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12 dicembre 2023

GLI ESPERTI RISPONDONO

Pronto il nuovo piano pandemico 24-28. I vaccini restano strumento di prevenzione più “efficace”. In caso di necessità “sì” a misure che potrebbero limitare le libertà. Le risorse ci saranno ma dovranno essere quantificate

Ridurre gli effetti di una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria sulla salute della popolazione; consentire azioni appropriate e tempestive per il coordinamento a livello nazionale e locale delle emergenze; ridurre l’impatto della pandemia sui servizi sanitari; tutelare la salute degli operatori sanitari; informare, coinvolgere e responsabilizzare la comunità. Questi gli obiettivi che si prefigge il piano. Per raggiungerli si suggerisce, tra le altre cose, di rafforzare il personale sanitario. In fase di contenimento si prevede la possibilità di poter limitare le libertà individuali. LA BOZZA

18 GEN –

Il Governo insieme alle Regioni sono alle battute finale per la stesura del nuovo Piano pandemico 2024-2028. Il documento, sui cui si dovrà siglare l’accordo in sede di Conferenza Stato Regioni, è quasi pronto e Quotidiano Sanità è in grado di anticiparne la bozza. Il Piano, realizzato tenendo in considerazione le indicazioni pubblicate dall’OMS nel 2023 con il documento “Preparedness and Resilience for Emerging Threats Module 1: Planning for respiratory pathogen pandemics Version 1.0”, presenta alcune innovazioni rispetto al Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023.

Questo estende infatti il perimetro ai patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico, presenta una durata quinquennale e definisce un approccio metodologico che può essere applicato a pandemie con diverse caratteristiche epidemiologiche in termini di trasmissibilità, patogenicità e impatto sulla salute dei cittadini e sui servizi sanitari. Al momento però non prevede risorse per la sua realizzazione ma esse, assicurano dal Ministero, ci saranno.

“Preme sottolineare – spiega il Ministero della Salute in una nota – che il Piano si ispira alle più recenti raccomandazioni dell’OMS e dell’ECDC oltre che all’esperienza pandemica, e che è stato realizzato in collaborazione con gli istituti scientifici che si sono maggiormente distinti nella lotta alla pandemia, con gli enti competenti e i rappresentanti delle Regioni/PPAA”.

“Il Piano – precisa il Ministero – contiene ogni misura che potrebbe rendersi necessaria per proteggere i cittadini di fronte ad un’emergenza pandemica e, così come chiaramente descritto, ne prevede una modulazione, anche temporale, in base all’andamento epidemiologico, all’efficacia, e alle effettive necessità”.

“È opportuno anche sottolineare come il Piano, che rappresenta un’evoluzione rispetto a quello precedente, indirizzato alla prevenzione di una pandemia influenzale, potrà implementare, tra l’altro, misure concrete come il potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione, l’ampliamento della rete dei laboratori di microbiologia e virologia, il potenziamento della ricerca, soprattutto nei suoi aspetti traslazionali già nella prossima Conferenza Stato Regioni”, conclude il comunicato.

Gli obiettivi specifici del Piano sono i seguenti:
Obiettivo 1: ridurre gli effetti di una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria sulla salute della popolazione, riducendone la trasmissione, la morbilità e la mortalità.
Obiettivo 2: consentire azioni appropriate e tempestive per il coordinamento a livello nazionale e locale delle emergenze, ovvero negli ambiti della sorveglianza integrata, della protezione della comunità, dei servizi sanitari, dell’accesso alle contromisure e del personale sanitario.
Obiettivo 3: ridurre l’impatto della pandemia sui servizi sanitari e sociali e garantire la continuità dei servizi essenziali.
Obiettivo 4: tutelare la salute degli operatori sanitari e del personale coinvolto nella gestione dell’emergenza.
Obiettivo 5: informare, coinvolgere e responsabilizzare la comunità nella risposta ad una pandemia da agenti patogeni respiratori.

Il Piano definisce i ruoli e le responsabilità dell’insieme delle istituzioni del Ssn e delle reti di coordinamento nella preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria nell’ambito dello stato di emergenza nazionale che un tale evento determinerebbe.

