l governo approva d’urgenza misure per calmierare i prezzi di benzina e gasolio colpiti dalla crisi iraniana. Ma nel testo del decreto emerge il dettaglio che il comunicato stampa tace: a coprire oltre 527 milioni di spesa sono tagli lineari ai ministeri. Il terzo più pesante colpisce proprio la Salute. IL DECRETO
Venticinque centesimi in meno al litro su benzina e gasolio, dodici centesimi al chilo sul Gpl. Sono i numeri comunicati ieri dal Consiglio dei Ministri nel comunicato stampa sul decreto carburanti approvato d’urgenza per fronteggiare l’impennata dei prezzi innescata dal conflitto in Iran. Un provvedimento presentato come misura emergenziale e temporanea, destinato a durare venti giorni a partire da oggi, 19 marzo.
Ma a leggere con attenzione il testo del decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale emerge un dettaglio che il comunicato di Palazzo Chigi aveva omesso: a pagare il conto di questa operazione saranno in larga misura – per oltre 527 milioni di euro – i bilanci dei ministeri. E il terzo taglio più pesante – da 86 milioni di euro – è a carico del Ministero della Salute.
Il decreto si articola in cinque articoli. I primi quattro introducono le misure annunciate: riduzione temporanea delle aliquote di accisa su benzina, gasolio e Gpl; un credito d’imposta per le imprese di autotrasporto commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto al prezzo di febbraio, nel limite di 100 milioni di euro; un analogo credito d’imposta fino al 20 per cento per le imprese ittiche, nel limite di 10 milioni; e un sistema rafforzato di monitoraggio e contrasto alle speculazioni lungo la filiera dei carburanti, con obbligo per le compagnie petrolifere di comunicare e pubblicare i prezzi consigliati e sanzioni pari allo 0,1 per cento del fatturato giornaliero in caso di inadempimento.
È il quinto articolo, quello sulle “Disposizioni finanziarie”, a rivelare come il governo intenda coprire la spesa complessiva. La copertura principale – 527,4 milioni di euro per il 2026 – come dicevamo viene assicurata “mediante corrispondente riduzione degli stanziamenti di competenza e di cassa di ciascuno stato di previsione della spesa” dei ministeri. In allegato al decreto, la tabella con la ripartizione dei tagli ministero per ministero.
È proprio quella tabella a sollevare le domande più urgenti. Il taglio più consistente in termini assoluti riguarda il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con 127,5 milioni di euro. Seguono il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con 96,5 milioni. Ma il dato che stride maggiormente con la retorica governativa è il terzo posto in classifica: il Ministero della Salute, chiamato a contribuire con 86 milioni di euro – una cifra superiore a quella imposta a ministeri come l’Interno (30,1 milioni), l’Istruzione (25,7 milioni) e persino l’Ambiente (16,7 milioni), che pure ha competenza diretta sulla materia energetica oggetto del provvedimento.
Ciò che il governo non ha spiegato – né nel comunicato stampa né nelle dichiarazioni pubbliche dei ministri – è perché la copertura di una misura temporanea legata all’emergenza energetica debba gravare in misura così rilevante sul bilancio della Sanità. Quali voci di spesa del Ministero della Salute verranno compresse per liberare 86 milioni?
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Castellone (M5S): “Decreto inutile che taglia pure sanità”





