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4 marzo 2026

GLI ESPERTI RISPONDONO

Tentazione estero, gli infermieri italiani piacciono a tutti. Tranne al nostro Ssn

L’ultimo caso è quello del Canada che offre condizioni lavorative molto allettanti. Ma prima ci sono stati i Paesi del Golfo, oltre alla solita emorragia verso Svizzera, Germania o Francia. Intanto il Bel Paese non riesce ad attrarre nemmeno gli indiani. Ecco i numeri di una débacle

Non è un Paese per infermieri. L’Italia porta avanti con fatica un tentativo di rilancio del reclutamento di professionisti della salute, ma l’emorragia continua e il saldo tra entrate dall’estero e uscite verso altre nazioni appare negativo, mentre le istituzioni falliscono per il momento la sfida dell’attrattività nei confronti dei più giovani.

L’ultimo caso che fa discutere è quello delle sirene professionali che cantano addirittura dal lontano CanadaL’Institut français Italia ha pubblicato un bando per reclutare personale sanitario da destinare alla città di Montréal: gli stipendi offerti arrivano fino a 5mila euro al mese, quasi il triplo di quelli italiani, in più vengono riconosciute le qualificazioni in ottica di carriera, il trasferimento è pagato e si offrono servizi di supporto sulle pratiche per l’immigrazione e sulla formazione linguistica. Un requisito fondamentale, infatti, è avere un francese intermedio, oltre a un anno di esperienza.

Nursind Sanità ha guardato nel dettaglio gli annunci di lavoro del Québec, la provincia canadese di cui Montreal è la città più popolosa. Il Recrutement santé Québec (Rsq) chiede ai candidati “gestione delle priorità, leadership infermieristica, rigore, capacità analitiche, lavoro di squadra”, ma offre stipendi orari dai 17 ai 33 euro in dollari canadesi, a seconda delle figure (infermiere ordinario e infermiere clinico) e dell’esperienza. Dunque, parliamo di cifre che possono sfiorare i 4mila euro al mese su 30 ore settimanali, ma arrivano appunto a 5mila euro al mese per turnazioni da 37,5 ore a settimana. È questo infatti il range di impegno lavorativo richiesto dall’offerta. In più, il bando specifica esplicitamente che la posizione è sindacalizzata.

Si tratta di proposte allettanti per gli infermieri italiani, benché il Canada sia più lontano delle solite mete europee che vanno dalla Svizzera, anche grazie all’ampio fenomeno dei frontalieri, alla Germania, dalla Francia al Benelux, fino al Regno Unito. Qualche tempo fa ha fatto discutere il caso degli oltre 500 sanitari italiani (tra cui circa 200 infermieri) attratti addirittura dalle offerte provenienti dalle monarchie del Golfo, con stipendi fino a 20mila euro al mese. Nel frattempo la Penisola vede una carenza di professionisti che le stime più ricorrenti calcolano in almeno 65mila unità, seppure l’Ocse certifichi che ne servirebbero 130mila in più per raggiungere la media Ue e 195mila per allinearsi alla media dei Paesi avanzati. E le iscrizioni ai corsi di laurea sono ormai meno dei posti disponibili (circa 19mila candidati per oltre 20mila caselle nel 2025-2026), con una carenza in prospettiva più drammatica al Nord che al Sud, anche in relazione al costo della vita nelle regioni settentrionali, ormai proibitivo per i magri stipendi della professione.

Dunque prosegue l’esodo di massa, mentre dall’altra parte fanno sostanzialmente cilecca i tentativi da parte del ministero della Salute di attrarre infermieri da nazioni in via di sviluppo, India in testa. Le fughe dal Ssn hanno iniziato a intensificarsi a partire dal 2012, ma il fenomeno prende avvio molto prima. Si calcola che dal 2000 al 2022 circa 180mila operatori della salute abbiano lasciato lo Stivale, tra cui circa 50mila infermieri (6mila solo nel 2025 secondo l’Amsi, l’Associazione medici stranieri in Italia). Intanto, da almeno due anni il ministro Orazio Schillaci tenta di portare nella sanità italiana 10mila professionisti indiani per far fronte alla carenza, ma i poveri stipendi italiani (circa 1.600 euro al mese) non attraggono abbastanza, nonostante siano circa cinque volte maggiori di quelli pagati nel gigante asiatico. Dunque, l’Italia non risulta essere una meta ambita, se non, a volte, come stazione di transito verso le migliori posizioni lavorative offerte da altri Paesi europei.

Va detto che le deroghe normative, introdotte a partire dai tempi del Covid (decreto ‘Cura Italia’ di marzo 2020) – con la verifica, il riconoscimento dei titoli e il vincolo dell’iscrizione all’ordine soltanto ex post – hanno incentivato l’arrivo di circa 19mila infermieri stranieri fino alla fine del 2025. Poi è scoppiata la guerra in Ucraina e all’inizio del 2022 un decreto ad hoc, con una nuova deroga sulla valutazione delle qualifiche, ha fatto giungere oltre 3.200 professionisti in cinque anni dal territorio sotto attacco russo. Secondo Fnopi e Amsi, gli stranieri regolarmente iscritti all’albo sono 45mila su 461 mila. Le provenienze più rappresentate sono Romania (circa la metà del totale), poi Albania, appunto India, Polonia, Perù, la stessa Ucraina e la Moldavia. Sembra però che almeno altri 15mila siano ‘fantasma’, ossia fuori da ogni riconoscimento istituzionale. In ogni caso, gli arrivi in deroga non riescono a compensare le uscite (e i pensionamenti). Molti sistemi sanitari nazionali cercano disperatamente forza lavoro in Argentina, a Cuba, Indonesia o Perù e l’Italia non è certo tra le mete più competitive. Si segnala ad esempio qualche centinaio di infermieri uzbeki e brasiliani tra Lombardia e Piemonte, ma poca cosa.

Si tratta insomma, almeno finora, di palliativi che non risolvono in modo strutturale il problema, mentre resta il vulnus della mancata valorizzazione delle crescenti competenze e professionalità italiane, con l’incognita aggiuntiva della collocazione nel sistema delle nuove lauree ad indirizzo clinico. Di conseguenza, si aggravano le difficoltà di reclutamento interno. Peraltro, i giovani laureati sono oggi più inclini a trasferirsi all’estero per una esperienza lavorativa, magari con l’idea di tornare indietro dopo qualche anno. Alla fine, molti di questi non tornano più e il nostro Ssn continua a perdere risorse preziose, che abbiamo formato a beneficio di altri sistemi e altre popolazioni.

Di Ulisse Spinnato Vega

FONTE: NURSIND SANITA’
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