Intervista ad Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche.
A cura di Mara Passafiume.
Lo scorso 29 luglio è stata sottoscritta all’Aran l’Ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025-2027 per il personale del comparto Sanità. Il Nursind, alla fine della trattativa, ha deciso di firmare l’accordo, non senza alcune perplessità. Ne parliamo con il segretario nazionale Andrea Bottega, che durante la nostra chiacchierata si sofferma anche sui punti a suo avviso più critici.
Segretario, a fine luglio il Nursind ha siglato la preintesa del CCNL del comparto Sanità per il triennio 2025-2027: come valuta questo contratto?
Ci sono aspetti importanti per la professione che il nuovo contratto introduce e una revisione di norme precedenti che rende più snelle alcune procedure. Dal punto di vista economico, grazie alle risorse stanziate direttamente dal governo per l’indennità di specificità infermieristica, gli infermieri e le ostetriche avranno il maggior aumento.
Per quanto riguarda il personale turnista, che resta il più disagiato, secondo lei si poteva fare molto di più. Quali sono, in particolare, gli aspetti sui quali si poteva intervenire?
Sì, si poteva e si doveva fare di più perché si tratta non solo dei più disagiati, ma anche di professionisti che prendono in carico il paziente nel suo complesso e danno assistenza nelle 24 ore. Non a caso sono i lavoratori dei quali si avverte maggiormente la carenza, tant’è che oggi persino i neoassunti tendono a rifiutare di fare i turni, preferiscono evitare le notti e puntano a essere a casa nei weekend. La nuova generazione predilige lo smart working all’impegno totale nei reparti di degenza. È pure per questo motivo che le professioni di aiuto vivono una crisi di attrattività.
La figura professionale dell’assistente infermiere riscontra ancora problematiche per la relativa implementazione nelle Aziende sanitarie. Per quale motivo?
C’è da dire innanzitutto che finora non sono partiti i corsi di formazione per questa nuova figura, per via di un ricorso pendente al Tar. La sentenza è arrivata lo scorso 14 agosto e ha dipanato la matassa, chiarendo tra l’altro quanto noi abbiamo sostenuto sin dall’inizio. Il Tribunale ha respinto il ricorso e sottolineato – entrando così nel merito della questione – che l’assistente infermiere è una figura di supporto al lavoro dell’infermiere e non un suo sostituto. La vicenda, però, non si chiude qui: qualche giorno fa il ricorrente ha infatti annunciato l’impugnazione della sentenza al Consiglio di Stato. Attenderemo pure questo giudizio come, penso, faranno le Regioni, per non rischiare passi in avanti che potrebbero rivelarsi falsi. Da parte nostra, vigileremo affinché quanto indicato anche dal Tar sia rispettato e l’assistente infermiere sia realmente un aiuto per le attività assistenziali di competenza.
Altro tema critico, da lei evidenziato più volte, è quello del lavoro notturno.
Una delle indicazioni presenti nell’atto di indirizzo di questo nuovo contratto era proprio quella di aumentare il valore dell’indennità notturna. Con le risorse disponibili, purtroppo, non è stato possibile intervenire. Per noi questa battaglia non è affatto terminata, si sposta solo su un altro ‘tavolo’, quello normativo nella prossima legge di Bilancio.
Sul diritto alla fruizione del buono pasto, l’ultima novità è il pronunciamento della Corte di Cassazione che, con ordinanza pubblicata il 31 agosto scorso, stabilisce che tale diritto spetta al personale sanitario che presta servizio per oltre sei ore. Il testo dell’Ipotesi del CCNL era già intervenuto sulla pausa per il recupero psicofisico del predetto personale. Cosa può dirci in merito, alla luce della recente pronuncia della Cassazione?
L’ordinanza è l’ennesima pronuncia favorevole della Cassazione in merito al diritto al buono pasto per il personale turnista. Il tema è giunto al tavolo della contrattazione perché il riconoscimento del buono a tutto il personale turnista ha un impatto economico notevole per le Regioni. La discussione in sede Aran sull’articolo della pausa per il riposo psicofisico è stata la più accesa di tutta la trattativa, proprio perché ci siamo opposti fino all’ultimo alla possibilità per il datore di lavoro di negare il diritto alla mensa o al buono pasto sostitutivo. Il contratto, tuttavia, non ha cambiato le cose in merito a questa facoltà datoriale, ragion per cui dovremo per ora continuare a rivendicare un diritto così importante per i lavoratori attraverso il ricorso al giudice. Il problema della mensa, infatti, è stato rimandato in una dichiarazione congiunta al prossimo CCNL.
M.P.
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