Le trattative del contratto proseguono tra la discussione di pochi articoli alla volta e i continui rinvii, tutto questo non per volontà sindacale, la cadenza delle convocazioni è stabilita dall’Aran. Dopo l’ultimo incontro del 26 Luglio, in cui si è discusso degli articoli riguardanti il personale all’estero, la ripresa degli incontri è prevista agli inizi di settembre, ma non si conosce ancora l’ordine del giorno che quasi sempre, fino ad ora, è arrivato solo un paio di giorni prima degli incontri previsti. Questo, è evidente, non rende facile neanche il nostro lavoro di studio su quanto si andrà a discutere. Le aspettative del mondo della scuola sono alte, ma questa calda estate sembra aver assopito quasi tutto, con un intasamento di pratiche burocratiche mai visto. In poche settimane sono state concentrate assegnazioni provvisorie, 150 preferenze per gli incarichi a tempo determinato e scelta per i ruoli. Un modo forse per distrarre scuola e mondo sindacale dalla tematica contrattuale, dovendo fornire assistenza a migliaia di colleghi. Il vero nodo resta comunque quello delle risorse. La nostra posizione è chiara: valorizzare la professione docente e le professionalità presenti nelle scuole! Tutto questo deve avvenire anche e soprattutto portando i livelli retributivi per lo meno al pari del resto del pubblico impiego. Al momento invece le risorse stanziate sono quelle previste dalla legge di bilancio che prevedono un incremento stipendiale pari al 6%, non si copre in questo modo neanche la metà dell’inflazione reale del triennio 2022/24. C’è inoltre da sottolineare che questo 6% in parte è già stato attributo in busta paga attraverso decreto anticipi e le varie indennità di vacanza contrattuale. Una eventuale firma del contratto, per effetto di quanto detto, vedrebbe pertanto un incremento quasi intangibile delle retribuzioni e certamente non darebbe un reale beneficio economico al mondo della scuola che sta vivendo una perdita del potere d’acquisto dei propri stipendi senza precedenti. La nostra richiesta è chiara, recuperare almeno l’inflazione del triennio, solo così si potrà aprire serenamente la partita contrattuale del triennio successivo, per il quale sembra ci siano già le risorse stanziate, anche queste purtroppo esigue e calibrate sull’inflazione programmata e non su quella reale. Tra i vari obbiettivi che ci poniamo, ottima cosa sarebbe recuperare lo scatto dell’anno 2013, stabilire che carta docente è per tutti o prevedere che quelle risorse vadano in busta paga, possibilmente defiscalizzate e incrementare gli stipendi di tutti attraverso le risorse economiche previste per docenti tutor e orientatori, magari valorizzando figure che lavorano incessantemente e con compiti delicati e incentrati sulla didattica, penso per esempio alla figura del coordinatore di classe che è mal pagato dal FIS e non ha dei compiti certi.
La valorizzazione delle professionalità presenti nel mondo della scuola deve avvenire anche con la sburocratizzazione e con il riportare al centro dell’attività scolastica la didattica. Tante energie vengono disperse per attività burocratiche inutili, ma anche tante ore di lezione non vengono svolte, sostituite da attività la cui efficacia didattica è discutibile. Questo deve essere chiaro in tutte le norme contrattuali, l’insegnante deve dedicare la gran parte del suo tempo alla didattica, ma anche il personale ATA, in particolare quello di segreteria non deve essere oberato da compiti che un tempo erano dagli ex provveditorati o sostituirsi ad attività che dovrebbe svolgere l’Inps. Attraverso il prossimo contratto continueremo inoltre a lottare per parificare i diritti tra docenti di ruolo e non di ruolo, per prevedere i buoni pasto, quando si resta a scuola per impegni pomeridiani, e soprattutto chiederemo di avere norme chiare in merito a permessi e ferie.
Il prossimo contratto deve anche garantire la trasparenza dei compensi provenienti da vari fondi che giungono alle scuole, non si può parlare di privacy quando si utilizzano risorse pubbliche. Diciamo inoltre no a qualsiasi forma di middle management che andrebbe a dare ulteriore potere ai dirigenti scolastici e che sembra poco utile alla didattica. Rischieremmo una gerarchizzazione della scuola con il rischio di acuire fenomeni già diffusi di mobbing orizzontale. Sembra semplicemente che lo spingere sulla creazione di figure intermedie sia un alibi per nascondere la mancanza di risorse per gli stipendi degli insegnanti, pagando adeguatamente solo alcuni e non tutti. La nostra richiesta invece resta quella di avere stipendi pari al resto del pubblico impiego e adeguati al ruolo fondamentale che la scuola ha.
Carlo Castellana
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