Il Nursind lancia l’allarme: gli stipendi degli infermieri sono in caduta libera. Secondo un’analisi del Centro Studi del sindacato, dal 1990 a oggi il personale sanitario ha perso fino a 16mila euro a parità di carriera.
“Da 35 anni assistiamo a una costante erosione salariale – dichiarano Andrea Bottega, segretario nazionale, e Girolamo Zanella, consulente economico –. Non stupisce la carenza cronica di personale. Ma il vero rischio è l’impoverimento del Servizio sanitario nazionale.”
Lo studio denuncia scelte politiche e contrattuali penalizzanti: l’evoluzione da livelli a categorie fino alle “aree” ha appiattito le retribuzioni, penalizzando merito e qualifiche. Nel 1990 il divario tra il livello più basso e il più alto era del 70%, oggi è solo del 26%.
Risultato? Un infermiere neoassunto guadagna fino a 10mila euro in meno di quanto dovrebbe. Chi ha 40 anni di servizio arriva a perdere oltre 16mila euro.
Anche in termini reali si guadagna meno: un ex livello 6 oggi perde circa 2.500 euro l’anno rispetto al 1990; la cifra sale a 8.500 euro per chi ha 40 anni di carriera. Peggio se si contano anche le voci accessorie.
Straordinari e indennità in picchiata
Il passaggio dal plus orario al fondo produttività ha causato forti perdite: oltre 1.500 euro annui per un neoassunto e oltre 6.200 euro per un senior (tabella 6). L’indennità giornaliera per il triplo turno è scesa di 4,74 euro, quella per i reparti infettivi di 6,35 euro al giorno.
Bottega: “Serve una svolta”
“Non si può restare a guardare – afferma Bottega –. Serve una svolta per fermare l’emorragia di professionisti e rendere attrattiva la professione.”
La proposta del Nursind: attuare finalmente l’area dell’elevata qualificazione e istituire un fondo contrattuale dedicato a chi ha alte competenze. “Valorizzare merito e formazione è l’unica via per salvare la professione e il SSN.”
Maria Luisa Asta
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