Composizione del gruppo di lavoro
Con l’obiettivo di aggiornare il “Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023” è stato costituito un gruppo di lavoro che include rappresentanti di tutte le istituzioni partecipanti alla Rete italiana di preparedness pandemica influenzale (l’Iss, l’Aifa, l’Agenas, l’Inail e il Dpc) con l’integrazione di referenti dell’Ispettorato Generale della Sanità Militare (Igesan), Biotecnopolo di Siena – Centro Nazionale Anti-Pandemico (Cnap) e di esperti designati. Per il Ministero della salute hanno partecipato i referenti designati dalle Direzioni generali della prevenzione sanitaria (Dgprev), della programmazione sanitaria (Dgprog), delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale (Dgprof), dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico (Dgfdm), della ricerca e dell’innovazione in sanità (Dgric), della sanità animale e dei farmaci veterinari (Dgsaf), della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica (Dgsiss), della comunicazione e dei rapporti europei e internazionali (Dgocirei) e del Segretariato Generale (Sg).

Per le Regioni, su indicazione del Coordinamento Interregionale area Prevenzione e Sanità Pubblica (Cip) sono stati designati i referenti delle Regioni Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Molise, Puglia, Toscana, Veneto e Trento.

Metodologia
Il gruppo di lavoro così costituito ha definito i principi e la metodologia per l’aggiornamento del Piano. In particolare, si è ritenuto di garantire una continuità con il Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023, mantenendone l’architettura per il coordinamento (rete di italiana di preparedness pandemica influenzale), la valutazione del rischio e per la realizzazione di scenari epidemiologici e di impatto sui servizi sanitari (Rete Dispatch e Rete per la valutazione microbiologica del rischio pandemico).

Si è deciso, in considerazione delle nuove evidenze tecnico-scientifiche, di prendere come riferimento principale il documento realizzato dall’OMS “Preparedness and Resilience for Emerging Threats Module 1: Planning for respiratory pathogen pandemics Version 1.0”2 e di estendere il perimetro del PanFlu 2021-2023 a patogeni a trasmissione respiratoria a maggior potenziale pandemico.

È stato ritenuto prioritario, inoltre, armonizzare il Piano con l’aggiornamento della normativa a livello Europeo sul tema della preparedness e della governance dell’emergenza da parte degli organismi europei (Ce, Ecdc, Ema, Hera) e con le azioni programmatorie attualmente in corso di realizzazione o previste a livello nazionale.

Un elemento importante è stato lo sforzo di sistematizzazione e valorizzazione dell’impianto esistente in termini di normativa, strutture di governance e sistemi di sorveglianza, adottando quindi un’ottica di coordinamento e di sviluppo armonico delle interazioni tra gli attori coinvolti nella preparazione e risposta ad un’emergenza pandemica.

Come già descritto, è stato ritenuto fondamentale realizzare una sintesi dell’approccio metodologico rivolto alla valutazione del rischio di efficace trasmissione interumana in caso di un patogeno a trasmissione respiratoria a potenziale pandemico, considerando la variabilità delle caratteristiche epidemiologiche, microbiologiche e cliniche che questo potrebbe avere, e alla realizzazione di scenari di diffusione epidemiologica e di impatto sui servizi sanitari.

Infine, sono state considerate le riflessioni emerse a seguito dell’esercizio di simulazione (Simex) “Mosaico” realizzato a livello nazionale nell’ambito del PanFlu 2021-2023 e di seguito riassunte come aree da sviluppare nel Piano. In particolare, la Simex “Mosaico” ha evidenziato l’opportunità di introdurre nella nuova pianificazione principi di gradualità nel passaggio dalla fase “interpandemica” a quella di “allerta pandemica”, di chiarire la definizione della fase di “allerta pandemica” e di definire segnali per i passaggi di fase e per l’attivazione dei piani regionali. Inoltre, l’esercizio di simulazione ha posto l’attenzione sull’importanza dell’armonizzazione della gestione dei flussi informativi internazionali e dei segnali di allerta; sulla definizione delle funzioni e dei ruoli delle reti di governance, delle procedure per il loro funzionamento, della loro composizione e della loro interazione con il livello decisionale.

