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28 dicembre 2022

GLI ESPERTI RISPONDONO

Schillaci scopre le carte: ecco le linee programmatiche del suo dicastero

In manovra 200 mln l’anno per l’indennità di Pronto soccorso, ma l’obiettivo è “reperire maggiori risorse per le retribuzioni di tutti gli operatori sanitari”. Gli impegni e auspici del ministro

Dal decreto Tariffe per assicurare i Livelli essenziali d’assistenza alla riforma dell’Aifa. Ma c’è anche quella degli Irccs da portare a compimento. E lo stesso vale per il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale. Oltre alla priorità del reperimento di nuove risorse, necessarie non solo per il Piano nazionale contro l’antibiotico resistenza, ma anche per le retribuzioni del personale. Il ministro della Salute Orazio Schillaci scopre le sue carte e prende impegni precisi davanti al Parlamento. Il titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, infatti, ha illustrato in audizione in Senato le linee programmatiche del suo dicastero. La grande incognita, però, restano i fondi. Troppo pochi quelli previsti in legge di Bilancio, appena 2,1 miliardi, e soprattutto in gran parte destinati a fronteggiare l’inflazione e i costi energetici.

La carenza di medici e operatori sanitari rimane il problema centrale da risolvere. Di questo ne è consapevole Schillaci tanto da dire che “va inquadrata come emergenza del personale sanitario. La pandemia ha reso maggiormente evidenti le criticità sia per quanto attiene il personale medico che delle altre professioni sanitarie. Il mio impegno – ha sottolineato – sarà finalizzato alla rivalutazione del trattamento economico di chi opera nel Servizio sanitario nazionale”.
“In tale direzione – ha ricordato – va la norma che ho fatto inserire nella legge di Bilancio, finalizzata a riconoscere, per le particolari condizioni di lavoro svolto dal personale della dirigenza medica e dal personale del comparto operante nei Pronto soccorso, un incremento dell’indennità con un impegno di spesa di 200 milioni di euro l’anno, di cui 60 mln per la dirigenza e 140 mln per il comparto sanitario”. In questo senso, ha aggiunto il ministro, “il mio prossimo impegno sarà di anticipare la decorrenza al 2023 e lavorare con le Regioni per poter destinare non appena sarà possibile un maggior finanziamento per le retribuzioni di tutti gli operatori sanitari e rendere maggiormente attrattivo il lavoro”.

Non meno preoccupante per Schillaci è il fenomeno “crescente del ricorso ad appalti esterni da parte delle aziende e degli enti del Ssn per garantire i servizi assistenziali” e che va affrontato: “L’uso distorto delle esternalizzazioni, infatti, non soltanto genera un sempre più gravoso onere in capo alle strutture, ma comporta anche gravi criticità in termini di sicurezza delle cure, sia perché non sempre offre adeguate garanzie sulle competenze dei professionisti coinvolti, sia per la ridotta fidelizzazione di questi ultimi alle strutture pubbliche, derivante da ingaggi professionali spesso distribuiti contemporaneamente su più sedi, con conseguente mancanza di conoscenza da parte dei ‘turnisti’ dell’organizzazione delle unità operative in cui svolgono le loro prestazioni per poche ore nell`arco del mese”.

“Anche su questa complessa distorsione del sistema – ha ricordato -, i Nas, previa intesa con il sottoscritto, hanno effettuato specifici controlli sulle cooperative di fornitura dei servizi sanitari, da cui sono emerse anche fattispecie di frode ed inadempimento nelle pubbliche forniture, per aver inviato personale in attività di assistenza ausiliaria presso ospedali pubblici, in numero inferiore rispetto a quello previsto dalle condizioni contrattuali con l’Azienda sanitaria, o impiegato semplice personale ausiliario, privo del prescritto titolo abilitativo, anziché figure professionali socio-sanitarie (oss), e, infine, personale medico non specializzato per l’incarico da ricoprire”.
Inoltre, “è stata accertata la fornitura di medici da parte di cooperative con età anagrafica superiore a quella stabilita contrattualmente – anche sopra i 70 anni – e l’impiego esternalizzato di risorse umane non adatto a esigenze di specifici reparti ospedalieri, come la fornitura presso reparti di Ostetricia e Ginecologia di personale sanitario, tra cui medici generici, non formato a gestire parti cesarei o, ancora, personale medico da impiegare presso il pronto soccorso non specializzato in Medicina di urgenza”.

“Parallelamente – ha sottolineato Schillaci – si dovrà continuare ad agire sui vincoli di spesa che riguarda il personale per assicurare alle regioni i necessari strumenti di flessibilità, in coerenza con le dinamiche di potenziamento degli organici già avviate per rafforzare strutturalmente i servizi sanitari regionali, anche con l`obiettivo di recuperare le liste d`attesa sensibilmente aumentate a causa dell`emergenza pandemica”.

