Lo scoglio di Fisica, male anche Chimica e Biologia. Settimana prossima il secondo appello, il 23 dicembre il verdetto definitivo. Chi non passa è fuori e non può iscriversi neanche a Biotecnologie o a Farmacia
Sarà un’antivigilia di Natale triste per migliaia di giovani aspiranti medici. I risultati del secondo e ultimo appello del test di Medicina arriveranno il 23 dicembre: chi non prende almeno 18 in tutte e tre le prove (Biologia, Chimica e Fisica) è fuori. E, per la stessa ragione, non potrà ripiegare nemmeno in uno dei corsi «affini» (da Biotecnologie a Farmacia) che aveva indicato come seconda scelta. Per questi ragazzi i primi tre mesi di università saranno stati completamente buttati. Addio al sogno di Medicina, a meno di non aspettare un anno intero e riprovarci.
E dire che a marzo, quando la riforma Bernini era stata approvata, diversi esponenti del governo avevano festeggiato la presunta fine del numero chiuso. Invece il numero chiuso è rimasto e, nonostante i posti siano aumentati (poco meno di ventimila), l’asticella per entrare sembra essersi alzata. Il primo appello del 20 novembre è stato una débâcle: non più del 15 per cento dei candidati ha superato tutte le prove. Gli altri se la giocheranno il 10 dicembre, sperando che venti giorni bastino a raggiungere almeno la sufficienza. Se non sarà così, c’è il rischio che non ci siano abbastanza candidati per riempire i posti disponibili.
Lo scoglio del primo appello è stato Fisica: i promossi oscillano tra il 9 e il 17 per cento a seconda degli atenei. Ma anche per Chimica e Biologia l’esito è stato inferiore alle aspettative (70 per cento di bocciati).
Che cosa non ha funzionato nel nuovo sistema d’accesso voluto dalla ministra Anna Maria Bernini per sostituire le prove a quiz fatte a cavallo della Maturità? Secondo Cristina Tassorelli, presidente della Facoltà di Medicina a Pavia, «forse i ragazzi non hanno avuto abbastanza tempo per metabolizzare tutte le informazioni. Si chiama semestre filtro ma dura poco più di due mesi. Prima della riforma le lezioni finivano a dicembre. Poi fra gennaio e febbraio c’erano gli esami». E se non passavi Fisica al primo tentativo, c’era il secondo semestre. Francesca Ballarini, che insegna Fisica a Pavia, è sconcertata: «Non si possono sostenere nello stesso giorno tre esami così impegnativi. E poi il tempo a disposizione era poco: per Fisica c’erano degli esercizi che implicavano passaggi matematici».
I set di quesiti da cui il centro interuniversitario Cineca sorteggerà le 93 domande del test del 10 (31 per ogni materia) sono già stati consegnati dagli esperti scelti dal ministero. Giuseppe Arcovito, 88 anni, professore di Fisica medica alla Cattolica di Roma ora in pensione, è uno dei quattro docenti che quest’estate hanno preparato i quesiti di Fisica: «Il tallone d’Achille erano le domande a completamento. Un’insensatezza, pensata da incompetenti. In un quesito che ho preparato io si chiedeva perché un pendolo si ferma se è in aria. La risposta è: perché ci sono delle forze… La parola mancante è “dissipative” o “resistenti”, ma lo stesso concetto si può esprimere anche con “d’attrito”. Peccato che quest’ultima possibilità non fosse contemplata dal regolamento che chiedeva una sola parola».
Marcello Ciaccio, presidente della Scuola di Medicina di Palermo, difende l’operato degli atenei: «Il tasso omogeneo di bocciature indica che non c’entrano le scelte didattiche fatte dalle singole università». Ma il vero cruccio ora per gli studenti è un altro: chi è passato con un punteggio basso deve accettare il voto, anche se così rischia di scendere in graduatoria e di finire in un’università lontana da casa? O gli conviene riprovarci, col rischio di andare anche peggio, se non di essere addirittura bocciato? Chi rifiuta il voto rinuncia automaticamente al punteggio ottenuto. Gli studenti dell’Udu stanno preparando una diffida al ministero per chiedere che, per la graduatoria nazionale, si possa usare il voto migliore ottenuto nelle due prove, come si faceva prima. Mentre sulle chat gli studenti si confrontano con gli avvocati per preparare ricorsi, sia sui quesiti che sulle modalità di svolgimento delle prove.
di Gianna Fregonara e Orsola Riva





