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GLI ESPERTI RISPONDONO

Le novità della Pubblica amministrazione

Intervista a Marco Carlomagno, segretario generale della FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche.

A cura di Mara Passafiume.

Il 2019 si è aperto con una serie di importanti novità per quanto riguarda il settore del pubblico impiego. Il miglioramento della macchina amministrativa è sicuramente un obiettivo strategico e il governo mira a garantire l’efficienza della pubblica amministrazione e ad incrementare la qualità dei servizi erogati. Ma in che modo? L’abbiamo chiesto a Marco Carlomagno, segretario generale della Flp, sindacato dei lavoratori pubblici.

Segretario, con la legge di bilancio sono state approvate una serie di misure relative alla pubblica amministrazione. Cosa ne pensa?

Le misure approvate con la legge di bilancio 2019 relative alla pubblica amministrazione si intrecciano con altre iniziative legislative già approvate o in via di definizione. È necessaria quindi un’analisi comparata per i diversi istituti ed una lettura integrata.

Per la Flp è importante che si sia ripreso ad investire sul salario di produttività delle amministrazioni con stanziamenti aggiuntivi che vanno a superare, seppure in parte, i danni provocati dai blocchi, reiterati negli anni dai governi precedenti, del CCNL e della contrattazione integrativa. Al momento gli stanziamenti hanno riguardato solo alcune amministrazioni, ma noi pensiamo invece che questa operazione debba essere estesa a tutte le articolazioni delle amministrazioni centrali, anche mediante il superamento esplicito della norma che fissa tetti predeterminati ai Fondi unici di amministrazione. Positivo anche il piano di assunzioni nella PA, che conferma i posti già autorizzati secondo la normativa precedente, prevede un incremento delle nuove assunzioni a partire da novembre 2019 e consente per la prima volta la copertura del turn over al 100%.

Altre misure che valutiamo positivamente sono la garanzia che l’elemento perequativo, introdotto dal CCNL solo fino al 31 dicembre 2018, continui ad essere erogato, evitando una vera e propria beffa per chi lo stava percependo e il superamento parziale della norma odiosa sul differimento del Tfr/Tfs dei dipendenti pubblici.

Le vere innovazioni però non le aspettiamo dalle norme, ma dalla traduzione in fatti delle parole del ministro Bongiorno, la quale ha affermato più volte che intende restituire la dignità – più volte negata dai governi precedenti – ai lavoratori pubblici. C’è estremo bisogno di un salto culturale che abbandoni l’idea che la cultura del servizio si possa introdurre per decreto o con un sistema di premi e punizioni. Formazione, partecipazione, senso di appartenenza, apertura verso l’esterno, contano moltissimo se si vuole rinsaldare il rapporto tra cittadini e pubbliche amministrazioni. La Flp è pronta al confronto e all’innovazione, aspettiamo segnali dal governo in questo senso.

Uno dei disegni di legge collegati alla legge di bilancio è il Ddl “Concretezza”, recante interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo. Il provvedimento prevede misure per il contrasto all’assenteismo, l’introduzione di nuovi sistemi di verifica biometrica dell’identità e di sorveglianza della presenza nel posto di lavoro, nonché un nuovo piano di assunzioni nel settore pubblico per incrementare le funzionalità delle amministrazioni ed attuare un ricambio generazionale. Cosa può dirci in merito alle tante novità contenute nel testo?

Il decreto “Concretezza”, approvato dal Senato ma ancora all’esame della Camera, contiene elementi di novità sostanziale, ma anche, purtroppo, misure ingenue che risentono della cultura del bastone e della carota applicata ai pubblici dipendenti, che non si addice ad un’amministrazione moderna e innovativa.

In questo provvedimento sono previste alcune misure che si intrecciano con quelle adottate in sede di legge di stabilità, con riferimento ai piani assunzionali, all’assunzioni degli idonei e alla proroga della validità delle graduatorie. È inserita anche la conferma che gli incrementi contrattuali e le nuove regole ivi contenute sulla costituzione dei fondi non sono soggette ai limiti dei tetti, come invece ancora oggi il Mef e la ragioneria generale sostengono.

Sulle modalità di prevenzione dell’assenteismo abbiamo invece una valutazione negativa. Da troppo tempo il comportamento disdicevole di poche persone viene utilizzato per generalizzare e mettere in discussione la professionalità ed il senso del dovere di milioni di lavoratori. L’assenteismo non è, e lo dicono i numeri, un fenomeno rilevante ed è in linea con quanto avviene negli altri Paesi dell’Unione Europea. E’ necessario, invece, recuperare l’efficienza e la produttività. E il metodo per farlo non è quello poliziesco, bisogna invece investire nella motivazione delle persone, nel senso di appartenenza, nel lavoro di squadra, nella condivisione degli obiettivi e nella valorizzazione delle professionalità.

Se si vuole recuperare la motivazione dei lavoratori pubblici, minata da decine di leggi punitive, bisogna ricostituire un rapporto di fiducia tra l’attore politico e la burocrazia. L’assenteismo nella pubblica amministrazione ormai è a livelli fisiologici, mentre vi sono margini enormi di aumento della produttività da raggiungere sia attraverso l’innovazione tecnologica sia aumentando l’engagement dei lavoratori. Strumentalizzare i comportamenti criminali di poche persone ed esordire con la solita legge contro l’assenteismo non è certo un segnale di cambiamento.

La Flp ha chiesto al ministro Bongiorno di gettare il cuore oltre l’ostacolo e avviare un programma di rinnovamento non solo delle persone, ma delle culture interne alla macchina pubblica.

Il governo deve percorrere la strada del cambiamento anche nel settore pubblico, i lavoratori sono i primi a volerlo e la Flp è disponibile a sostenere progetti in tal senso.

