Intervista a Marco Carlomagno, segretario generale della FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche.
A cura di Mara Passafiume.
Il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha firmato la direttiva cosiddetta “madre”, che consentirà l’apertura della tornata contrattuale 2025-2027, nonché l’Atto di indirizzo per il comparto Funzioni Centrali, propedeutico all’apertura del negoziato per il contratto che riguarda i lavoratori di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. Ciò significa che quando sarà conclusa in Aran la certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali, il tavolo del CCNL delle Funzioni Centrali potrà essere aperto. Ne parliamo con Marco Carlomagno, segretario generale della Flp.
Segretario, nei prossimi mesi si aprirà il CCNL del comparto Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027 e le relative risorse sono già state stanziate dal governo. Cosa dice la Flp, che si è impegnata per spingere in questa direzione?
Quanto avvenuto è l’evidente risultato dell’iniziativa posta in essere in questi mesi dalla Flp e dalle sue Confederazioni che, come è noto, sono stati decisivi per la firma del CCNL delle Funzioni Centrali e del CCNL della Sanità pubblica del triennio 2022-2024, permettendo così l’avvio del negoziato per il triennio oggi di riferimento, superando lo stallo e gli incredibili ritardi che in questi anni hanno caratterizzato le stagioni negoziali nel pubblico impiego. Ricordiamo che una delle condizioni che ha portato alla firma del CCNL 2022-2024 era proprio lo stanziamento già previsto dal governo per la tornata contrattuale successiva.
Una situazione mai verificatasi nei decenni precedenti, che come FLP non potevamo non cogliere, pur nella consapevolezza che è necessario ancora lavorare per garantire risorse aggiuntive che siano in grado di permettere un negoziato non solo rapido, ma soprattutto positivo per le aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici.
Ora è necessario che si definisca contestualmente in Aran il percorso per la certificazione della rappresentatività delle OO.SS. che, sulla base delle recenti elezioni RSU e delle deleghe rilasciate, sono abilitate alla contrattazione nei comparti di riferimento. Anche in tale sede forte è stato il pressing del nostro sindacato per arrivare entro la prima decade di ottobre alla conclusione dei lavori del Comitato paritetico istituito presso l’Aran, per superare la “melina” messa in campo da qualche organizzazione sindacale, che a suo tempo non ha firmato i contratti e che ha basato la recente campagna elettorale per le RSU proprio sul fatto che comunque per anni non si sarebbero avviate le trattative per il rinnovo del triennio 2025-2027.
Lei ha recentemente affermato che per rinnovare bene i contratti è necessario modificare il quadro normativo di riferimento. Ci spiega in che modo?
Attualmente molte delle questioni che dovrebbero essere regolate dai Contratti collettivi nazionali sono delimitate, e in moti casi impedite, dai vincoli normativi che il legislatore in questi anni ha posto a monte del negoziato. Mi riferisco sia a questioni aventi riflessi direttamente economici come il tetto ed i tagli ai Fondi per la contrattazione decentrata, al valore del buono pasto, i limiti al welfare aziendale, la mancata detassazione del salario aziendale, che a quelle relative alla carriera, ai percorsi professionali, alle relazioni sindacali ed alle singole materie oggetto di negoziato.
La Flp ribadisce la necessità di prevedere da subito: l’applicabilità della detassazione ai fondi della produttività, come avviene già oggi nel privato; la possibilità di utilizzare per i welfare aziendale le risorse disponibili nei bilanci delle singole amministrazioni, oggi in gran parte impedito da una sciagurata norma approvata a fine 2024; l’eliminazione delle disposizioni che ancora prevedono il taglio dei fondi per la produttività delle singole amministrazioni, fissandone il valore a quello registrato nel 2016; la piena esigibilità dei nuovi ordinamenti professionali del personale e la concreta attivazione dell’Area delle elevate professionalità nelle Funzioni Centrali, mediante la previsione di specifici e adeguati organici, norme in deroga riservate al personale interno per la prima copertura delle posizioni. Condizioni necessarie per continuare e migliorare il percorso di riconoscimento professionale e rendere concreto il diritto alla carriera da tempo negato.
Una battaglia che la Flp ha portato avanti è quella dell’elevazione e della detassazione dei buoni pasto. Quali novità ci saranno in merito?
