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anno II numero 1 - gennaio / febbraio / marzo 2019

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23 giugno 2021

GLI ESPERTI RISPONDONO

Eppur si muove!

Nei primi mesi del 2021 dal dibattito, troppo spesso monocorde e scontato della politica e dei presunti esperti di scuola (a volte anche delle organizzazioni sindacali), sul sistema scolastico italiano sono emersi due documenti molto interessanti perché non si accodano pedissequamente al convenzionale e conformistico pensiero pedagogico e didattico dominante, oltreché “politicamente corretto”, ma ne mettono in discussione sia i principi fondanti sia la pratica ministeriale quotidiana.

Mi riferisco al documento redatto dal gruppo “Manifesto dei 500 in difesa della scuola pubblica” dal titolo “Allerta! Dove va la scuola con il nuovo ministro Bianchi?”1 e a quello promosso da numerose e numerosi docenti sotto forma di appello dal titolo “Manifesto per la nuova Scuola”2 sottoscritto da docenti universitari e intellettuali, tra gli altri anche da Alessandro Barbero, Chiara Frugoni, Carlo Ginzburg, Dacia Maraini, Tomaso Montanari, Adriano Prosperi, Massimo Recalcati, Salvatore Settis, Gustavo Zagrebelsky (si può ancora firmare, la Gilda lo ha già fatto, al link http://chng.it/pLRQ47qfX9).

In questo breve articolo mi soffermerò solo su pochi passaggi comuni ai due documenti, rinviando alla lettura integrale dei testi per tutto il resto.

Prima di tutto si deve ribadire che la Costituzione assegna alla Scuola il ruolo di “Istituzione della Repubblica” e non, come la si vorrebbe far diventare oggi, semplicemente un “servizio alla persona o un servizio pubblico”.

Per questo la politica deve smettere di proporre riforme ad ogni cambio di ministro, solo perché ogni politico vuole mettere la sua bandierina, e “restituire centralità all’ora di lezione disciplinare, un’ora squalificata e messa ai margini da una serie di attività che ne snaturano la funzione e la rendono un’attività residuale”. Contemporaneamente bisogna eliminare tutte le attività burocratiche e gli inutili e numerosi progetti e progettini, che sottraggono tempo, attenzione ed energie agli insegnanti, che devono riappropriarsi della libertà di insegnamento per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento e allo studio delle proprie discipline.

Per gli estensori del Manifesto dei 500 è anche giunto il tempo di “dire stop all’attacco alla cosiddetta «lezione frontale»” perché “la lezione frontale è una delle modalità principe dell’insegnamento”. Gli insegnanti devono “rifiutare questa etichetta dispregiativa della lezione frontale” e tornare “alla nobiltà della «lectio magistralis»: tutti i docenti dovrebbero tendere a questo modello, affinare la propria capacità, imparare a parlare agli altri, a cogliere le reazioni degli allievi, a guardarli negli occhi, a farsi ascoltare attraverso il contenuto, la voce, il linguaggio evoluto, l’immagine evocata”.

Abbiamo poi la critica molto ferma alla didattica per competenze e la motivata difesa dello spazio professionale del docente, della funzione di trasmissione del sapere da una generazione all’altra, dell’organizzazione per gruppo classe, dei contenuti delle discipline.

Completa il quadro la richiesta, che nel periodo della pandemia appare ancora più motivata, della riduzione del numero degli alunni per classe perché “occorre mettere fine al paradosso per il quale si chiede agli insegnanti di attuare una didattica personalizzata -richiesta che si risolve in realtà nella proliferazione burocratica e nella richiesta di «certificazioni» di ogni tipo- e contemporaneamente gli si impedisce di farlo, imponendo loro di lavorare in classi sovraffollate in cui sono presenti fino a trenta/trentacinque studenti”.

Un capitolo a parte merita il sincero riconoscimento del fallimento dell’Autonomia scolastica e la necessità di rivedere la governance della scuola.

L’invito finale che rivolgo a tutte le insegnanti e a tutti gli insegnanti è a leggere e, se condividono, a firmare e diffondere questi testi che, andando controcorrente, come i salmoni che risalgono il corso del fiume, possono contribuire a mettere in discussione molti degli errati fondamenti della politica scolastica degli ultimi decenni.

Gianluigi Dotti

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