Elementi essenziali di programmazione
La programmazione di questo Piano si basa su alcuni elementi essenziali:
• Pianificazione per fasi operative: le attività, descritte in modo schematico nella sezione E “Azioni nelle fasi operative”, sono pianificate in modo sequenziale per garantire una risposta graduale e mirata in caso di una pandemia.
• Definizione di ruoli e responsabilità: nelle tabelle disponibili nella sezione E “Azioni nelle fasi operative” sono chiaramente definiti i ruoli e le responsabilità dei diversi soggetti a livello nazionale e regionale per l’attuazione delle misure. Nella sezione C.1. “Coordinamento dell’emergenza” è riportata la normativa di riferimento a livello nazionale che definisce i ruoli del Dipartimento della Protezione Civile, del Ministero della Salute e degli enti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), delle Regioni/PPAA e sono descritte le reti e i network istituiti nell’ambito del “Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023”, le loro funzioni e i loro aggiornamenti per le finalità dell’attuale Piano.
• Ciclo di monitoraggio e valutazione: si sviluppa un ciclo continuo di monitoraggio e valutazione del Piano per garantire l’adozione delle misure previste e per disporre di informazioni aggiornate per guidare il processo di implementazione e aggiornamento del piano.

Questi elementi contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi del Piano, rafforzando la preparazione e la capacità di risposta a una futura pandemia a livello nazionale e locale.

Il documento prevede due sezioni generali, “A. Introduzione” e “B. Pianificazione” mentre gli approcci e le azioni da intraprendere sono declinati nelle sezioni successive.

La sezione “C. Sistemi e capacità per la preparazione e risposta” si articola in sette capitoli che descrivono i sistemi attualmente disponibili, le principali azioni e gli approcci trasversali nei diversi ambiti di intervento che sono tra loro interconnessi e costituiscono i pilastri fondamentali per la preparazione, la risposta e la resilienza alle emergenze sanitarie.

Nella sezione “D. Fasi operative, segnali e valutazione del rischio” viene descritto l’approccio metodologico operativo per la gestione delle allerte internazionali e nazionali, la valutazione del rischio, i principali parametri per l’interpretazione epidemiologica della pandemia e la valutazione del rischio, la descrizione delle fasi operative e la metodologia per definire il passaggio tra le fasi operative.

La sezione “E. Azioni nelle fasi operative” presenta, in forma tabellare, le principali azioni che devono essere intraprese nelle diverse fasi operative.

Tra i principali ambiti di attività, il piano prevede:
• Rafforzamento dei Dipartimenti di prevenzioni delle ASL. Durante la fase di risposta saranno importanti le attività di contenimento o rallentamento della trasmissione attraverso accertamenti diagnostici estesi e il tracciamento sistematico dei contatti. Per questo saranno definiti gli standard organizzativi e di personale dei Dipartimenti di prevenzione, alla luce del nuovo assetto della prevenzione collettiva e di sanità pubblica previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
Potenziamento dei laboratori di virologia e microbiologia. Con l’obiettivo di disporre sul territorio nazionale di capacità di laboratorio adeguate ai fini di sorveglianza, diagnostica, ricerca avanzata, il Piano prevede un’attività di ricognizione delle strutture attualmente esistenti e delle loro attività per un loro potenziamento.

• Ricerca. Per sistematizzare e rafforzare il coordinamento nazionale della ricerca in termini di infrastrutture e meccanismi facilitanti il rapido sviluppo di RCT e la creazione di coorti per la sorveglianza clinica attive anche nei periodi inter-pandemici è stata prevista l’istituzione di una rete di ricerca a copertura nazionale e la realizzazione di un piano nazionale per la ricerca.

• Valutazione del rischio microbiologico e di previsione e realizzazione di scenari pandemici. il rafforzamento/consolidamento delle funzioni di valutazione del rischio microbiologico e di previsione e realizzazione di scenari pandemici con valutazioni di impatto sulla salute umana e sulla tenuta dei servizi sanitari da realizzare in fase interpandemica da parte di esperti (Errore. L’origine riferimento non è stata trovata.):
– Rete MiRiK (MIcrobiologic pandemic RIsK Assessment): per la valutazione di natura microbiologica del rischio pandemico;
– Rete DISPATCH (epiDemic Intelligence, Scenari Pandemici, vAluTazione risCHio): per la valutazione del rischio di diffusione e impatto pandemico sulla salute umana e sui servizi sanitari.

