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GLI ESPERTI RISPONDONO

UNA SPENDING REVIEW PER LE RSU: 20 ANNI DOPO – ALCUNE CONSIDERAZIONI CRITICHE

In principio erano le RSA (Rappresentanze Sindacali Aziendali), di nomina sindacale e di stampo aziendale: un mandato fiduciario ma non rappresentativo; poi seguì, nell’autunno 1998, l’indizione delle Elezioni RSU su base provinciale, subito annullata. Nel dicembre 2000 infine, in concomitanza col varo dell’Autonomia scolastica, e come suo autentico corollario, furono indette le prime Elezioni RSU d’istituto, che si sono ripetute da allora per ben 7 volte, con cadenza triennale e grande impiego di risorse umane e materiali. Sono quindi passati quasi 20 anni dalla loro istituzione e forte è l’esigenza di un loro ripensamento.

Sarebbe, infatti, ora di dire basta a questo periodico stress-test inattendibile e inefficace: una liturgia triennale, che riversa sulle strutture locali una marea di adempimenti astrusi, di moduli cartacei, di intere giornate e serate di lavoro, alla defatigante ricerca di tutti gli attori della rappresentazione. Nelle Elezioni RSU, purtroppo, non si confrontano programmi, ma strutture, non si confrontano idee diverse di scuola, ma capacità di reclutamento. Se ci pensate bene, trovare i candidati è come individuare i TAS e allora tanto varrebbe tornare al vecchio sistema e nominare direttamente alla contrattazione: il riesumato sistema delle RSA darebbe vigore a un sistema di democrazia di base quale quello dei delegati di scuola e ci eviterebbe un sistema farraginoso, che è rappresentativo solo per la quantità del personale coinvolto.

Infine, gli eletti RSU svolgono con fatica e ripetitività il proprio compito e sempre più è difficile individuare nuovi candidati, questo per tutte le sigle sindacali. Tale personale spesso è usurato, sia dentro che fuori la contrattazione d’istituto, in diatribe che nulla hanno a che fare con la didattica ma solo con l’organizzazione e che si trascinano in modo assolutamente analogo da scuola a scuola e che, per converso, vengono risolte in modo assolutamente difforme e sperequativo. Le RSU d’istituto, in realtà, sono troppo “vicine” e condizionabili dal Dirigente Scolastico per poterlo contrastare veramente. Questo non avverrebbe in una commissione provinciale o nazionale di professionisti indipendenti e di addetti ai lavori, la quale sarebbe perequativa per tutte le scuole.

Nell’intento di documentare i costi insensati di questo sistema di contrattazione parcellizzata, sperequativa e inefficiente, abbiamo promosso un Monitoraggio RSU, per cercare di misurare i costi e gli impegni in rapporto al fatturato (il FIS), così come avviene in ognuna delle oltre 8.000 scuole italiane. Dal Monitoraggio effettuato, risultano i seguenti dati medi: impegno orario per ogni contrattazione di istituto circa 72 ore, con mediamente 6 partecipanti e un costo (sociale) complessivo stimabile in quasi il 10 % del FIS da distribuire.  A livello nazionale siamo a un costo presuntivo totale di 48 milioni di euro, che potrebbero utilmente incrementare l’ammontare del FIS.

 

 Stefano Battilana

Responsabile Gilda Nazionale per le RSU e i rapporti con le SOA

 

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