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anno II numero 1 - gennaio / febbraio / marzo 2019

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GLI ESPERTI RISPONDONO

Problemi in arrivo nelle scuole: Indicazioni nazionali, valutazione della persona e non delle conoscenze, comprensivi che si svuotano, welfare “a domanda”

Ci rendiamo perfettamente conto di non essere molto simpatici, perché, alla fin fine, ribattiamo spesso su tasti di cui il personale della scuola, e i docenti in particolare, hanno poco desiderio di sentirne il suono.
Ma, purtroppo, noi abbiamo anche l’ingrato compito di descrivere ciò che ci tocca osservare.
Incominciamo con il tema del giorno: come verranno modificati i “programmi” del II ciclo?  Dante si studierà solo in due anni e non più in tre? Le vicende di Renzo e Lucia saranno posticipate al questo anno quando le ragazze e i ragazzi saranno più consapevoli?
All’esame di maturità gli studenti saranno valutati davvero per quanto “valgono” come persone più che per quello che dimostreranno di sapere sulla cause delle alte maree o sui rapporti fra fascismo e futurismo?

Non lo sappiamo davvero ma se dobbiamo prestar fede ai ricordi di un passato non troppo lontano, abbiamo il dubbio che a conti fatti cambierà poco, anzi pochissimo  rispetto ad oggi anche perché perchè stiamo parlando di modifiche che richiedono non solo un modo diverso di valutare gli studenti ma anche un modo diverso di insegnare.
Senza trascurare il fatto che avremmo bisogno di un modello organizzativo completamente diverso rispetto a quello attuale: per esempio, perché oggi uno studente del secondo anno di un tecnico deve ripetere l’anno perché è “indietro” in italiano, storia e inglese ma se la cava bene in tutto il resto?
Non si potrebbe semplicemente “promuoverlo” in terza e farlo recuperare nelle materie in cui ha difficoltà?
Qualche anno fa se ne era parlato, ma poi tutto è rimasto fermo perché una operazione del genere richiederebbe una gestione più flessibile (oseremmo dire più intelligente) degli organici, ma questo, ad oggi, appare impossibile.

E veniamo al problema dei problemi: In un’area dove la popolazione diminuisce perché si devono chiudere classi e scuole senza tentare prima qualche altra strada?
Non si può pensare a istituti comprensivi con organici “intercambiabili”?
Cioè con insegnanti di primaria che possano svolgere attività didattiche nelle secondarie (attività di sostegno per esempio) e insegnanti di secondaria che possano svolgere qualche attività “specialistica” con i più piccoli?
Per la verità una idea del genere sta già scritta nella legge 107 di 10 anni fa ma la “damnatio memoriae” nei confronti della cosiddetta “Buona scuola” impedisce di parlarne concretamente.
Il risultato concreto di tutto questo sarà che, il decremento demografico che non è un più una ipotesi, ma una realtà concreta in molte aree renderà di fatto impossibile qualsiasi soluzione ragionevole.

D’altronde che a questi temi il centro destra non stia pensando dovrebbe allarmare parecchio gli stessi sindacati.
Storicamente, il centro destra ha sempre visto d buon occhio una riduzione lineare della spesa pubblica nella scuola (Tremonti docet) in modo da limitare al minimo indispensabile lo scontro sociale con la scuola garantendo però risparmi importanti per aumentare la spesa nel settore privato o in quello che oggi è di fatto un “welfare” finanziato in parte dallo Stato e in parte dai soggetti che ne fruiscono.

Di Reginaldo Palermo

FONTE: TECNICA DELLA SCUOLA
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