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GLI ESPERTI RISPONDONO

Intervista al virologo Pregliasco: “Se la diffusione del virus non sarà elevata, inutile insistere con una campagna di rivaccinazione generale. Si potrà magari procedere con la strategia che già si segue per l’influenza”

Il 90 per cento della popolazione immunizzata è l’ultima asticella posta dagli esperti, in primis dal commissario all’Emergenza Francesco Figliuolo, anche per valutare un alleggerimento del green pass. Ma è un obiettivo alla portata oppure alla fine l’introduzione di un obbligo vaccinale sarà la strada obbligata? Nursind Sanità ne ha parlato con il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università statale di Milano e presidente Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze). L’esperto, membro del Cts Lombardia, tende ad escludere l’obbligo: “Per ora non lo vedo. Prima bisogna insistere col green pass e soprattutto valutare quello che succede durante i prossimi mesi. Il vero discrimine sarà l’inverno che ci attende”. Un discorso che vale anche riguardo l’ipotesi di estensione della terza dose: “Ancora una volta il periodo che abbiamo davanti sarà determinante per valutare come procedere. A mio avviso, se la diffusione del virus non sarà elevata, è inutile insistere con una campagna di rivaccinazione generale, ma magari si potrà procedere con la strategia che già si segue per l’influenza, con l’esigenza di rinnovare il vaccino per i soggetti fragili”.

Professore, posto che l’immunità di gregge non si potrà raggiungere, l’ultimo miglio (il 90 per cento della popolazione vaccinata) è comunque faticoso da coprire. Mancano all’appello 1,3 milioni di persone nella fascia 50-59 anni e oltre 800mila tra 60-69enni.
Siamo a buon punto e meglio di altri Paesi. Non si riuscirà ad arrivare all’immunità di gregge anche perché ad oggi non si vaccinano gli under 12. Forse ci sarà un’estensione della vaccinazione per queste fasce d’età, ma non è detto che sarà accolta con grande entusiasmo. Intanto, adesso l’esigenza è proteggere anziani e fragili perché dobbiamo immaginare questo inverno come l’ultima battaglia importante da vincere.

Dopo sarà tutto in discesa?
Dobbiamo immaginare l’andamento epidemiologico come l’effetto delle onde provocate da un sasso nello stagno. Delle ondulazioni ci saranno. Ora un peggioramento è possibile anche perché si riapre, stiamo tornando in presenza a scuola come al lavoro e poi ci sono gli sbalzi termici dell’inverno, con un ritorno dell’influenza da mettere in conto. Nel contempo, anche se non è così immediato, ci saranno nuovi farmaci che potranno darci un’altra risposta per limitare i danni. Detto questo, se l’effetto prodotto dalla stagione invernale sarà un’ondina, secondo me potrà resistere la rivaccinazione che già adesso via via c’è dai 60 anni in poi e si potrà ragionare probabilmente su una maggiore diffusione a tutti coloro che lo desiderano. Oppure ci accontenteremo della protezione dei più giovani. Il discrimine, ripeto, sarà l’inverno.

Intanto, siamo arrivati a oltre un milione di green pass scaricati in 24 ore. Ma ha senso avere un certificato verde da tampone? Che garanzie di sicurezza offre ai cittadini con le capienze al chiuso che in alcuni luoghi sono arrivate al 100 per cento?
Siamo di fronte a un’onda emozionale di grande coinvolgimento dei singoli, come già si è registrata in altri casi. Pensiamo all’app Immuni, ad esempio. E’ chiaro che il green pass, con i paletti che prevede, è una scelta politica che ha una funzione di stimolo. E’ evidente sia che, come nello slalom, i momenti di contatto sono inevitabili e sia che ci sarà uno zoccolo duro di persone che non si vaccineranno. Il tampone, comunque, un certo margine di sicurezza lo garantisce. E poi l’incremento di questi tamponi dà il suo contributo. Mettiamola così: ci fa un piacere secondario. Qualche caso sfuggirà, ma molti ne saranno individuati.

Visto il numero di tamponi antigenici, quindi, non vede un rischio di alterazione dei testing?
Questo tampone ha dei limiti. Pensiamo ai falsi negativi. Tuttavia, aiuta statisticamente nella ricerca di casi che altrimenti sfuggirebbero. Guarderei le cose in quest’ottica.

E’ vero pure che in un ristorante come in un cinema o nei luoghi di lavoro un green pass da vaccino fa la differenza rispetto a un green pass da tampone. Nel secondo caso ogni quanto andrebbe ripetuto il test per dare garanzie?
E’ chiaro che più frequentemente fai il tampone e meglio è.

Quanto può durare una situazione simile che, comunque, implica costi e organizzazione di personale?
Non c’è dubbio che il green pass è un’altra cosa rispetto alla vaccinazione. E’ una questione tecnica e organizzativa. Non a caso, è una misura temporanea, al momento fino al 31 dicembre. Aspettiamo, quindi, e vediamo come va. Se per quella data l’emergenza sarà finita, finirà anche il green pass.

Al momento la validità del green pass è fissata a 12 mesi. Visto che si ragiona di estensione della terza dose non c’è il rischio che così si scoraggi il richiamo?
Per prima cosa chiariamo che un vaccino non esaurisce la sua azione, non scade come una mozzarella. Per il resto si torna nell’alveo delle scelte e delle decisioni organizzative. Tutto dipenderà dall’andamento epidemiologico. Sono tante le varianti in campo. Secondo me, se la diffusione del virus non sarà elevata sarà inutile insistere con una campagna di rivaccinazione generale, ma magari si potrà procedere con la strategia che già si segue per l’influenza, con esigenza di rinnovare il vaccino per i soggetti fragili. Bisognerà guardare le curve dei contagi, ma anche eventuali varianti che potrebbero richiedere il richiamo con un preparato aggiornato. La situazione è in divenire.

E’ d’accordo con il commissario Figliuolo quando dice che col 90 per cento di immunizzati si potrà alleggerire il green pass?
Quanto meglio vacciniamo tanto più potremo allentare le disposizioni.

Vale anche per la mascherina o dovremo abituarci all’idea di averla sempre con noi?
La mascherina l’abbiamo già un po’ sdoganata. In passato guardavamo con curiosità gli orientali che l’hanno sempre utilizzata come forma di attenzione verso gli altri. Ben venga se la cultura del controllo della temperatura, la disinfezione delle mani e la mascherina rimarranno come metodo.

Infine, l’influenza: quest’anno circolerà di più. Con la paura del virus c’è il rischio di un assalto ai pronto soccorso?
Quest’anno il mix con l’influenza è messo in conto. Ecco perché è bello vaccinarsi anche contro l’influenza. Così si riduce tale rischio. E in questo caso, torna utile il tampone proprio per differenziare le cose.

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