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GLI ESPERTI RISPONDONO

Ddl aggressioni operatori sanitari. NurSind insoddisfatto per le modifiche approvate alla Camera

E’ stato approvato alla Camera in via definitiva il ddl sulle disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni, con 427 sì, nessun no e 3 astenuti. Il testo licenziato alla Camera è stato ampiamente modificato: completamente soppresso l’articolo 7, con il quale si prevedeva l’obbligo per le aziende sanitarie, per le pubbliche amministrazioni e per le strutture e servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici, privati o del privato sociale, di costituirsi parte civile nei processi di aggressione nei confronti dei propri esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni.

Sulla questione è intervenuto NurSind che ha manifestato la propria contrarietà:

Non vogliamo essere disfattisti – osserva Andrea Bottega – ma la legge su questo rimane incompleta. Prevedere l’obbligo della procedura d’ufficio da parte delle aziende sanitarie nei processi che coinvolgono operatori sanitari vittime d’aggressione, conclusione cui era giunto giustamente il lavoro delle Commissioni, avrebbe rappresentato un passo avanti importante. Spiace molto quindi dover prendere atto di questo grave ripensamento dell’Aula”.  “L’amara conclusione è che gli infermieri devono difendersi da soli – attacca il Segretario Nazionale -. Lo Stato non difende i suoi dipendenti”.

Rimane la soddisfazione per le novità riguardanti l’Osservatorio sulla sicurezza, istituito dalla legge, che è stato “finalmente allargato anche ai rappresentanti delle categorie sindacali”. “Si tratta di una richiesta che avevamo avanzato con forza, ma non certo per manie di protagonismo – continua il sindacalista Era semplicemente assurdo pensare di intervenire su una problematica che interessa i lavoratori in assenza di chi istituzionalmente è titolato a rappresentarli. Su tale aspetto, dunque, hanno prevalso la logica e il buon senso. Troppo poco, però, per dirci soddisfatti”.

Marialuisa Asta

 

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