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anno II numero 1 - gennaio / febbraio / marzo 2019

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20 settembre 2021

GLI ESPERTI RISPONDONO

Nuovo CCNQ Prerogative Sindacali: Epilogo positivo per una trattativa durata mesi all’ARAN

Lo scorso 17 luglio in ARAN, si è finalmente conclusa la trattativa per il nuovo Contratto Collettivo Nazionale Quadro sull’utilizzo delle prerogative sindacali per il triennio 2019-2021. A sottoscrivere l’intesa, oltre alle nostre confederazioni, CGS e CSE, anche tutte le altre rappresentanze sindacali, con la sorprendente eccezione di CGIL e CISL.

Si tratta della prima volta in cui un CCNQ non viene firmato sia dalla CGIL che dalla CISL, e questo la dice lunga sull’attuale stato di salute di tali confederazioni, sempre più incapaci di rappresentare e difendere i lavoratori del pubblico impiego.

L’accordo segue a stretto giro ed è diretta conseguenza dell’accertamento della rappresentatività sindacale, effettuato sugli ultimi dati degli iscritti e dei risultati RSU dello scorso 17-19 aprile 2018, ed è quindi uno specchio fedele delle modifiche degli equilibri già registrati all’ultima tornata elettorale.

In generale, questo accordo certifica un rilevante arretramento dei sindacati tradizionali e un’avanzata altrettanto marcata del sindacato autonomo, avanzata nella quale la FLP e le organizzazioni “alleate” fanno da apripista.

La nuova distribuzione delle prerogative sindacali registra infatti un robusto aumento, per la FLP e per le altre organizzazioni sindacali della CGS (FGU e NURSIND), delle prerogative per il prossimo triennio, a scapito delle altre organizzazioni, prima fra tutte la CGIL, la confederazione che esce più danneggiata da questa nuova distribuzione.

Guardando più nello specifico al comparto di riferimento della FLP, il comparto delle Funzioni Centrali, si nota come la nostra rimarchevole crescita, da 17 a 22 distacchi, il 29,4% in più, avvenga a scapito non solo di CISL e CGIL, che ne perdono rispettivamente due e cinque, ma anche della Federazione Intesa, che subisce un severa decurtazione dei propri distacchi, passando da 22 a 18, un 18,2% in meno che dà la misura della perdita di consensi.

 

Roberto Sperandini

 

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