 

Accanto agli impegni, ci sono gli auspici del ministro. Uno di questi riguarda il decreto Tariffe e quindi l’importante definizione dei Lea. A che punto è l’iter? E’ attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni, come ha evidenziato Schillaci, auspicando appunto “una celere approvazione, per poter assicurare l’entrata in vigore complessiva del Dpcm sui Livelli essenziali di assistenza e procedere a una continua attività di ricognizione delle nuove prestazioni di robusta efficacia che la ricerca, le innovazioni tecnologiche sanitarie e la comunità scientifica rendono via via disponibili”.
“In tal modo – ha chiarito – si favorirà l’esigibilità, su tutto il territorio nazionale, delle prestazioni di nuova introduzione e si supereranno le disomogeneità assistenziali tra i cittadini, i quali potranno finalmente usufruire di prestazioni al passo con le acquisizioni medico-scientifiche, ormai consolidate con effetti positivi in termini di contenimento della mobilità sanitaria”. Inoltre, ha aggiunto, “l’entrata in vigore del decreto Tariffe, quindi l’effettiva adozione del nuovo nomenclatore nazionale, renderà uniforme in tutte le regioni la definizione e la qualifica delle prestazioni ambulatoriali”, cosa che “favorirà il monitoraggio delle prestazioni ambulatoriali Lea”.
Al contempo, la piena efficacia del Dpcm sui Lea, ha detto, “consentirà di affrontare quella che continua ad essere la principale sfida dei sistemi sanitari: la cronicità, ovvero le condizioni più o meno permanenti nel lungo periodo di fragilità, non autosufficienza, disabilità. La sostenibilità economica pare essere l’aspetto più arduo, ma forse il problema centrale è la difficoltà, spesso irrisolta, di realizzare un percorso che risponda alle peculiari esigenze di questi utenti”.
E sempre in tema di Lea, il ministro ha evidenziato la necessità “di avviare anche l’aggiornamento del piano nazionale della cronicità”.

Altra “misura necessaria” è “garantire la presa in carico e l’assistenza per i cittadini con malattie rare“, con il “nuovo Piano nazionale malattie rare”.

In audizione in Senato, poi, Schillaci ha posto l’accento sulla necessità di “avviare un approfondimento con specifico riferimento agli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, anche in considerazione del quadro drammatico offerto dalla progressiva riduzione dei pronto soccorso e dei punti nascita e, più in generale, dalla situazione dei singoli reparti degli ospedali pubblici”.

Nelle linee programmatiche del dicastero rientrano poi gli Ircss: “E’ mia intenzione portare a compimento entro l’anno il processo di riforma degli Irccs, il cui decreto legislativo è alle ultime battute, ricordando che il progetto è inserito nell’ambito delle misure previste per l’attuazione del Pnrr”. Ma Schillaci si è soffermato anche sul nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv): la revisione della bozza “è in corso di finalizzazione”: “Auspico che in tempi brevi si possa avviare l`iter per la condivisione del Piano in Conferenza Stato-Regioni. Il nuovo Pnpv prevede il calendario vaccinale separato dal documento principale, in modo da poterne rendere più agevole l`aggiornamento in caso di modifiche delle schedule vaccinali e/o di inserimento di nuovi vaccini”.
“Con riguardo al Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023 – ha aggiunto – proseguirà lo sviluppo, già avviato, di sistemi informativi per poter disporre di: sistemi di allerta rapida che possano identificare eventi inusuali/inattesi rispetto all`andamento atteso stagionale dell`influenza (sia dovuti a virus influenzali noti che a nuovi virus influenzali emergenti); sistemi informativi dedicati per il monitoraggio della domanda di servizi sanitari”.

Tra le priorità del suo programma, poi, c’è anche il Piano nazionale di contrasto all’antibiotico resistenza sul quale, a detta del ministro, bisogna investire: “Come noto nel ddl bilancio all’art. 94 è stata autorizzata la spesa di 40 milioni al fine di attuare le misure del menzionato Piano da me fortemente sostenuto. La resistenza agli antimicrobici (Amr), di cui l’antibiotico-resistenza (Abr) rappresenta certamente il fattore di maggiore rilevanza, è un fenomeno che nel tempo ha assunto i caratteri di una delle principali emergenze sanitarie globali. Come sapete, in assenza di azioni efficaci, la resistenza agli antibiotici di seconda linea – le opzioni di riserva per le infezioni difficili da trattare – quasi raddoppierà tra i paesi del G7 entro il 2030 rispetto al 2005. Francia e Italia sarebbero i paesi maggiormente colpiti da questo fenomeno”. E’ stato stimato, ha ricordato Schillaci, “che in Italia la resistenza agli antibiotici causerà quasi 10.800 decessi ogni anno nel periodo tra il 2015 e il 2050, una quota che rappresenta circa un terzo dei decessi d`Europa. In particolare, in Italia circa una infezione su cinque potrebbe essere causata da batteri resistenti al trattamento antibiotico entro il 2030”.

L’Aifa infine: l’iniziativa di revisione del suo ordinamento, si sa, vede d’accordo il titolare del dicastero di Lungotevere Ripa: “Il tema degli enti vigilati è sempre attuale e richiede periodici interventi di adeguamento delle relative strutture alle esigenze e all’evoluzione delle funzioni che gli stessi enti sono chiamati ad assolvere. Partendo da questo contesto, si può valutare ed apprezzare l’iniziativa di revisione dell’ordinamento dell’Aifa, la cui organizzazione risale a circa 20 anni fa, per cui era ormai maturo il tempo per intervenire e sanare l’anomalia di sistema che vedeva il presidente dell’Agenzia privo dei poteri di rappresentanza legale dell’ente”, ha spiegato in Parlamento. Non senza annunciare infine che “seguiranno altri interventi finalizzati ad attuare in maniera più organica una revisione del panorama degli altri enti vigilati“.

FONTE: NURSIND SANITA’
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