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GLI ESPERTI RISPONDONO

Tre concorsi in tre anni, lauree, abilitazione ma una cattedra da 600 euro al mese. Un precario: “Insegnare ormai è un lusso”

Tre concorsi in tre anni, due lauree in Scienze motorie e un master, quattro anni di insegnamento: questo è il bagaglio che si porta dietro un 33enne pugliese Quest’anno è riuscito a ottenere un incarico annuale da sei ore a settimana, guadagna 600 euro al mese e si sente come un “adulto in cameretta”.

Il docente ha raccontato la sua storia ai microfoni de La Repubblica: “Ho ricevuto molte proposte, alcune anche da licei prestigiosi, ma vi erano problemi di compatibilità: queste ore in più di lavoro erano collocate negli stessi giorni e agli stessi orari di quelle che già facevo oppure a ridosso delle stesse. È stato come se il sistema mi avesse detto: ‘Tu puoi guadagnare soltanto questo’”.

“Il Pnrr 1 l’avevo superato anche con il massimo dei voti all’orale e un ottimo punteggio allo scritto. Ma non è bastato. E un’abilitazione all’insegnamento che ho dovuto pagare da me, quasi mezzo anno di stipendio. Ho anche diversi anni di insegnamento alle spalle. Ma ormai insegnare è diventato un lusso per pochi”, ha aggiunto con amarezza.

Per il giovane è impossibile fare progetti: “Se non avessi i miei genitori che mi fanno trovare un piatto a tavola, non riuscirei a mettere da parte nulla. Non ho neanche ritenuto di aprire un conto in banca, perché non saprei che cosa depositarvi. Non riesco a fare mezzo progetto, considerare l’idea di accendere un mutuo, andare a vivere da solo. Per fortuna non ho bocche da sfamare, ma non riesco neppure a pensare di costruire una famiglia. È come se la mia adolescenza si fosse estesa fino a qui”

“Tutto quello che ho fatto l’ho fatto perché volevo insegnare. Altrimenti non avrei studiato per tutto questo tempo. Dopo tutti questi sforzi vorrei soltanto che mi venisse data la possibilità di fare quel che amo. Mi chiedo se l’anno prossimo riuscirò ad avere un incarico. È sempre un terno al lotto, per me e per altre migliaia di docenti che vivono le stesse cose”, ha concluso.

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