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GLI ESPERTI RISPONDONO

A scuola di pace

L’attacco militare sferrato dalla Russia in Ucraina ha riportato prepotentemente nel cuore dell’Europa il dramma della guerra. La scuola, istituzione della Repubblica che per sua natura è palestra di dialogo, ha sposato pienamente il dettato costituzionale dell’articolo 11 in cui è sancito che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. La comunità scolastica si è fatta dunque promotrice di iniziative di riflessione e confronto sulla crisi tra Ucraina e Russia e di solidarietà in favore delle popolazioni civili coinvolte loro malgrado nel conflitto. Anche la Federazione Gilda-Unams non ha esitato, come già successo in passato per altre emergenze, a offrire il proprio contributo aderendo alla campagna di raccolta fondi lanciata dalla Croce Rossa Italiana.

Centinaia le iniziative di mobilitazione per la pace realizzate nelle classi di tutta Italia tra flashmob, raccolta di beni di prima necessità e lettere scritte dai bambini della scuola primaria indirizzate a chi tesse i fili della guerra.

Tanti i progetti di accoglienza dei piccoli profughi che dall’Ucraina approderanno nelle nostre comunità e per i quali il ministero dell’Istruzione ha stanziato in emergenza un milione di euro per il supporto linguistico e psicologico. In una nota, viale Trastevere raccomanda le scuole di “garantire il massimo sostegno” e di avere cura di “non disperdere la rete di relazioni dei nuclei familiari e di favorire il raccordo con le comunità ucraine stabilmente inserite in Italia”.

“Le istituzioni scolastiche – si legge ancora nella comunicazione inviata agli uffici scolastici regionali – potranno fare riferimento alle esperienze di peer education e peer tutoring e all’utilizzo sperimentato di materiale didattico bilingue o nella lingua madre, nell’accogliere i bambini e i ragazzi nella comunità scolastica”.

Da par loro, gli assessori all’istruzione di varie regioni, soprattutto quelle confinanti con l’Est Europa, stanno allestendo piani per l’accoglienza di alunni in fuga dalla guerra.

 

Ester Trevisan

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