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GLI ESPERTI RISPONDONO

UNA MANOVRA INSUFFICIENTE PER LA TENUTA DEI REDDITI E DELLE PENSIONI, FALCIDIATI DALL’INFLAZIONE A DUE CIFRE, E INIQUA DAL PUNTO DI VISTA FISCALE

Per il mancato rinnovo dei contratti pubblici prevista solamente l’una tantum dell’ 1.5%

 

Dall’esame della Legge di bilancio 2023 emerge da un lato il carattere iniquo delle misure in ambito fiscale con la previsione della flat tax al 15% per i redditi da lavoro autonomo fino a 85.000 euro, mentre lavoratori dipendenti e pensionati sono tassati alla fonte, con aliquote ben più alte, e con la riproposizione dell’ennesimo condono delle cartelle esattoriali, che premia i furbi e penalizza chi le tasse le ha pagate. Così come l’aumento dell’utilizzo del contante è un chiaro segnale nella direzione di chiudere un occhio sulle transazioni in nero e sull’evasione fiscale.

Sul lavoro pubblico vengono congelati i rinnovi contrattuali scaduti a dicembre 2021 e viene prevista solo l’erogazione di una somma una tantum pari all’1,5% di incremento degli stipendi, presumibilmente a titolo di acconto. Tale “mancetta” è del tutto inaccettabile, con un’inflazione annua che solo per il 2022 si attesta al 10%, e che essendo percentualizzata in modo lineare sulla retribuzione complessivamente percepita comporta benefici economici (si fa per dire) più alti per chi guadagna di più. Si passa da circa 75 euro mensili per i dirigenti a poco più di 27 euro medi lordi per il personale delle Aree professionali. E permane l’inaccettabile discriminazione rispetto al lavoro privato sulla tassazione agevolata del salario aziendale, sui fringe benefit e più in generale sul welfare aziendale.

Un indebolimento del potere di acquisto con riflessi non solo sulla vita di milioni di lavoratrici e lavoratori e sulle loro famiglie, ma che avrà anche un effetto recessivo molto forte. Sulla PA continua la logica dei tagli lineari e della spending review con 800 milioni di tagli per le Amministrazioni centrali e mancati nuovi investimenti, mettendo ancora più a rischio gli obiettivi posti a base del PNRR, su cui si registrano già forti ritardi.

Anche sul fronte delle pensioni la manovra appare insufficiente, con una rivalutazione delle pensioni minime molto blanda, la penalizzazione con la mancata o parziale indicizzazione di tutte le altre, anche quelle che invece necessitano di un adeguamento al costo della vita, balzato alle stelle negli ultimi mesi, un depotenziamento di Opzione Donna in versione ristretta con la nuova variabile figli, quota 103 (41 anni di contributi e 62 di età), che riguarderà poco più di 40.000 lavoratori. Misure che stimano un risparmio sulla spesa pensionistica pari a circa 2  miliardi di euro. E con i tempi che corrono risparmiare sulle pensioni è un segnale francamente inaccettabile.

Anche le misure per il lavoro sono insufficienti: si confermano le percentuali di abbattimento del cuneo fiscale varate da Draghi, che però, in una fase di forte ripresa dell’inflazione, incidono relativamente sulla tenuta del potere di acquisto, mentre l’indebolimento del reddito di cittadinanza e la mancata previsione del salario minimo rendono ancora più poveri, e meno tutelati, ampi settori della nostra popolazione. Così come aumenta la precarietà e il lavoro sottopagato con la riproposizione dei famigerati voucher.

Positiva invece la norma che prevede un ampliamento del congedo parentale per i lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, attualmente concesso ad entrambi i genitori alternativamente, fino ai 12 anni di età del figlio. In particolare, si prevede per il 2023 che uno dei mesi di congedo parentale, da fruire entro il sesto anno di vita del bambino, sia indennizzato all’80% della retribuzione imponibile invece che al 30%.

Da tutto quanto sopra esposto emerge una valutazione complessivamente negativa della Legge di Bilancio 2023 che interviene solo parzialmente sul recupero del potere di acquisto di lavoratori e pensionati, innesta elementi di forte iniquità nel campo fiscale con il superamento del principio costituzionale della progressività delle imposte, si caratterizza per un approccio recessivo e non espansivo.

Una manovra che nel corso dell’esame parlamentare ha infatti subito solo alcune lievi  modifiche rispetto a quelle  da noi auspicate e richieste nel corso delle audizioni tenutesi presso le commissioni bilancio di Camera e Senato.

 

Roberto Cefalo

 

 

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