi un assegno più ricco, di raggiungere la pensione anticipata tre anni prima. In futuro quest’ultimo vantaggio si avrà sempre meno. La norma voluta dal governo intende scoraggiare i riscatti e dunque avere via via meno pensioni anticipate da pagare.

Tempistica

Dalla stretta sul riscatto delle lauree brevi verranno esclusi coloro che hanno già riscattato il corso di studi. Lo ha annunciato ieri in Senato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo le aspre polemiche suscitate dalla norma e i dubbi di costituzionalità sollevati da più parti. «Nessuno che ha riscattato la laurea vedrà cambiata l’attuale situazione. Qualsiasi modifica che dovesse intervenire varrà solo per il futuro».

Traguardi

Anche l’intervento sul riscatto delle lauree brevi sarà graduale. Secondo il testo presentato dal governo, la stretta scatterà dal 2031, quando, in caso di riscatto, ai fini del calcolo del requisito dei contributi per andare in pensione, verranno tagliati 6 mesi, che saliranno a 12 dal 2032, a 18 dal 2033, a 24 dal 2034 e a 30 dal 2035. Quindi, a regime, su un riscatto di tre anni conteranno solo 6 mesi ai fini di raggiungere prima la pensione.

di Enrico Marro

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