 Il rafforzamento del coordinamento tra gli enti nazionali e le Regioni/PPAA tramite la Rete italiana di Preparedness Pandemica che recepisce le valutazioni del rischio realizzate dalle reti tecniche (Errore. L’origine riferimento non è stata trovata.) ed elabora pareri per il Ministro sul passaggio di fase, nonché pareri sulle azioni da implementare e garantisce il confronto tra le diverse istituzioni sia nella fase interpandemica che di allerta e risposta.

 il potenziamento della sorveglianza integrata per patogeni a trasmissione respiratoria che possa rilevare e integrare dati da più fonti informative per fornire un quadro il più esaustivo possibile delle allerte potenziali sul territorio nazionale;

 lo sviluppo di un sistema strutturato di rilevazione e analisi di allerte nazionali e internazionali con dei criteri condivisi anche tramite la realizzazione di una sala operativa per la gestione di informazioni relative allo stato di preparazione a livello nazionale e a minacce potenzialmente pandemiche presso il Ministero della salute (PHEOC-Public Health Emergency Operations Centre);

• Contromisure mediche. La definizione di una strategia a medio-lungo termine per la gestione delle contromisure mediche necessarie per fronteggiare una eventuale pandemia che tenga in considerazione tanto l’efficacia che la sostenibilità e che permetta l’integrazione tra le scorte regionali di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e Dispositivi medici (DM) previste dal PanFlu 2021-2023 e le scorte nazionali di farmaci. In questa prospettiva il piano prevede la valutazione della possibilità di adottare strumenti per la costituzione di scorte immateriali come la sottoscrizione di Joint Procurement Agreement (JPA) per i vaccini influenzali prepandemici e la valutazione della sottoscrizione di contratti di prelazione per l’acquisto di farmaci eventualmente ritenuti utili per la preparazione;

• Esercizi di simulazione. La promozione della realizzazione di esercizi di simulazione per testare e migliorare i meccanismi di allerta e risposta a livello nazionale e regionale come strumento fondamentale della pratica di sanità pubblica.

• una stima delle risorse necessarie per la sua implementazione tanto a livello regionale che nazionale a cui seguirà una richiesta di finanziamento, in continuità con quanto già realizzato per il PanFlu 2021- 2023.

Un ruolo rilevante viene attribuito ai vaccini. Nel documento si riconosce come, nel contrasto ad una pandemia, “i vaccini rappresentano le misure preventive più efficaci, contraddistinte da un rapporto rischio-beneficio significativamente favorevole. La vaccinazione è caratterizzata da uno spiccato valore solidaristico, in quanto i singoli individui hanno la possibilità di apportare, attraverso la scelta di vaccinarsi, un contributo concreto volto alla protezione di se stessi e, allo stesso tempo, della collettività, in particolare delle persone più fragili. Pertanto, è cruciale la sensibilizzazione delle persone attraverso una comunicazione semplice ed efficace dei benefici e dei rischi correlati a tale atto, contrastando la disinformazione e fornendo risposte adeguate alle preoccupazioni e alle incertezze. Nella comunicazione di una eventuale campagna vaccinale pandemica, devono altresì essere opportunamente chiariti i limiti della vaccinazione, che deve essere comunque affiancata dall’adozione di buone norme di prevenzione volte al contenimento del contagio”.

Nel contrasto ad una pandemia, si prevede anche in questo caso, come già successo negli anni del Covid, la possibilità di assumere decisioni che vadano a limitare la libertà personale. “Un contesto nell’ambito del quale il diritto alla tutela della salute esige limitazioni di altre libertà del singolo e della collettività è sicuramente quello che si caratterizza per la diffusione di malattie infettive: l’epidemia è un fatto emergenziale, empiricamente individuato e scientificamente provato, che mettendo in pericolo la salute dei singoli e la sopravvivenza della comunità nel suo insieme, impone al decisore pubblico di individuare le soluzioni idonee a neutralizzare o minimizzare i rischi anche attraverso le limitazioni di distinti diritti e libertà fondamentali”, si spiega nel piano.

La possibilità di introdurre limitazioni alle libertà fondamentali per accadimenti legati alle esigenze di tutela della salute “non discende solo dalla sua coessenziale natura di ‘interesse della collettività’ che lo riconduce nel novero dei diritti sociali ma anche dal principio fondamentale di solidarietà sociale evincibile dall’art. 2 della Costituzione in forza del quale ciascun consociato è tenuto a rinunciare ad una quota dei diritti della propria sfera di libertà per esigenze superiori connesse alla comune appartenenza ad una comunità organizzata vieppiù quando sia messa in pericolo la sua stessa esistenza. Il diritto alla salute, pur non potendo in alcun caso assumere, nei giudizi di bilanciamento dei valori costituzionali, i connotati del c.d. diritto tiranno, rappresenta oggettivamente una vera e propria precondizione per il riconoscimento e per la effettiva fruibilità dei diritti di libertà. Infatti, proprio in ragione della sua natura bivalente, il diritto alla salute giustifica, nelle situazioni di emergenza sanitaria di conclamata gravità, l’adozione di misure che limitano quei diritti fondamentali dell’individuo il cui pieno esercizio è, tuttavia, incompatibile con le misure di prevenzione e di contrasto della pandemia necessarie, secondo i più accreditati protocolli scientifici, alla tutela della salute individuale e collettiva”, si legge.

