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GLI ESPERTI RISPONDONO

Prestazioni sanitarie, “Valorizziamo gli infermieri pr ridurre le liste d’attesa”

In audizione alla Camera il Nursind chiede una modifica alle legge 42 sulle professioni. Poi avverte: “Rischio paralisi del sistema se si torna indietro sull’art. 1 dell ddl”. Anaao dice no a “forme aticpiche di reclutamento del personale”. Asse Aiop-Conferenza Regioni su allentamento limite massimo di richieste di prestazioni alle strutture private

È proseguito oggi il ciclo di audizioni in commissione Affari sociali alla Camera sul ddl prestazioni sanitarie che ha già ricevuto il disco verde di Palazzo Madama. Tra gli auditi i medici di Anaao- Assomed e gli infermieri del Nursind.

IL NO DEI MEDICI AI CONTRATTI CO.CO.CO
I primi hanno puntato innanzitutto alla “cancellazione della norma che consente forme ‘atipiche’ di reclutamento del personale che preludono alla nascita di un nuovo precariato attraverso contratti di tipo co.co.co.”, ma anche all’abolizione dei 5 anni di anzianità per le progressioni di carriera per gli incarichi di tipo professionale. Tra le altre richieste avanzate: la riduzione della burocrazia nei concorsi e la revisione dello scudo penale che va reso strutturale. La categoria inoltre ha chiesto a gran voce che la “Raccomandazione numero 8 del ministero della Salute per prevenire gli atti di violenza contro gli operatori sanitari venga trasformata in legge”. Infine, nel mirino del sindacato i finanziamenti alla sanità privata accreditata che ammontano a 116,5 milioni di euro grazie alle leggi finanziarie degli ultimi 2 anni. Senza mettere in discussione che il privato accreditato è parte importante del Ssn, l’Anaao ha ribadito che il sistema di accreditamento risponde a una normativa vecchia, superata non verificata e che merita una riforma nuova.

IL NO DEGLI INFERMIERI A QUALSIASI MARCIA INDIETRO SULL’ARTICOLO 1 DEL DDL
Il Nursind, con il segretario nazionale Andrea Bottega, ha invece per prima cosa ribadito quanto ottenuto nel passaggio al Senato con la modifica dell’articolo 1 comma 1 del provvedimento (che nella versione originaria dell’articolato affidava al medico in maniera esclusiva diagnosi, prognosi e  terapia, ndr) e chiesto che “non si torni per nessuna ragione indietro”: “Abbiamo evitato una paralisi del sistema sanitario nazionale. Pertanto – ha sottolineato Bottega – è opportuno, nel corso dell’esame in seconda lettura alla Camera, scongiurare qualsiasi tentativo di ripristinare il testo originale o qualsiasi ulteriore modifica che vada nella direzione di affidare unicamente al medico l’esclusività della diagnosi, della prognosi e della terapia”.

IL NURSIND E QUELLA MODIFICA ALLA LEGGE SULLE PROFESSIONI CHE VALORIZZA GLI INFERMIERI E RIDUCE LE LISTE D’ATTESA
Anche il Nursind però ha avanzato le sue proposte. La principale richiesta rivolta alla commissione Affari sociali di Montecitorio ha riguardato una modifica alla legge sulle professioni sanitarie (la 42 del 1999) “che consentirebbe di valorizzare il lavoro degli infermieri, ma anche di offrire soluzioni organizzative efficaci per ridurre le liste d’attesa, liberando  tempo al medico per le prime visite”. Secondo Bottega, infine, l’articolo 20 contentente ‘Misure in materia di approvazione dei bilanci degli ordini professionali’, “va abrogato. Non solo è fuori focus rispetto al tema del provvedimento, ma rischia anche – lasciando in capo agli ordini, senza consultare gli iscritti, le decisioni su tassa annuale da versare e approvazione del bilancio- di allontanare sempre più la base dagli organi di rappresentanza”, ha avvetito.

PIÙ PRESTAZIONI DAI PRIVATI: L’ASSE AIOP-CONFERENZA REGIONI

Mentre la Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), rappresentata dal presidente Giovanni Migliore, ha posto l’accento sulla “necessità di governare l’offerta e la domanda attraverso la verifica dell’appropriatezza della prescrizione“, ricordando a tal proposito come “oltre il 40% prescrizioni siano gravate da inappropriatezza (per l’esattezza il 43% di inappropriatezza nelle prescrizioni di diagnostica per immagini, gestibile con l’IA)”, in Commissione è emerso poi un comune sentire tra l’Aiop (Associazione italiana delle aziende sanitarie ospedaliere e territoriali e delle aziende socio-sanitarie residenziali e territoriali di diritto privato), rappresentata dal presidente Gabriele Pelissero, e la Conferenza delle Regioni, rappresentata dall’assessore alle politiche per la Salute dell’Emilia Romagna Massimo Fabi. La convergenza riguarda, naturalmente, l’apporto del privato convenzionato allo snellimento delle liste d’attesa. “Il contributo della componente di diritto privato può essere determinante sia per i volumi che già eroga – 2 milioni di ricoveri all’anno e quasi 300 milioni di prestazioni ambulatoriali, pari a circa il 36% di tutte le prestazioni a valenza territoriale erogate dal Ssn – e sia nelle potenzialità”, ha evidenziato Pelissero, ponendo l’accento proprio sulla rete di strutture “al momento non completamente utilizzata a causa dei limiti della normativa vigente”.  Ecco perché ha spiegato di condividere “la richiesta di regioni e province autonome di acquisire maggiori erogazioni di prestazioni in deroga articolo all’articolo 15 del decreto legge 95 del 2012”.

IL VINCOLO ALLE PRESTAZIONI E LA MANOVRA 2024
Quest’articolo, come ha detto Aiop, “ha posto in capo alle regioni un vincolo, un limite massimo di richieste di prestazioni alle nostre strutture”, un tetto “incrementato di valore nella legge di bilancio 2024” ma che non ha raggiunto un livello ancora soddisfacente”. Sulla stessa lunghezza d’onda il coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni Fabi che ha messo in fila nove proposte emendative sulle prestazioni sanitarie e tra queste l’ottava riguarda proprio “il concorso delle strutture private accreditate allo snellimento delle liste d’attesa”: l’emendamento in sostanza mira a consentire “alle regioni di acquisire maggiori prestazioni dai privati accreditati, fermo restano – ha detto Fabi – l’equilibrio economico finanziario del sevizio sanitario regionale”.

I POTERI SOSTITUTIVI E LA STOCCATA AL GOVERNO
Tra le altre richieste quella di “introdurre e validare misure sull’appropriatezza delle prestazioni”, mentre sul fronte del personale la proposta avanzata dalle regioni riguarda  l’autorizzazione per le aziende sanitarie a conferire incarichi libero professionali ai medici per un massimo di 10 ore alla settimana. Più scivoloso il tema dei poteri sostitutivi su cui “sappiamo che il dibattito è serrato e costruttivo e noi confidiamo si arrivi a una soluzione di sistema”, è stata la stoccata del coordinatore della commissione Salute delle Regioni. Non la sola all’indirizzo dell’esecutivo. Fabi ha infatti lamentato il fatto che sul ddl prestazioni sanitarie “il coinvolgimento nella fase istruttoria non sia stato come avremmo voluto”. E poi ancora ha avvertito: “C’è la necessità di armonizzare norme e linee guida che oggi insistono sul governo delle liste d’attesa per evitare ridondanze nel sistema di adempimenti burocratici e per superare una strategia emergenziale”.

FONTE: NURSIND SANITA’
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