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GLI ESPERTI RISPONDONO

Sciopero, infermieri e vigili del fuoco sul piede di guerra

Infermieri in piazza per il mancato rinnovo del contratto di lavoro del comparto Sanità. 1.500 in piazza. Nelle stesse ore Bonaccini annuncia: “Firmata pre-intesa per Sanità”. Agitazione Vigili del Fuoco. Sciopero sindacati “di base” della scuola

Roma, 23 febbraio 2018 – Oggi sciopero nazionale degli infermieri, e dei Vigili del Fuoco. Il primo è stato proclamato dai sindacati di categoria Nursing-up e Nursind per il mancato rinnovo del contratto di lavoro del comparto Sanità. Il secondo dall’Unione Sindacale di Base Usb dei pompieri per avere aumenti salariali, pensioni adeguate e più tutela per gli infortuni.

Sono circa 1.500 gli infermieri stanno manifestando in Piazza Santi Apostoli a Roma. Nonostante la pioggia, molte bandiere dei due sindacati sventolano nella piazza e tanti sono gli slogan dei manifestanti, che chiedono innanzitutto “un contratto che non sia al ribasso” e “più rispetto per la professione”.

Si prevedono disagi negli ospedali e nelle sale operatorie, dove saranno garantiti i soli interventi di urgenza. Nursing-up: “Irricevibile la proposta del Governo di chiudere il contratto del comparto Sanità con la mancia degli 85 euro mensili, che dovevano costituire una base di partenza della discussione per il personale infermieristico, demansionato e invecchiato dal blocco del turnover”.

Il presidente Nursing-up Antonio De Palma: “Una bozza vergognosa di un contratto al ribasso che non tiene conto di tutte le richieste da noi avanzate in questi anni. Da qui la decisione dello sciopero e la manifestazione in piazza Santi Apostoli oggi a Roma, per chiedere alle istituzioni un cambiamento serio.  Il sindacato dice basta ai tagli lineari delle dotazioni organiche, alle deroghe indiscriminate alle ore di riposo giornaliere e al riposo settimanale, alla fuga dei giovani infermieri”.

Il contratto del comparto Sanità riguarda oltre 500.000 lavoratori:  infermieri, i più numerosi con circa 280.000 dipendenti del Servizio sanitario nazionale, e le professioni sanitarie come tecnici radiologi e di laboratorio.

De Palma ricorda anche “la futura emergenza con la carenza di 63.000 infermieri che mancheranno all’appello al 2021, stando alle ultime proiezioni, e con l’aumento del 3% dei pazienti cronici e non autosufficienti”.

Andrea Bottega, segretario nazionale Nursind: “No a un contratto in perdita, peggiorativo rispetto al precedente sia sul piano economico sia dei diritti. Fermiamo la sanità italiana, ma sarà per garantire agli infermieri un lavoro dignitoso e ai cittadini un’effettiva qualità del servizio”.

SIGLATA PRE-INTESA – Ma proprio mentre i sindacati di base erano in piazza è giunto l’accordo. Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, ed il sindacato Fp-Cgil rendono noto che è stata siglata la pre-intesa per il rinnovo del contratto del comparto Sanità, che prevede un aumento medio delle retribuzioni di 85 euro al mese. “Passo dopo passo, andiamo avanti e dopo lo sblocco del contratto delle funzioni locali – afferma Bonaccini – arriva ora il via libera ad un contratto che interessa 540mila lavoratori, fra infermieri, operatori sanitari e amministrativi del Ssn”.

VIGILI DEL FUOCO – Anche i Vigili del Fuoco incrociano le braccia, una giornata di sciopero per ottenere aumenti salariali adeguati al costo della vita, pensioni di anzianità corrispondenti al loro “lavoro usurante” e la tutela dell’assicurazione Inail per gli infortuni sul lavoro. I sindacati Usb reclamano: “Mai più precari travestiti da volontari. E sottolinenano: “Rischiamo la pelle ma ci danno uno stipendio da fame: prima ci chiamano eroi poi ci trattano come lavoratori di serie B”.

SCUOLA – Sciopero anche per sindacati “di base” della scuola SIDL, CUB Scuola Università Ricerca, Cobas della scuola, Unicobas scuola, USB P.I., SGB, USI Educazione, OR.S.A Scuola e USI SURF.

Usb: “La firma del contratto scuola da parte di Cgil, Cisl, Uil ha aperto una voragine profonda tra il sindacalismo e i lavoratori della scuola, ormai delusi dall’autoreferenzialità dei sindacati concertativi che rispondono esclusivamente all’esigenza di sopravvivenza del proprio funzionariato, da mantenere con distacchi sindacali, dimenticando le esigenze dei lavoratori”. Oggi “sarà uno sciopero vero, fondamentale per dimostrare che il mondo della scuola non si rassegna alla marginalità e all’aziendalizzazione, mettendo sul tavolo le rivendicazione per un contratto vero, per la fine del precariato di maestri, professori ed Ata, per una mobilità che consenta ai colleghi vittime della 107 di tornare a casa”.

Unicobas : “E’ un contratto inaccettabile che, dopo 12 anni di blocco, a fronte di una perdita secca di almeno 18.000 euro pro-capite, destina ‘a recupero’, alla scuola meno retribuita d’Europa, la miseria di circa 250 euro netti medi (circa 400 lordi) in tutto e ‘aumenti’ pari a 80 euro lordi (45 netti medi) distribuiti nell’anno a partire da Marzo, con Gennaio e Febbraio che passano ‘in cavallerià”.

https://www.quotidiano.net/cronaca/sciopero-23-febbraio-2018-1.3742651

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