Abbiamo apprezzato le dichiarazioni del ministro Zangrillo in relazione all’elevazione a 10 euro della detassazione dei buoni pasto, che costituiscono un buon viatico, ma che al momento sono ancora parziali. Il valore dei buoni pasto è fissato nel nostro comparto da anni a 7 euro e quindi il problema non è solo l’innalzamento a 10 euro della detassazione, che non avrebbe benefici per il personale delle Funzioni Centrali, quanto piuttosto stanziare adeguati finanziamenti che permettano di portare a 10 euro il valore dei buoni pasto, permettendo di avere anche nel pubblico i benefici dell’innalzamento della detassazione. Perché è evidente che questo aumento non potrà ricadere sugli stanziamenti per i rinnovi contrattuali.
Sono numerose le proposte della Flp per il prossimo contratto: ci può illustrare le principali innovazioni che la Federazione porterà al tavolo negoziale?
Per la Flp il CCNL rappresenta il principale momento per riconoscere diritti e dignità al lavoro pubblico e contestualmente dotare le stesse amministrazioni di uno strumento condiviso e moderno coerente con un lavoro che cambia e le sfide che ci si propongono quotidianamente.
Per questo, unitamente alle richiesta formulate al decisore politico, proporremo in sede di negoziato Aran il rafforzamento del lavoro agile e da remoto, il coinvolgimento delle OO.SS. e delle RSU nell’organizzazione del lavoro e dei processi che cambiano di fronte alle sfide dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale, l’implementazione degli istituti di conciliazione, del diritto alla formazione che deve essere sempre più adeguata, flessibile e strumento di valorizzazione professionale.
Andranno migliorati gli istituti a salvaguardia della salute e della salubrità dei luoghi di lavoro, le norme contrattuali sui diritti e sulle tutele del personale e, soprattutto, perfezionato l’impianto dell’ordinamento professionale che necessita di adattamenti nei settori della classificazione del personale, dell’attribuzione dei differenziali stipendiali e del finanziamento delle posizioni organizzative.
Nell’ambito del processo di digitalizzazione, al lavoro agile e da remoto si aggiunge ora la sfida dell’intelligenza artificiale: due temi interconnessi sui quali lei sta lavorando molto, a partire dai diritti e dalle nuove tutele necessarie per i lavoratori.
L’Intelligenza artificiale non è solo una tecnologia: è uno specchio delle nostre scelte organizzative, della qualità delle decisioni pubbliche e della cultura del lavoro che vogliamo promuovere.
Per lavorare con I’lA la PA deve coltivare il proprio capitale umano, investendo su percorsi formativi che rafforzino le competenze trasversali e la capacità di pensare autonomamente.
La transizione digitale sarà efficace solo se passerà attraverso la contrattazione collettiva. È in quella sede che si possono definire i principi e le tutele necessarie per accompagnare l’introduzione dell’IA nella PA, superare modelli organizzativi vetusti e costruire ambienti di lavoro capaci di attrarre giovani e trattenere competenze.
Nel rinnovo dei contratti pubblici 2025-2027 sarà fondamentale inserire, come dicevo, la formazione continua, la riconversione delle professionalità, il superamento degli ordinamenti rigidi, la valorizzazione dei profili tecnici oggi trascurati.
Un processo continuo, interdisciplinare, integrato nei ritmi dell’organizzazione, per cui serve una mappatura sistematica delle competenze e soprattutto una loro certificazione, per valorizzare i talenti nascosti.
Nessuna trasformazione sarà efficace senza affrontare l’interoperabilità tra banche dati, perché la qualità dei dati è il presupposto per qualsiasi applicazione avanzata di IA, e ne è precondizione, unitamente al rafforzamento della digitalizzazione in tutti quei settori ancora fortemente arretrati.
In tale ambito l’introduzione dell’IA nelle PA deve costituire uno strumento di miglioramento nell’efficienza e nella fruibilità dei servizi e delle attività rese e non può costituire, almeno nelle prime fasi, un pericolo e un ostacolo al rafforzamento degli organici, la cui carenza è talmente elevata da non poter essere sostituita dall’introduzione di applicazioni dell’IA.
Infine, appare necessario bilanciare l’innovazione tecnologica con la protezione dei diritti fondamentali, della salute e della sicurezza della persona quando l’IA è utilizzata sui luoghi di lavoro o per il controllo a distanza. Mi riferisco in particolare ai sistemi di monitoraggio della prestazione, l’accesso o l’assegnazione delle persone a programmi d’istruzione e formazione, che possono influenzare i processi decisionali per una progressione nella carriera. Inoltre, i sistemi di IA utilizzati per monitorare le prestazioni o il comportamento dei lavoratori possono ledere la protezione dei dati personali.
Ecco il perché al di là della recente normativa europea e nazionale sui riflessi dell’IA nel mondo del lavoro, anche il nuovo CCNL dovrà sicuramente affrontare queste tematiche garantendo adeguate tutele.
M.P.
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