Su proposta del ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, è stato recentemente approvato dal Consiglio dei ministri un disegno di legge che delega il governo ad adottare uno o più decreti legislativi per il miglioramento della pubblica amministrazione.

Il provvedimento tocca molti temi sui quali anche i governi precedenti erano intervenuti: riforma della dirigenza, nuovo sistema di valutazione della performance dei dipendenti pubblici, istituzione dei concorsi nazionali per le procedure di reclutamento, riscrittura dei procedimenti disciplinari e del rapporto legge-contratto. Vedremo quando il testo sarà consolidato e potremo esprimere una valutazione nel merito e non solo ovviamente sui titoli della delega. Così come sarà necessario un confronto a tutto campo nel momento in cui verranno scritti i singoli decreti delegati.

Quello che possiamo da subito dire è che non vi è ancora bisogno di nuove norme sul pubblico impiego. Negli anni ogni ministro ha voluto legare il suo nome ad una riforma, che poi spesso era contraddetta dai successivi. Per riformare la PA bisogna semplificare il quadro normativo e non complicarlo con nuove regole.

Bisogna poi anche sgombrare il campo dall’idea che per fare le riforme bisogna fare per forza le leggi. Innovazione, trasparenza e qualità si costruiscono giorno per giorno, dal basso, con comportamenti coerenti e con adeguate cabine di regia. L’innovazione va monitorata e accompagnata con progetti che aiutino ogni pubblica amministrazione a trovare la propria strada, per rispondere e addirittura anticipare i bisogni delle persone. L’idea centralista, che tutto vada governato in modo ferreo dall’alto, attraverso un complesso sistema di norme, controlli e vincoli, non ci piace e soprattutto non funziona.

Esistono le pubbliche amministrazioni, non la pubblica amministrazione, e l’approccio deve essere quello di governare il cambiamento, investendo sulla governance, puntando su sistemi aperti, inclusivi, a rete e non solo sul paradigma del government di ispirazione weberiana che può andar bene in poche, limitate e stabili situazioni, ma non è in grado di affrontare la sfida della complessità che la modernità impone.

Altro capitolo importante, quello della revisione del sistema previdenziale: parliamo di pensioni e di uscita anticipata con “quota 100”.

La nostra è una valutazione positiva. Tenendo conto dei vincoli di bilancio, l’operazione sulle pensioni è significativa e permette ai troppi lavoratori anziani, e spesso anche demotivati, presenti nelle pubbliche amministrazioni, di poter andare in pensione dopo una lunga vita lavorativa.

A questo proposito, segnalo che spesso si sottovaluta il fatto che anche nel pubblico impiego vi sono lavori usuranti per i quali è necessario prevedere una vita lavorativa più breve. Potrei fare tanti esempi, il primo che mi viene in mente è quello degli insegnanti di scuola dell’infanzia o di alcuni lavori nel settore sanitario. Pensare che dopo quarant’anni di servizio, a un’età ragguardevole, si possa essere efficienti nel seguire classi di bambini di due anni e mezzo di età è distopico. Oltre a quota cento, bisognerebbe quindi iniziare a ragionare a regime di mestieri usuranti, soprattutto di quelli oggi non riconosciuti.

Comunque, siamo certi che lo strumento avrà un notevole successo nel settore pubblico e, seppure con uno scaglionamento leggermente diverso dal privato, per renderlo coerente con il piano delle assunzioni programmate, costituisce un indubbio segnale di discontinuità rispetto al recente passato.

Così come le misure sul reddito di cittadinanza, oltre ad avere un valore generale di equità e di rilancio dei consumi, potranno permettere la realizzazione di piani straordinari di pubblica utilità e servizi sociali, che daranno un valore aggiunto e potranno essere importanti momenti formativi per le giovani generazioni.

Concludiamo spostandoci sul tema dei rinnovi contrattuali: i lavoratori sono molto preoccupati e le somme stanziate sono giudicate insufficienti da tutte le organizzazioni sindacali. Lei che dice?

Questo è un problema sul quale è inutile girare attorno: le somme sono insufficienti e lavoreremo con la consueta tenacia per superare questo vincolo e permettere un adeguato rinnovo dei contratti.

Lo abbiamo detto e lo ribadiremo al premier Conte e agli altri esponenti del governo.

È vero che per la prima volta dopo molti anni, vi sono degli stanziamenti leggermente superiori già dal primo anno del nuovo triennio contrattuale 2019-2021, ma se si sottraggono i fondi per la continuità dell’elemento perequativo – onerosa cambiale lasciata dal precedente governo – e quelli previsti per le nuove assunzioni, alla fine resta giusto il necessario per pagare la vacanza contrattuale. E questo non è accettabile. La Flp aspetta segnali di discontinuità con il passato anche su questo.

La Flp si è sempre battuta per il diritto ad avere rinnovi contrattuali in tempi accettabili, nel 2015 ha portato il governo davanti alla Corte costituzionale, ottenendo una storica sentenza dalla Consulta. Non intendiamo certo abdicare adesso al nostro ruolo.

Forti di un consenso che rende la Flp un’organizzazione in crescita, al servizio dei lavoratori e delle lavoratrici, attenta ai bisogni del Paese, impegnata ogni giorno a cambiare la PA liberandola dalle incrostazioni e dalle inefficienze del passato, chiediamo al governo il rispetto dei nostri diritti fondamentali, ad iniziare dal riconoscimento della giusta retribuzione, che permetta ai lavoratori pubblici di affrancarsi dal bisogno e condurre un’esistenza dignitosa, come previsto dalla nostra Costituzione.

 

M. P.

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