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GLI ESPERTI RISPONDONO

Il PNRR e la scuola bancomat 4.0

È ancora presto per fare un bilancio dell’impatto che il monumentale piano per la scuola legato al PNRR (Missione 4, Istruzione e Ricerca[1]) e articolato in diverse “azioni” avrà sulla qualità del sistema nazionale dell’istruzione e sui suoi gravi e numerosi problemi.

Sulla carta si tratta di un programma estremamente ambizioso che, nelle campagne informative promosse dal Ministero, ha la sua punta di diamante nel piano Scuola 4.0, che prevede una spesa di 2,1 miliardi di euro per due azioni, denominate, a garanzia del loro carattere moderno e progressivo, nella lingua del futuro, Next Generation Classroom e Labs.

Visto dall’interno della scuola, al di là della nobiltà degli intenti e dell’indubbia necessità di adeguare la scuola al nuovo contesto tecnologico ed ai suoi cambiamenti impetuosi, il programma ha già, purtroppo, il sapore di un’occasione persa, con ingenti risorse affidate ad un fiume di progettazioni parcellizzate, gestite singolarmente dalle oltre 8.000 scuole aziende, ciascuna chiamata, in fretta e furia, a presentare i propri progetti con la minaccia, in caso contrario, del commissariamento. Comprensibile, quindi, che sulle scuole svolazzi il consueto stormo di venditori di piattaforme, di hardware e mediatori di mercato, pronti ad approfittare dell’ennesima apertura dello sportello bancomat scolastico.

Per tutto l’inverno il Piano è rimasto sotto traccia. Nella maggior parte dei casi, solo in vista della scadenza del 28 febbraio, per la presentazione della lista della spesa, i collegi dei docenti sono stati convocati, talvolta neppure per deliberare, ma solo per essere informati.

I docenti, futuri protagonisti del rinnovamento didattico, non sono stati minimamente coinvolti, ma semplicemente chiamati a prendere atto di fatti compiuti e travolti dal rinnovato slogan dell’imminente e definitivo superamento della lezione frontale, ormai assimilata a uno stupro pedagogico.

Nel frattempo, i grandi problemi della scuola, come la dispersione scolastica, terribile sintomo della irrisolta questione meridionale, il buco nero nella formazione e nel reclutamento iniziali del corpo docente e il divario retributivo col resto d’Europa, restano e resteranno ancora in piedi.

Mentre si celebrano le magnifiche sorti progressive della scuola 4.0 (non pervenute quelle 2.0 e 3.0), le nuove classroom e labs saranno ospitate da edifici cadenti, energivori, inadeguati.  Continuerà a restare inevasa la domanda di tempo pieno nella primaria, di cui c’è tanto bisogno soprattutto nel Sud. Continuerà ad essere negata la possibilità di ampliare l’offerta formativa musicale e quella sportiva che pure, come è facile intuire, sono antidoti alla dispersione ben più potenti di dotazioni informatiche che, pur essendo importanti, invecchieranno tra pochi anni e finiranno ammucchiate insieme ai banchi rotanti.

Insomma, dietro la bolla propagandistica di un futuro high-tech, purtroppo, la scuola continua a pagare il prezzo del modello aziendale e concorrenziale e della pervicacia con cui chi governa si rifiuta di ascoltare il punto di vista di chi nella scuola e per la scuola vive tutti i giorni.

 

[1] https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/il-piano/missioni-pnrr/istruzione-e-ricerca.html

Gianfranco Meloni

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