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22 giugno 2022

GLI ESPERTI RISPONDONO

Nell’ipotesi del nuovo contratto comparto sanità una norma che tutela i dipendenti transgender

Il mondo del lavoro è il fulcro dell’integrazione sociale, uno dei principali elementi che determinano la linea di confine fra integrazione ed emarginazione sociale di un individuo, e ciò sembra essere ancora più vero per le persone transgender, non-binary e gender non-conforming, che nel mondo del lavoro subiscono ancora forti discriminazioni.

Nell’ipotesi del contratto collettivo nazionale del comparto sanità è stata introdotta una norma ad hoc, che permette al dipendente di fare richiesta di un’identità alias.

Al fine di eliminare situazioni di disagio ed evitare che possano determinarsi forme di discriminazioni nei confronti del lavoratore che ha intrapreso il percorso di transizione di genere di cui alla legge n. 164/1982 e s.m.i., Aziende ed Enti riconoscono un’identità alias – con modalità che saranno specificate in apposita regolamentazione interna – al dipendente che ne faccia richiesta supportata da adeguata documentazione medica.

L’identità alias, da utilizzare al posto del nominativo effettivo risultante nel fascicolo personale, riguarda, a titolo esemplificativo, il cartellino di riconoscimento, le credenziali per la posta elettronica, la targhetta sulla porta d’ufficio.

Non si conformano all’identità alias, e restano pertanto invariate, tutte le documentazioni e tutti i provvedimenti attinenti al dipendente in transizione di genere che hanno rilevanza strettamente personale (come ad esempio la busta paga, la matricola, i sistemi di rilevazione e lettura informatizzata della presenza, i provvedimenti disciplinari) o la sottoscrizione di atti e provvedimenti da parte del lavoratore interessato.

La norma, inserita anche nel contratto delle Funzioni centrali, apre a un riconoscimento finora presente in minima parte all’interno del settore pubblico. L’identità alias prende ispirazione dall’esperienza di scuole e università, attualmente in vigore in 32 atenei su 68. Un riconoscimento che viene concesso ben prima di cambiare nome sulla carta d’identità e che ora appartiene anche al settore del lavoro pubblico.

 

Maria Luisa Asta

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