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15 Dicembre 2025

GLI ESPERTI RISPONDONO

Zangrillo (Pa): «Così valorizzeremo i dipendenti pubblici anche senza concorso. Sul tavolo 20 miliardi»

Il ministro per la Pubblica amministrazione tende la mano a Landini (Cgil): «Discutiamo e chiudiamo i contratti, le risorse ora ci sono. No a posizioni ideologiche sui contratti pubblici»

C’è un disegno di legge sul merito, «per valorizzare le persone» ma anche «per rendere la Pubblica amministrazione più attrattiva» e «offrire un servizio migliore». Ma ci sono anche 20 miliardi di euro per i prossimi rinnovi contrattuali e «due sindacati che si ostinano a non voler firmare con il rischio di perdere quelle risorse». E ci sono 3 milioni e 200 mila dipendenti pubblici, «di cui spesso si parla male, quando nelle amministrazioni abbiamo dei bravissimi professionisti».

Ministro Zangrillo, il suo disegno di legge sul merito appena approvato dal Consiglio dei ministri servirà a migliorare il lavoro dei dipendenti pubblici e quindi l’offerta ai cittadini?

 

«Il processo di modernizzazione della Pa che ho iniziato quando sono arrivato nel 2022 passa anche per la valorizzazione di chi nella Pa lavora: bisogna pensare alla gestione delle persone e a dare loro la possibilità di crescere professionalmente. Finora nella Pa il merito è stato uno sconosciuto. Basti pensare che nelle valutazioni annuali, il 98% dei dirigenti risulta eccellente, questo in base alla logica degli aumenti a pioggia, cioè del dare qualcosa a tutti. Con il ddl merito voglio cambiare questo approccio».

In che modo?

«Per il personale delle amministrazioni ci sarà un processo di assegnazione degli obiettivi e di valutazione della performance e per la prima volta non verranno valutati solo gli obiettivi di mestiere raggiunti ma anche il comportamento nell’organizzazione, il lavoro di squadra, le capacità di leadership».

Varrà per tutti?

«Sì, dipendenti, dirigenti, direttori generali: ma si alza l’asticella, le eccellenze potranno essere massimo il 30%, è un modo per incentivare i valutatori ad assegnare punteggi alti solo ai migliori».

Nel ddl arriva la possibilità di fare carriera anche senza concorso, come è possibile?

«Diamo la possibilità di diventare dirigenti anche a quei bravi funzionari che però per motivi vari un concorso non lo farebbero mai. Potranno avere avanzamenti di carriera su proposta del loro diretto superiore che valuterà perfomance e obiettivi raggiunti».

Non si rischiano scelte parziali?

«È previsto un percorso che garantisce altrettanta imparzialità del concorso: verrà considerato il lavoro svolto negli ultimi 5 anni esaminato da una commissione di 7 membri con 5 dirigenti di altre amministrazioni e 2 head hunter indipendenti. Il candidato sosterrà una prova e dopo la commissione darà il via libera all’immissione in ruolo da dirigente. Il lavoratore promosso avrà incarico e retribuzione da dirigente per massimo 4 anni durante i quali verrà valutato-: solo dopo potrà diventare dirigente a tutti gli effetti. Io voglio lavorare sulla cultura della valorizzazione delle persone, ma anche responsabilizzare i dirigenti».

Tra le misure proposte per il rinnovo dei contratti ci sono anche settimana lavorativa di 4 giorni e lavoro agile senza limiti. Non teme il parallelo “dipendenti pubblici uguale fannulloni”?

«Questa narrazione non rende giustizia alla realtà della Pa; su 3,2 milioni di dipendenti pubblici i furbetti del cartellino sono un’esigua minoranza. Digitalizzazione, formazione e valorizzazione delle carriere stanno migliorando la Pa».

A proposito di contratti, mercoledì all’Aran c’è stata un’altra fumata nera sui rinnovi per i dipendenti degli enti locali, dopo il no di Cgil e Uil. Che succede?

«In due leggi di Bilancio il governo ha messo 20 miliardi di euro per i rinnovi 2022-2024, 2025-2027. Per la prossima ne sono previsti altri 10 per il 2028-2030. Mai sono state stanziate così tante risorse tutte insieme. L’obiettivo è quello di avere a disposizione risorse adeguate per garantire continuità».

Ma per Cgil e Uil sono «totalmente insufficienti» e annunciano la mobilitazione.

«Io credo che questa sia una posizione politica. Mi sembra che non si voglia firmare il rinnovo perché c’è un governo di centrodestra. Nel 2016, Cgil e Uil dissero sì ad un contratto che dava aumenti del 3-4% con l’inflazione al 12%. Ma c’era un governo di centrosinistra. Oggi stanno dicendo no ad aumenti medi del 6-7%. Non solo: con l’approvazione immediata dei rinnovi 2022-2024, potremmo aprire subito la negoziazione per il 2025-2027 che prevede ulteriori aumenti del 7%. Ma queste risorse non ci saranno per sempre».

Le risorse sono a rischio?

«Non vorrei che ad un certo punto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti decidesse di usarle in altro modo. Bisogna fare presto».

Vuole mandare un messaggio al leader Cgil Maurizio Landini?

«Noi siamo pronti a discutere. Abbiamo già riconvocato i sindacati per il 30 luglio. Chiudiamo subito questo contratto. Un contratto con il sì di tutti, anche di Cgil e Uil, è più forte ed ha più valore».

di Claudia Voltattorni
CORRIERE.IT
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