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GLI ESPERTI RISPONDONO

Assegno alimentare ai sanitari non vaccinati e sospesi. NurSind difende il diritto al sostentamento del lavoratore

L’ospedale Cannizzaro di Catania dovrà pagare l’assegno alimentare (pari al 50 per cento dello stipendio tabellare) a decorrere dal 1 gennaio 2022 a cinque infermieri dipendenti dell’azienda sanitaria e sospesi dal servizio per mancata vaccinazione.

Lo ha stabilito nella misura interinale cautelare il giudice del lavoro del capoluogo etneo Mario Fiorentino, seppure in via momentanea e in attesa del giudizio di costituzionalità della Consulta cui è stato inviato l’atto.

Ne dà notizia il NurSind che ha seguito da vicino la battaglia dei ricorrenti: “Qui non è in discussione la valenza e l’efficacia dei vaccini per fronteggiare la pandemia, che ci ha visto fin dall’inizio in prima linea in innumerevoli campagne di sensibilizzazione – spiega Salvatore Vaccaro, vicesegretario nazionale del Nursind e segretario provinciale di Catania -. Qui è in gioco il rispetto della dignità della persona. Un rispetto venuto meno nel momento in cui, con l’entrata in vigore del decreto sull’obbligo vaccinale (ex art. 4 del dl 1 aprile 2021, n. 44), al personale sanitario non vaccinato e sospeso dal servizio è stata negata non solo la retribuzione, ma persino qualsiasi altro tipo di compenso o emolumento, inclusi quindi gli assegni alimentari”.

Proprio la decisione di sottoporre tale questione al vaglio di costituzionalità, sottolinea il sindacato, “ci rafforza nella convinzione che la nostra battaglia sia giusta. Non è in ballo, infatti, solo il diritto al lavoro, caposaldo della nostra Carta, ma anche il mero sostentamento dei lavoratori. Una possibilità di provvedere almeno ai bisogni primari che, tra l’altro, la recente giurisprudenza costituzionale non ha negato neppure ai condannati per reati quali terrorismo e associazione mafiosa”.

 

Maria Luisa Asta

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