I dati sulla rappresentatività elaborati dall’ARAN in vista della prossima stagione di rinnovi contrattuali hanno evidenziato una forte crescita del Nursind, in controtendenza rispetto alla riduzione registrata dai sindacati confederali.Il Segretario Nazionale Andrea Bottega ha affidato al comunicato stampa che riportiamo la soddisfazione per il risultato certificato, tanto maggiore considerando che Nursind è l’unico sindacato che, nel Comparto, poggia solo e soltanto sugli infermieri, e non anche su altri profili professionali.

Un consenso che conferma, secondo Bottega, la fiducia che gli infermieri italiani ripongono nel progetto e nel metodo di Nursind, per portare la professione ad affrancarsi dal giogo cui è stata costretta da decenni di disorganizzazione, abuso e misconoscimento.

Il Nursind si siederà ai tavoli con due convinzioni su tutte: non saranno accettate riforme a costo zero che pesino sui lavoratori, e i rinnovi dovranno garantire adeguamenti salariali degni di tale nome.

 

COMUNICATO STAMPA DIREZIONE NAZIONALE NURSIND 

Dati Aran rappresentatività: grande crescita del sindacato infermieristico Nursind, il vero vincitore delle ultime elezioni RSU nel comparto sanità.

Direttivo nazionale NurSind

Sono stati pubblicati dall’Aran i dati, certificati dal comitato paritetico, sulla rappresentatività del triennio 2016-2018 che, nel caso del comparto sanità, sono da ritenersi definitivi visto che in questo comparto non si sono avuto cambiamenti e quindi non sono possibili ulteriori aggregazioni di sindacati.

I dati elettorali erano già in qualche modo noti, l’elemento di novità è rappresentato dal numero di deleghe che ogni sindacato può far valere a seguito del censimento al 31 dicembre 2014.

Anche in questo caso, come per il dato elettorale, il sindacato che più di altri è riuscito a crescere è il sindacato infermieristico Nursind.

In generale si nota una perdita del sindacato confederale a favore dei sindacati autonomi anche se forse i sindacati più numerosi hanno anche risentito dal calo dei sindacalizzati. Infatti il numero complessivo di deleghe diminuisce da 278.810 del 2011 a 275.913 del 2014 ( – 2.897) di pari passo con la diminuzione del personale dipendente. Da tenere conto però che in quest’ultima rilevazione sono state censite anche le deleghe del personale a tempo determinato altrimenti, a parità di condizioni, la perdita dei sindacati confederali sarebbe stata ancor più vistosa.

“Siamo particolarmente soddisfatti del risultato ottenuto perché questi dati sono rilevati all’indomani di un anno, il 2014, che ha visto Nursind particolarmente attivo nell’ambito professionale e sindacale – commenta il segretario nazionale Andrea Bottega -, un impegno che è continuato anche in questi anni e che ci ha portato a livelli di rappresentanza notevoli e che, visto i dati, è stato gradito dai colleghi.”

Dobbiamo pensare che i dati Nursind sono riferiti a una sola categoria del comparto e non all’insieme di tutti i dipendenti come per le altre organizzazioni.

“Con questi dati – continua Andrea Bottega – gli infermieri italiani hanno voluto mandare un segnale forte alla parte datoriale: vogliamo una maggiore valorizzazione economica e organizzativa, siamo stanchi di essere considerati la manodopera della sanità, una figura polivalente che tutto è chiamata a fare tralasciando anche ciò che proprio della nostra autonomia professionale.”

Una crescita che ha definito il valore del sindacato infermieristico nel panorama sindacale e che ha indicato da che parte vogliono stare gli infermieri. Nursind, per voti e per deleghe, è il vero vincitore di questa tornata e di ciò si deve tener conto.

“Con questo mandato – conclude il segretario nazionale Nursind – noi siederemo ai tavoli contrattuali dichiarando sin d’ora la nostra indisponibilità a sottoscrivere accordi a costo zero. Di riorganizzazioni con solo oneri a carico dei lavoratori e senza spesa per il datore di lavoro, non se ne parla nemmeno. Le retribuzioni sono ferme dal 2010 e questo governo stanzia per il rinnovo contrattuale fino al 2018, con il DPCM 18 aprile 2016, lo 0,4% del monte salari, cioè 4 euro lordi mensili. Decisamente una presa in giro.”