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23 giugno 2021

GLI ESPERTI RISPONDONO

Pescara. Infermiera aggredita perché nega l’ingresso fuori orario visite. La denuncia del NurSind.

Ennesima aggressione a personale Infermieristico, per aver negato l’ingresso ai parenti dopo l’orario di visita.  L’episodio del 6 agosto scorso è venuto alla luce soltanto ora dopo la denuncia da parte del NurSind, che ha inviato una nota anche al Direttore Generale della AUSL di Pescara, Armando Mancini.

La Segreteria Territoriale NurSind di Pescara, denuncia le condizioni l’ingovernabilità delle attività cliniche e assistenziali, visti gli atti di violenza che si verificano sempre con maggiore frequenza in quei reparti che hanno il problema del sovraffollamento.

I fatti:

L’infermiera aveva invitato a uscire i parenti che si erano trattenuti oltre l’orario consentito di visita, per poter poi sbrigare le attività di cura e garantire la privacy ad alcuni pazienti ricoverati lungo il corridoio.

Ma in seguito alla morte di una degente, l’infermiera ha invitato i congiunti del defunto a entrare nel reparto, ma i familiari di un altro paziente, che avevano intenzione anch’essi di entrare, di fronte al rifiuto hanno inveito contro l’infermiera sia con un’aggressione verbale che fisica, convinti di aver subìto un’ingiustizia e sostenendo che vi fossero dei favoritismi.

L’infermiera è stata costretta a rivolgersi alle cure dei medici del pronto soccorso, dopo le quali ha attivato la pratica Inail, ha sporto denuncia all’autorità giudiziaria e ha redatto la scheda di incident reporting. Le attività assistenziali, depauperate per l’infortunio dell’infermiera, hanno subito un rallentamento gravando unicamente sulla restante infermiera di turno e sui due OSS.

Gli atti di violenza a danno del personale sanitario, nel P.O. di Pescara, – spiega il Segretario Territoriale NurSind Antonio Argentini –  si verificano sempre con maggiore frequenza nei reparti che hanno l’annoso problema del sovraffollamento: Geriatria, Medicina, centri di Salute Mentali, Psichiatria ed in particolare presso il Pronto Soccorso, eventi puntualmente denunciati dal sindacato NurSind ma invano.

La situazione descritta – continua Argentini – genera negli operatori sanitari frustrazione, malessere fino a giungere a fenomeni di burnout ed infine, il degrado e la disorganizzazione, esasperano gli animi dei degenti e parenti che sfogano la loro rabbia in modo irrazionale, inaccettabile e ingiustificabile contro il personale a loro prossimo.

Un reparto non può accogliere in modo indefinito i ricoverati posti lungo i corridoi – afferma – o presso altre unità operative; l’ingovernabilità delle attività cliniche ed assistenziali favoriscono l’insorgenza di eventi avversi.

Il rischio di subire violenze sul posto di lavoro, si registra come fenomeno in aumento fra gli operatori sanitari, sempre più esposti a causa del contatto diretto con l’utenza.

Lo conferma la letteratura, la quale evidenzia però, che non sempre tali eventi sentinella (evento avverso di particolare gravità che merita l’individuazione e implementazione di adeguate misure correttive) vengono segnalati: le cause di tali “omissioni” sono riconducibili spesso alla convinzione che le manifestazioni di violenza dei pazienti o dei familiari rientrino nell’ordinario.

Eppure il Ministero della Salute nel 2007 ha pubblicato una raccomandazione al riguardo (n.8), nella quale si incoraggiava l’adozione di iniziative e programmi volti a prevenire gli atti di violenza e/o attenuarne le conseguenze negative attraverso opportune iniziative di protezione e prevenzione.

Senza dubbio la parola protezione disegna uno scenario all’interno del quale operano le forze dell’ordine, operatori addetti alla sicurezza, servizi di videosorveglianza.

La parola prevenzione, al contrario, ci proietta in una dimensione nella quale il vero protagonista è proprio l’infermiere, il quale deve essere in grado di mettere in campo strategie utili a proteggere sé stesso ed i colleghi da possibili comportamenti aggressivi. La prevenzione, tuttavia, deve presupporre una certa conoscenza di azioni o atteggiamenti tendenti alla esacerbazione di atti di violenza.

Luck e collaboratori (2007) nel loro studio propongono l’osservazione di comportamenti facilmente identificabili, che indichino un potenziale atteggiamento ostile ed aggressivo. A tale escalation hanno dato un acronimo, STAMP: sguardo fisso, tono di voce, ansia, borbottio, camminare avanti e indietro.

Tale conoscenza si raggiunge giocoforza attraverso la formazione: attività da realizzarsi con il contributo di esperti in grado di trasferire agli operatori le giuste modalità, non solo di osservazione, ma anche comunicativo-comportamentali grazie alle quali far fronte ad una possibile degenerazione del frangente in atto di violenza.

Il personale sanitario pur operando con diligenza e professionalità non riesce a soddisfare completamente i bisogni assistenziali a causa delle inefficienze determinate da:

  • inadeguata organizzazione,
  • personale insufficiente
  • sovraffollamento

La scrivente Oganizzazione Sindacale NURSIND chiede:

  • l’applicazione ad opera del Risk management di audit e root cause analysis, obbligatorie in casi di eventi sentinella;
  • il rispetto degli orari di visita;
  • la presenza di una guardia armata;
  • aumento del personale;
  • alternative ai ricoveri nei corridoi;
  • fornire risposte adeguate, sul territorio, nella gestione della cronicità;
  • istituzione di infermieri “case manager”;
  • adozione di un nuovo modello organizzativo per “Intensità di cura e complessità assistenziale”, adottato con successo in regioni virtuose;
  • creazione dell’ospedale di comunità a direzione infermieristica;
  • creazione presso le UCCP o Case della salute di ambulatori infermieristici;
  • corsi di formazione per riconoscere e fronteggiare eventi aggressivi;

ed infine, per scoraggiare nuovi atti di violenza, promuovere una campagna divulgativa, a cura del Management Aziendale ed U.R.P., in cui l’Azienda dichiara la totale condanna verso condotte aggressive perpetrate a danno degli operatori sanitari.

Il Direttivo Regionale NurSind Abruzzo e quello Territoriale di Pescara, vigilerà attentamente sull’implementazione di azioni di miglioramento e sull’applicazione di quanto indicato dalle norme vigenti, se la risposta sarà inadeguata, procederemo per le vie giudiziarie.

Il nostro obiettivo è: garantire risposte di salute soddisfacenti ai cittadini prevenendo di conseguenza gesti pericolosi per l’incolumità dei professionisti.

Antonio Argentini

Segretario  Territoriale NurSind di Pescara

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