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GLI ESPERTI RISPONDONO

Verso la Manovra. Schillaci: “Per la sanità i fondi ci saranno. Priorità a personale e prevenzione”

Il Ministro della Salute annuncia l’impegno del Governo sulla prossima legge di bilancio: “Vogliamo assumere più medici e professionisti e pagare meglio gli operatori sanitari”. Allo studio anche un trattamento più uniforme per le diverse professioni sanitarie sulle indennità e sulla tassazione dello straordinario. Schillaci: “La prevenzione non è una spesa, ma un investimento”. E sulle Case di comunità: “Tra cinque anni si vedrà che funzioneranno”.

“Sicuramente, come è successo negli ultimi anni, i fondi per la sanità ci saranno”. È questo il messaggio lanciato oggi dal ministro della Salute Orazio Schillaci guardando alla prossima manovra economica. Un impegno che, nelle intenzioni del ministro, dovrà tradursi soprattutto in maggiori risorse per il personale, per la prevenzione e per il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale.

Intervenendo a Roma, a margine della raccolta straordinaria di sangue organizzata in piazza Mastai, Schillaci ha indicato con chiarezza le priorità sulle quali il Governo intende concentrare le risorse della prossima legge di bilancio.

“Vogliamo soprattutto puntare sulla prevenzione e sul personale, cercando di assumere più medici e professionisti”, ha spiegato il ministro. Ma non basta aumentare gli organici. Per Schillaci occorre anche intervenire sulla valorizzazione economica di chi già lavora nel Ssn: “Dobbiamo pagare meglio gli operatori sanitari”.

Il tema del personale torna dunque al centro dell’agenda della sanità. Una questione che il Governo ha già affrontato attraverso i rinnovi contrattuali e le misure introdotte nelle precedenti manovre, ma che continua a rappresentare uno dei nodi strutturali del sistema. Il Ministero della Salute ha ricordato recentemente come le risorse destinate al Fondo sanitario nazionale siano progressivamente aumentate negli ultimi anni, passando dai circa 126 miliardi del 2022 a quasi 143 miliardi nel 2026.

Più assunzioni e nuove regole per le indennità

La novità indicata da Schillaci riguarda soprattutto la volontà di intervenire sulle differenze di trattamento tra le diverse professioni sanitarie.

“Vorrei che tutte le professioni sanitarie, quindi non solo gli infermieri, avessero lo stesso trattamento”, ha detto il ministro, citando in particolare le indennità, la tassazione dello straordinario e il lavoro nei pronto soccorso.

Un’apertura che potrebbe avere un peso significativo nel confronto sulla prossima manovra, soprattutto in un momento in cui la valorizzazione delle competenze e la capacità del Ssn di attrarre e trattenere professionisti sono diventate questioni centrali.

Schillaci ha spiegato che sul tema sono già iniziate le interlocuzioni con Aran e Ministero dell’Economia: “Su questo c’è tutto il mio impegno”.

La partita, dunque, non riguarda soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma anche come verranno distribuite e con quali strumenti si intenderà rendere più attrattivo il lavoro nel Servizio sanitario nazionale.

Il tema delle assunzioni è già stato inserito nelle politiche di rafforzamento del Ssn. La normativa vigente prevede, tra l’altro, risorse specifiche per nuove assunzioni di personale sanitario finalizzate anche alla riduzione delle liste d’attesa e al contrasto della carenza di professionisti.

Anche il rinnovo del contratto del comparto Sanità 2025-2027, firmato nei mesi scorsi, è stato indicato dal ministro come un passaggio importante nella strategia di valorizzazione economica del personale. Schillaci ha già annunciato l’intenzione di proseguire su questa strada proprio attraverso la prossima legge di bilancio.

La prevenzione come investimento

Accanto al personale, l’altra grande priorità indicata da Schillaci è la prevenzione.

Il ministro ha ribadito che l’Italia, Paese caratterizzato da una popolazione sempre più longeva e anziana, non può limitarsi a intervenire quando la malattia si manifesta.

“La prevenzione deve essere una priorità per il Servizio sanitario nazionale e anche a livello europeo”, ha sottolineato.

Per Schillaci la prevenzione dovrebbe cambiare anche il proprio status all’interno delle politiche di bilancio: non una voce di spesa tra le altre, ma un investimento strategico. Da qui la proposta di “scorporarla dalle altre spese e inserirla in un capitolo specifico anche a livello europeo”.

L’obiettivo politico è chiaro: spostare progressivamente il baricentro del sistema dalla sola cura della malattia alla promozione della salute e alla diagnosi precoce, con la convinzione che un maggiore investimento oggi possa produrre anche una riduzione dei bisogni assistenziali e dei costi futuri.

La prevenzione è già stata indicata dal Ministero tra le aree prioritarie delle precedenti manovre, insieme al rafforzamento delle assunzioni, alla riduzione delle liste d’attesa e al potenziamento degli screening.

Case di comunità, Schillaci guarda al lungo periodo

Sul fronte della sanità territoriale, Schillaci ha poi difeso la scelta di puntare sulle Case di comunità, rispondendo anche alle contestazioni dei sindacati dei medici di medicina generale.

Il ministro ha rivendicato il lavoro svolto per la realizzazione delle nuove strutture territoriali: “Nessuno credeva che saremmo riusciti a realizzare le Case di comunità, e invece le abbiamo fatte”.

E ha aggiunto: “Io non guardo all’oggi ma al domani. Se ci rivediamo fra due anni o fra cinque anni, vedrete che le Case di comunità funzioneranno e questo governo avrà il merito di averle aperte”.

Le parole arrivano in un momento ancora delicato per l’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale. Il nodo resta infatti quello di garantire che le nuove strutture non siano soltanto contenitori fisici, ma diventino effettivamente luoghi di presa in carico, integrazione tra professionisti e risposta ai bisogni di salute della popolazione.

Il confronto sul ruolo dei medici di medicina generale nelle Case di comunità è proseguito nei mesi scorsi con un accordo di base sulla loro presenza nelle nuove strutture, pur in un quadro sindacale non unitario.

La sfida della prossima manovra

Le dichiarazioni di Schillaci delineano quindi una possibile direttrice per la sanità nella prossima legge di bilancio: più risorse, ma soprattutto un diverso modo di utilizzarle.

Il primo fronte è quello del personale, con l’obiettivo di aumentare gli organici e rendere economicamente più attrattivo il lavoro nel Ssn. Il secondo è quello della prevenzione, da trasformare – nelle intenzioni del ministro – in una vera politica strutturale e non in un capitolo residuale della spesa sanitaria. Il terzo riguarda il territorio, con la sfida di rendere operative e funzionali le Case di comunità.

È una strategia che dovrà però misurarsi con una questione decisiva: quanto delle risorse che saranno stanziate riuscirà effettivamente a trasformarsi in servizi, professionisti, prestazioni e maggiore accessibilità per i cittadini.

La prossima manovra sarà quindi un banco di prova non soltanto finanziario, ma anche organizzativo e politico. Perché aumentare il Fondo sanitario è necessario, ma la vera sfida sarà dimostrare che ogni risorsa aggiuntiva produce più capacità assistenziale, meno disuguaglianze e un Ssn più attrattivo per chi ci lavora.

FONTE: QUOTIDIANO SANITA’
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