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10 giugno 2020

GLI ESPERTI RISPONDONO

INNOVARE LA PA PER RILANCIARE IL SISTEMA ITALIA

Intervista a Marco Carlomagno, segretario generale della FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche.

A cura di Mara Passafiume.

L’innovazione della pubblica amministrazione come chiave di volta per rilanciare il Paese: è stato questo il focus del quarto congresso della Flp, che si è celebrato al Grand Hotel di Salerno.

Oltre trecento i delegati, molti i dibattiti e gli interventi di autorevoli relatori e prestigiosi ospiti che hanno approfondito, durante i lavori congressuali, tutte le tematiche legate all’innovazione della PA: dai processi produttivi ai modelli organizzativi, dalla gestione del personale alle strategie apicali.

Ne discutiamo con Marco Carlomagno, rieletto alla guida della Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche.

Segretario, è reduce dal grande successo del quarto congresso Flp. Ci parli della proposta innovativa della Federazione illustrata in questo importante appuntamento.

La valorizzazione del lavoro pubblico e l’innovazione della pubblica amministrazione costituiscono l’obiettivo dell’azione della Flp e rappresentano le condizioni per rendere finalmente attuato, in tutta la sua interezza, il dettato costituzionale.

Ci battiamo per una pubblica amministrazione veramente al servizio del Paese, in grado di essere un volano di sviluppo e garanzia di rispetto e attuazione dei principi fondamentali in materia di lavoro, sicurezza, legalità, giustizia, sanità, istruzione, cittadinanza, equità fiscale. Vogliamo assicurare servizi efficaci ai cittadini e valore aggiunto per le imprese, ridurre le disuguaglianze sociali, riaffermare la scelta costituzionale di un welfare universalistico.

Per questo è necessario cambiare pagina nell’approccio che si è avuto in questi anni sulle problematiche del pubblico impiego e, soprattutto, imporre al Paese una nuova agenda di priorità.

Qual è la via maestra che il governo dovrebbe intraprendere per valorizzare il lavoro ed i lavoratori pubblici?

Non possiamo affidarci ai modelli organizzativi del secolo scorso, alle amministrazioni che non dialogano tra loro, alle mille banche dati che non riescono ad integrarsi. L’innovazione non può esaurirsi con il ricorso all’informatica, va coniugata con un impegno costante di tutti a mettere al centro le persone.

Per fare questo è necessario superare l’approccio punitivo che ha caratterizzato le scelte politiche negli ultimi vent’anni, ridare spazio alla contrattazione, superare le differenziazioni e le ridondanti strutture gerarchiche, ampliare l’interoperabilità dei sistemi informativi, accelerare la semplificazione normativa, implementare la delegificazione.

In tale ambito vanno rivisitati i processi e le linee produttive, riscritti i profili e l’ordinamento professionale, superato il mansionismo, garantito il diritto alla carriera, prevista l’area delle alte professionalità.

Cosa può dirci in merito ai rinnovi contrattuali? Secondo le si riuscirà a garantire ai lavoratori un reale recupero del potere d’acquisto?

Le risorse previste per il rinnovo del CCNL per il triennio 2019-2021 sono al momento insufficienti a garantire un recupero del potere d’acquisto, falcidiato da circa dieci anni di blocco e aggravato da un contratto, quello relativo al triennio 2016-2018, assolutamente insufficiente anche sotto questo aspetto. Siamo consapevoli delle difficoltà economiche e del momento in cui versa il Paese, ma ridare dignità economica ai lavoratori pubblici è uno dei fattori decisivi non solo per rimuovere una situazione inaccettabile, ma anche per rilanciare i consumi e l’economia. Sappiamo bene che la propensione al consumo aumenta notevolmente quanto più reddito viene reso disponibile a chi guadagna poco. Quelle sono tutte risorse che vanno ai consumi, non certo al risparmio o alle rendite. Proponiamo su questo una serie di strumenti, che vanno dal riconoscere reali incrementi salariali, alla detassazione delle risorse derivanti dalla produttività e al superamento dei tetti dei Fondi aziendali che impediscono a tutt’oggi di impiegare appieno le risorse già stanziate e disponibili. Intendiamo superare le norme punitive che sono state introdotte in questi anni da norme unilaterali e purtroppo anche dall’ultimo CCNL in materia di trattamento della malattia, sia ai fini giuridici che economici. Modificare gli attuali sistemi di valutazione, trasformandoli in momenti di valorizzazione e di crescita professionale. E poi, l’abbiamo già detto, il nuovo CCNL deve mettere al centro il nuovo ordinamento professionale. Basta con il blocco delle carriere, il disconoscimento delle professionalità. Nuovi profili, nuove aree di inquadramento, riconoscimento delle dinamiche professionali.

Durante il congresso, nei tavoli tematici, si è parlato di politiche di reclutamento, stabilizzazione del personale e superamento del precariato: quali saranno le azioni che la Federazione metterà in campo per il perseguimento di questi obiettivi?

Il ricambio generazionale è la priorità. Decenni di blocco delle assunzioni hanno portato l’innalzamento dell’età media a livelli non accettabili e a carenze di organico in tutte le diverse articolazione delle strutture amministrative. Abbiamo apprezzato una prima inversione di tendenza nelle iniziative assunte dalla ministra Bongiorno, poi confermate dalla ministra Dadone.  Ma è necessario fare di più. Nei prossimi anni aumenterà in modo esponenziale il personale che andrà in pensione e quindi è necessario un piano straordinario di reclutamento che sia in grado anche di superare il precariato, strumento utilizzato negli anni per sopperire al blocco delle assunzioni, ancora oggi molto diffuso in tanti settori e che non può permanere, costituendo un fattore di incertezza e precarietà non solo per tanti giovani, ma anche per il buon funzionamento delle amministrazioni. Ogni risorsa investita sulle nuove assunzioni non è un costo ma un investimento, che si traduce in servizi resi alla collettività. Vanno eliminati gli sprechi, eliminate le esternalizzazioni di servizi.

L’evento di Salerno ha visto anche la presenza del Vicepresidente del Parlamento Europeo Fabio Massimo Castaldo. A proposito di Unione Europea, quali sono le opportunità che il nostro Paese deve cogliere in tema di lavoro pubblico?

L’Unione Europea non può essere solo un vincolo, come in questi anni è avvenuto sulle politiche economiche e monetarie, ma deve essere invece una vera opportunità per un maggior coordinamento a livello europeo che tenga conto delle esperienze degli altri Paesi, anche nelle modalità organizzative e funzionali delle pubbliche amministrazioni.

Penso che sia necessario uscire dal provincialismo che caratterizza il dibattito del nostro Paese su questi aspetti così importanti. Non basta scimmiottare, come è avvenuto negli ultimi tempi, le teorie del new public management o dell’e-government per avvicinare le nostre istituzioni ai parametri dei Paesi più avanzati.

Come Flp vogliamo guardare oltre, uscire dall’impasse di questi anni fatto di riforme mancate, di tagli lineari, di attacco alla funzione pubblica ed al suo personale, bollato incredibilmente da una retorica inaccettabile come fannullone.

Rivendichiamo pari dignità, lo stesso diritto alla carriera dei dipendenti pubblici degli altri Paesi dell’Unione, il riconoscimento del ruolo e dello status, stipendi e retribuzioni europee.

 

 M.P.

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