Coordinamento dell’emergenza, quadro normativo di riferimento. Di fronte ad una pandemia di carattere eccezionale, si può presentare la necessità e l’urgenza di adottare misure relative ad ogni settore e un necessario coordinamento centrale che solo il Presidente del Consiglio dei ministri può svolgere in ragione della sua posizione di garante dell’unità di indirizzo politico e amministrativo che assicura promuovendo e coordinando l’attività dei ministri. “In questo contesto – si legge nel Piano – il tradizionale strumento dell’ordinanza contingibile e urgente adottata dal Ministro della Salute, pur mantenendo un ruolo centrale nella gestione dell’emergenza, appare non sufficiente per il governo complessivo della molteplicità di interessi e di settori incisi dall’emergenza sanitaria. La scelta del Dpcm quale strumento centrale di governo dell’emergenza sanitaria riflette dunque la posizione costituzionale del presidente del Consiglio quale garante dell’unità di indirizzo dell’azione di governo e di bilanciamento dei molteplici interessi pubblici”.

Le risorse restano però un’incognita. Il sostegno sul Piano finanziario è fondamentale sia per la fase di “prevenzione, preparazione e valutazione del rischio”, per le fasi di “allerta” e “risposta”, sia nelle fasi successive fino alla piena ripresa dell’operatività dell’intero sistema economico-produttivo, della sicurezza sociale, assistenziale e sanitaria italiana. “Le possibili fonti di finanziamento da utilizzare a copertura delle spese emergenti derivanti dall’applicazione del nuovo Piano sopra citate sono solo ‘teoriche’ in quanto per l’identificazione effettiva delle coperture finanziarie si rinvia alle valutazioni governative basate sulla verifica degli oneri e delle relative coperture sul saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato, sul saldo di cassa delle amministrazioni pubbliche e sull’indebitamento netto del conto consolidato delle pubbliche amministrazioni”.

Interventi non farmacologici per la popolazione generale. Gli interventi non farmacologici (noti anche come interventi di mitigazione comunitaria, “Non pharmacological interventions”, NPI) sono un gruppo eterogeneo di misure di prevenzione che le persone e le comunità possono adottare. Tra questi, ad esempio, si possono annoverare: chiusura attività lavorative non essenziali, chiusura delle scuole, distanziamento fisico, limitazione degli assembramenti, limitazione degli spostamenti e uso di mascherine.

“Gli Npi giocano un ruolo di rilievo sulla capacità di controllare la circolazione del patogeno per determinarne la soppressione/controllo. Essi quindi sono applicabili, sia pure in tipologia e modalità diversa, sia nelle fasi di contenimento che di controllo. Alcuni Npi, possono incidere sulle libertà personali (ad esempio, quarantena/isolamento) e devono essere sostenuti sia da un processo decisionale trasparente basato sulle conoscenze e sulle evidenze disponibili sia da solidi quadri giuridici ed etici identificati già in fase di prevenzione, preparazione e valutazione del rischio e in fase di allerta”, si spiega.

Organizzazione ospedaliera. Nel corso della pandemia da Sars-CoV-2, sono state adottate alcune misure di potenziamento (Decreto-Legge n. 34 del 19 maggio 2020, convertito con modificazioni nella Legge n. 77 del 17 luglio 2020 e Circolare n. 11254 del 29/05/2020) che hanno previsto un incremento strutturale delle dotazioni ospedaliere:
– 0,14 posti letto per 1.000 abitanti di Terapia Intensiva, comprensiva dell’adeguamento dei posti letto di terapia intensiva nei centri Hub pediatrici, con dotazione a regime di 8.679 posti letto, di cui 3.500 di nuova attivazione;
– 0,07 posti letto per 1.000 abitanti di Terapia semintensiva, di cui il 50% dotati di strumentazione di ventilazione invasiva e monitoraggio per l’immediata conversione in posti letto di Terapia Intensiva, ed il restante 50% dotati di ventilatori non invasivi, con dotazione a regime di 4.225 posti letto complessivi, di cui 2.113 convertibili in posti letto di Terapia Intensiva.

