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17 GIUGNO 2019

Violenze in corsia, allarme negli ospedali: chi salva medici e infermieri?

Secondo un’indagine Simeu, in due strutture su tre (il 63%) è avvenuto almeno un episodio di violenza contro il personale medico. Un fenomeno che nel 2018 è anche peggiorato

Il fenomeno delle aggressioni fisiche al personale medico occupato nei vari pronto soccorso nazionali sta diventando preoccupante. Una scia di violenze in corsia sempre più lunga, che necessita di un cambio di tendenza, per salvaguardare quelle persone che, giorno e notte, si adoperano per aiutare e spesso salvare la vita, a chi finisce al Pronto Soccorso. Secondo una indagine condotta da Simeu, la Società italiana di medicina di emergenza urgenza, tra l’1 marzo e il 30 aprile del 2017, in un Pronto Soccorso su tre (il 63%) si è verificato almeno un episodio di violenza contro medici o infermieri. Una percentuale ‘pesante’, risultato di uno studio che ha coinvolto 218 strutture di medicina d’emergenza-urgenza, pari al 33% di quelle presenti sul territorio nazionale, che sono in totale 667. Un problema che non sembra legato ad una particolare area geografica o al tipo di struttura, visto che l’indagine è stata effettuata su strutture di 20 Regioni diverse, con 53 Pronto Soccorso, 111 Dipartimenti Emergenza Accettazione (DEA) di primo livello e 54 di secondo livello.

Allarme sanità, boom di aggressioni a medici e infermieri: “In pochi denunciano”

Se questi dati risalgono al 2017, nell’anno in corso (2018) la situazione è peggiorata in tutte le Regioni, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, passando per Lazio e Campania. Come confermato da Simeu “nel 50% dei casi le aggressioni si sono verificate dove il problema sovraffollamento risulta più grave”. Una situazione che si fa ancora più grave considerando che questi numeri riguardano soltanto le aggressioni fisiche e violente, senza contemplare gli insulti verbali e le intimidazioni di cui è vittima il personale medico durante lo svolgimento del lavoro.

Gli ultimi episodi

In effetti, non bisogna andare troppo lontano con la memoria per trovare episodi di cronaca che hanno come teatro ospedali e Pronto Soccorso, e medici e infermieri come vittime. Nel mese di aprile 2018 cinque membri del personale dell’ospedale Pellegrini di Napoli sono rimasti feriti durante una mattinata di ordinaria follia, in cui sono stati aggrediti dal paziente che stavano curando. Nello stesso periodo è avvenuto un caso simile all’ospedale Civico di Palermo, dove un infermiere è stato aggredito due volte nel giro di poche ore, tra pugni, inseguimenti e medici barricati nelle stanze. Rimanendo in Sicilia, anche l’ospedale Vittorio Emanuele di Catania ha visto nel passato recente un episodio di violenza inaudita, in cui un vero e proprio ‘branco‘, si è accanito contro un medico che non aveva voluto rivelare l’identità di un’altra persona ricoverata, cosa tra l’altro prevista dalla legge. E purtroppo la lunga e triste lista potrebbe continuare all’infinito, dalla dottoressa violentata in guardia medica, al medico di Matera, finito con una gamba spezzata per essersi rifiutato di produrre un certificato falso.

Catania, medico aggredito in ospedale: il video

Allarme sanità

Un allarme sanità confermato anche dai dati dell’Inail e del ministero della Salute: ogni anno sono circa 1.200 le aggressioni ai danni del personale medico, di cui 7 su 10 hanno come vittime delle donne. Un fenomeno terribile che richiede un cambio di tendenza, come ricorda il presidente nazionale Simeu, Francesco Rocco Pugliese: “L’emergenza-urgenza è sola davanti al profondo cambiamento in atto un cambiamento epocale che richiede una profonda trasformazione organizzativa, per far fronte al mutare delle richieste di salute dei pazienti, sempre più anziani e pluripatologici, e alle trasformazioni in atto nel sistema sanitario”.

“L’aggravarsi delle violenze contro il nostro personale sanitario – prosegue Pugliese – è certamente anche frutto di un disallineamento fra la realtà quotidiana e la direzione strategica delle politiche sanitarie nazionali: il sovraffollamento, principale causa di difficoltà fra mediti e pazienti, è un problema non solo stagionale ma endemico dei nostri pronto soccorso. Tuttavia resta senza soluzione. I pronto soccorso non hanno personale a sufficienza e la nostra competenza specifica è una risorsa che non sempre viene sfruttata a pieno nell’organizzazione sanitaria”.

Proprio in questo contesto si terrà, a partire dalle ore 15 di domani, giovedì 24 maggio, al teatro Sistina di Roma, l’XI Congresso nazionale Simeu, in cui professionisti ed esperti affronteranno vari temi, dalla violenza in corsia ai nuovi percorsi di cura, confrontando anche la situazione della medicina d’emergenza in Italia con quello che accade nel resto d’Europa e negli Stati Uniti.

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