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anno II numero 1 - gennaio / febbraio / marzo 2019

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20 settembre 2021

GLI ESPERTI RISPONDONO

UN NUOVO CONTRATTO PER GLI INFERMIERI

Intervista ad Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche.

A cura di Mara Passafiume.

Nell’agosto scorso l’Aran ha avviato la trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del personale del comparto Sanità, relativamente al triennio 2019-2021. Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, ci racconta come procede il negoziato e quali novità potrebbero essere in arrivo per gli infermieri.

Segretario, proseguono le riunioni all’Aran per il rinnovo contrattuale del CCNL del comparto Sanità. Come sta andando il negoziato?

Il negoziato ha quattro punti cardine: la revisione della parte normativa, la normazione dello smart working, la definizione della parte economica e la revisione dell’inquadramento professionale. Ad oggi abbiamo iniziato a trattare il primo punto e il 21 settembre inizieremo a discutere di smart working. La prima bozza di revisione della parte normativa del vecchio contratto proposta dall’Aran è molto sbilanciata a favore del datore di lavoro, per cui abbiamo proposto delle modifiche a maggior tutela dei lavoratori. Siamo partiti in salita ma siamo solo all’inizio.

Quali sono gli obiettivi irrinunciabili del Nursind da realizzare all’interno di questo contratto?

Anzitutto va detto che puntiamo a scongiurare la possibilità di un contratto fatto in fretta, poco chiaro e pasticciato come è stato quello del 2018. Nursind è stato l’unico sindacato che non l’ha firmato perché non solo non riconosceva nulla del valore della professione infermieristica ma, a detta di molti, è il peggior contratto finora scritto nel comparto Sanità. La tempistica dei lavori per trattare temi così rilevanti è il principale problema e bisognerà vedere quali interessi prevarranno in tal senso. Il nostro obiettivo è anzitutto dare una valorizzazione economica agli “eroi” già dimenticati della sanità. Non solo per un giusto riconoscimento del lavoro svolto ma anche per far sì che quella dell’infermiere diventi una professione per cui valga la pena intraprendere il percorso di studio e che, una volta instaurato il rapporto di lavoro, non venga abbandonata. Oggi in Italia, più che in altri Paesi, è palese la forte carenza di questa figura nel mercato del lavoro e la sua poca attrattività, derivante dai forti disagi, dalle gravi responsabilità e dalla scarsa retribuzione, e ciò rischia di far saltare gli obiettivi del PNRR e il Servizio sanitario pubblico. La realizzazione di un vero percorso di carriera è quindi un ulteriore obiettivo che chiediamo al contratto di realizzare, al fine di rendere giustizia ai tanti infermieri che in questi anni hanno sviluppato percorsi di formazione complementare a proprie spese.

Il tema della revisione del sistema di classificazione professionale è sicuramente un punto centrale della trattativa: è stato già affrontato dal tavolo?

Non è ancora iniziato il confronto su questo aspetto, che è sicuramente la chiave di volta per realizzare quegli obiettivi che riteniamo irrinunciabili. La preoccupazione della tempistica è legata proprio alla necessità di fare le cose fatte bene, affinché anzitutto nessun lavoratore ci rimetta economicamente e poi ci guadagni qualcosa. Qui si aprirebbe il tema delle risorse, che sono sicuramente insufficienti e che andrebbero incrementate con un finanziamento in legge di Bilancio. Già questo significherebbe attendere il 2022. C’è però un altro problema che riguarda lo sviluppo professionale. Penso sia doveroso, con la partenza dei progetti legati al PNRR il prossimo anno, che si rimetta mano anche alle competenze professionali dal punto di vista normativo. Se si chiudesse troppo presto il contratto si rischierebbe di rendere vana l’eventuale attuazione delle nuove competenze, perché il personale non sarebbe correttamente inquadrato e giustamente remunerato. Tutti questi aspetti vanno presi in considerazione in senso globale e particolare, come nel caso dell’inquadramento della nuova figura dell’infermiere di famiglia e comunità.

A proposito di vaccino anti-Covid, sappiamo che alcune Aziende sanitarie stanno sospendendo gli infermieri che non hanno voluto vaccinarsi. Questa situazione potrebbe rappresentare un problema per il Servizio sanitario nazionale?

Certamente, e si sta aggravando con il passare del tempo e l’aumento del personale sospeso. Molte attività sono ancora in riduzione, come durante il periodo delle ondate Covid, per il semplice motivo che non c’è personale sufficiente per riaprire i servizi. Le graduatorie per infermieri sono in diverse Aziende pubbliche esaurite, le Rsa rischiano di chiudere per mancanza di infermieri, la sanità privata non è messa meglio: chi rimpiazzerà i pensionamenti e i licenziamenti sempre più frequenti? Come si soddisferà il maggiore fabbisogno per i centri vaccinali e il tracciamento? Se da una parte è giusta la sospensione di chi non è vaccinato, dall’altra parte il legislatore non ha previsto soluzioni per colmare le carenze che si stanno creando. Le Asl non a caso vanno a rilento nell’effettuare le sospensioni, perché sanno che la conseguenza di tutto ciò è la chiusura/riduzione dei servizi proprio nel momento in cui si dovrebbe aprire di più per recuperare l’enorme mole di arretrato. Anche la mancata risposta agli altri bisogni di salute costituisce la negazione di un diritto costituzionale del singolo e della comunità.

Nella prossima primavera ci saranno le elezioni delle RSU. Che appuntamento sarà per il Nursind?

Sarà un appuntamento importantissimo, da preparare con estrema attenzione. In questi giorni stanno proseguendo i lavori di revisione del regolamento elettorale, che vedono impegnata anche la nostra Confederazione per migliorarne il testo. La speranza è che si migliorino le norme per agevolare la partecipazione dei lavoratori, perché riteniamo di essere un’alternativa seria, credibile e valida al sindacalismo che vorrebbe tutte le professioni uguali. Gli infermieri, come poche altre professioni nel comparto pubblico, hanno creato un loro sindacato di categoria e riteniamo che questa scelta sia uno strumento utile per tutti loro, pertanto confidiamo che sempre più colleghi diano forza alla loro voce.

M.P.

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