Il potenziamento strutturale dei posti letto previsti dal DL 34/2020 risulta allo stato ancora in fieri e non ancora completato, con uno stato di realizzazione diversificato a livello regionale: nei Piani pandemici regionali sarà necessario programmare la risposta in caso di pandemia facendo riferimento alle dotazioni attuali, prevedendo modifiche in base alla progressiva attivazione di nuovi posti letto”.

Organizzazione territoriale. La nuova organizzazione prevede l’introduzione di” modelli organizzativi ed assistenziali innovativi che presentano le caratteristiche di aggregazione e univocità di governo necessarie per supportare efficacemente lo sforzo organizzativo legato ad una emergenza pandemica”. Alcuni di questi, come le Case della Comunità, gli Ospedali di comunità, le Centrali Operative Territoriali, sono finanziati e monitorati quali obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) Missione 6 Salute Componente 1, ed altri come la Centrale Operativa, le Unità di continuità Assistenziale (Uca), gli Infermieri di Famiglia e Comunità (Ifc) sono stati finanziati con la manovra 2022.

Lo stato di realizzazione di questo disegno organizzativo risulta tuttavia molto diversificato a livello nazionale: di conseguenza “nei Piani pandemici regionali sarà necessario fare riferimento all’assetto dei servizi territoriali in essere e programmare la loro risposta in caso di pandemia, prevedendo comunque la possibilità di apportarvi modifiche in base alla progressiva evoluzione dei servizi verso i nuovi modelli organizzativi realizzata nel periodo di valenza del Piano”.

Personale sanitario. La possibilità di fare affidamento su una forza lavoro adeguata sia in termini quantitativi che qualitativi rappresenta un elemento fondamentale per assicurare un’opportuna risposta in caso di insorgenza di un evento pandemico. La disponibilità di personale sanitario opportunamente formato rappresenta uno strumento fondamentale non solo per rafforzare l’assistenza sanitaria territoriale e per migliorare la salute della popolazione, ma anche per costruire un senso di fiducia nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale. Al fine di assicurare di avere a disposizione una forza lavoro adeguata, sia qualitativamente che quantitativamente, per mettere in campo le azioni necessarie nelle diverse fasi dell’evento pandemico, appare necessario predisporre azioni volte a rafforzare il personale a disposizione.

Formazione. La formazione sulle tematiche correlate ai piani pandemici è considerata elemento essenziale per la risposta alle allerte e agli eventi pandemici (in tutte le fasi), in particolare relativamente alle attività di preparedness. La pandemia da Covid ha avuto un impatto sui sistemi sanitari e ha fatto emergere in modo chiaro il ruolo strategico della formazione in sanità pubblica di tutto il personale che si occupa di salute a vario titolo.

Contenimento. In fase di risposta (contenimento) si attuano le azioni necessarie per contenere la diffusione dell’epidemia, quali: misure di contenimento su base locale, (isolamento dei casi, quarantena dei contatti, test diagnostici e assistenza sanitaria, etc.) che vengono immediatamente attivate dalle autorità sanitarie (ovvero Aziende sanitarie locali o provinciali, sindaci e presidenti di Regione); misure previste dal piano di contingenza patogeno-specifico realizzato in fase di allerta che, per limitare la diffusione territoriale, possono caratterizzarsi per la necessità di un’implementazione tempestiva, anche in presenza di informazioni limitate secondo il principio di precauzione.

Tra le possibili misure che potrebbero essere identificate all’interno del piano di contingenza troviamo, ad esempio: chiusura delle scuole, chiusura delle attività lavorative non essenziali, distanziamento sociale, limitazione assembramenti e permanenza a casa.

“Questo piano – conclude il documento – rappresenta, quindi, uno strumento di pianificazione per la fase interpandemica e uno strumento tecnico a supporto delle decisioni che possono essere adottate ai diversi livelli amministrativi e da diversi attori nelle fasi di allerta e risposta”.

Giovanni Rodriquez

FONTE: QUOTIDIANO SANITA’
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