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GLI ESPERTI RISPONDONO

Scuola ad alta deformazione

La recente mobilitazione unitaria dei sindacati maggiormente rappresentativi nella scuola, culminata nella giornata di sciopero del 30 maggio, è stata una forte reazione al sequestro di democrazia, vissuto ormai da anni dalla scuola e dal Paese, nonché all’ennesima umiliazione economica inflitta alla scuola con il DL 36/2022.

Uno dei marchi di fabbrica di entrambi questi aspetti, di metodo e di merito, è la Scuola di Alta Formazione, nuovo dispendioso carrozzone, inutilmente affiancato a Indire e Invalsi ed alimentato con denaro sottratto alla Carta del docente, al Contratto e agli organici.

Gli obiettivi di questa scuola sono di premiare, con un pugno di euro, alcuni dei docenti che si formeranno, con successo numericamente predeterminato (40%), sulle competenze digitali e sull’uso critico e responsabile degli strumenti digitali.

Un simile modello abbatte in un colpo solo la libertà di insegnamento e le prerogative collegiali delle scuole, non più chiamate a valutare gli indirizzi dell’aggiornamento professionale, ma costrette a prender parte al nuovo gioco, a metà strada tra una conflittuale raccolta punti e un addestramento aziendale, utile soprattutto a trasformare le scuole in un ricco bancomat per nuovi soggetti erogatori di corsi, per lo più del tutto ignari di cosa accada in una classe scolastica.

Per comprendere una concezione così deforme della formazione mi sembra necessario risalire alle sue radici politiche, collocabili nel maggio del 2006, allorquando l’allora Ministro dell’Istruzione del Governo Berlusconi III, Letizia Moratti, poco prima di preparare le valige, confezionava undici Decreti istitutivi di altrettante Università Telematiche, inaugurando una nuova era di fabbriche di titoli, ben raccontata in un recente articolo di Micromega, Chi detta legge nella scuola italiana?[1] e approfondita anche nell’ultimo numero di Professione Docente[2].

Quando, nel 2013, il Ministro Carrozza ha cercato di chiudere la stalla, i buoi erano già fuggiti e, in Italia, università non era già più sinonimo di ricerca, innovazione scientifica e didattica, ma di mercimonio di titoli.
Facile capire con quale devastante effetto tale modello universitario si ripercuota sulla scuola e sul suo livello culturale. Il “nuovo” progetto di una Scuola di Alta Formazione non è che la conseguenza della deformazione che il nostro sistema di istruzione e ricerca ha subito dalla diminuzione di dignità scientifica della sua dimensione apicale, l’Università.
Se è vero che il male si cura alla radice, sarà forse il caso che un governo politico, se mai ancora il nostro Paese riuscirà ad averne uno, si adoperi in fretta per restituire all’Università la dignità perduta. Ne guadagnerà, molto rapidamente, anche la scuola e l’intera società.

 

Gianfranco Meloni

[1] Chi detta legge nella scuola italiana? di Enrico Campanelli, MicroMega del 14 febbraio 2022,
https://www.micromega.net/chi-detta-legge-nella-scuola-italiana/

[2] Come l’economia sequestra la scuola? di Gianluigi Dotti, Professione Docente, anno XXXII 3, maggio 2022, pag. 18-19,
https://gildaprofessionedocente.it/public//news/numeri/77_kP3dD.pdf

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