confederati

clicca sulle immagini
per accedere
alle relative pagine

anno II numero 1 - gennaio / febbraio / marzo 2019

HomeArchivio

28 Febbraio 2019

ANNO I NUMERO 1 - OTTOBRE / NOVEMBRE / DICEMBRE 2018

HomeArchivio

10 DICEMBRE 2018

ANNO II NUMERO 2 - aprile / maggio / giugno 2019

HomeArchivio

17 GIUGNO 2019

ANNO II NUMERO 3 - luglio / agosto / settembre 2019

HomeArchivio

19 SETTEMBRE 2019

ANNO II NUMERO 4 - ottobre / novembre / dicembre 2019

HomeArchivio

10 DICEMBRE 2019

ANNO III NUMERO 1 - gennaio / febbraio / marzo 2020

HomeArchivio

19 MARZO 2020

ANNO III NUMERO 2 - aprile / maggio / giugno 2020

HomeArchivio

10 giugno 2020

ANNO III NUMERO 3 - luglio / agosto / settembre 2020

HomeArchivio

29 settembre 2020

ANNO III NUMERO 4 - ottobre / novembre / dicembre 2020

HomeArchivio

11 dicembre 2020

ANNO IV NUMERO 1 - gennaio / febbraio / marzo 2021

HomeArchivio

27 marzo 2021

ANNO IV NUMERO 2 - aprile / maggio / giugno 2021

HomeArchivio

23 giugno 2021

ANNO IV NUMERO 3 - luglio / agosto / settembre 2021

HomeArchivio

20 settembre 2021

ANNO IV NUMERO 4 - ottobre / novembre / dicembre 2021

HomeArchivio

14 dicembre 2021

ANNO V NUMERO 1 - gennaio / febbraio / marzo 2022

HomeArchivio

22 marzo 2022

ANNO V NUMERO 2 - aprile / maggio / giugno 2022

HomeArchivio

22 giugno 2022

GLI ESPERTI RISPONDONO

La scuola in conflitto

Gli insegnanti italiani sono i meno rispettati al mondo, o quasi. Stanno messi peggio solo i colleghi di Brasile e Israele. Ce lo dice la Varkey Foundation, prestigiosa fondazione che si occupa di standard educativi, che annualmente con il sondaggio Global Teacher Status analizza le condizioni degli insegnanti e l’atteggiamento nei loro confronti in quasi tutti i paesi del globo. Del resto, i segnali di conflitto nella scuola italiana emergono chiaramente dalle notizie di cronaca “scolastica” sempre meno rassicuranti. Il più recente riguarda la polemica scatenata in un liceo della Capitale per l’infelice rimprovero di una professoressa, “ma che sei sulla Salaria?”, rivolto a un’alunna che in classe si riprendeva in un video da postare su TikTok scoprendo parti del corpo come solitamente si fa in spiaggia. Apriti cielo! Da una parte la levata di scudi dei paladini della libertà a tutti i costi, dall’altra i nostalgici della ferrea disciplina che vigeva nelle aule scolastiche degli anni ’50. In entrambi i casi, considerazioni più vicine al tifo da stadio che ad analisi attente e minimamente circostanziate.  Certo, la professoressa avrebbe potuto invitare la studentessa al decoro e alla compostezza, per non dire alla disciplina (che parolone!), in maniera diversa, ma nessuno ha messo in conto il modo colloquiale e confidenziale col quale si è rivolta alla giovane. A scuola non c’è uno scollamento così evidente tra alunni e insegnanti, come invece alcuni credono, e capita che il linguaggio si possa sovrapporre, che subisca influenze. È l’effetto delle interferenze linguistiche lessicali che in un ambiente condiviso come un’aula scolastica si può verificare e gli insegnanti possono subire. Se la nostra fosse una professione ancora rispettata, allora lo si capirebbe, ma i sondaggi sono impietosi e fotografano la realtà.

 

Cesario Oliva

Clicca sull'immagine per aprire il file in formato PDF