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anno I numero 1 - OTTOBRE / NOVEMBRE / DICEMBRE 2018

10 DICEMBRE 2018

[Il punto] Dove finiscono i nostri soldi: in arrivo la lettera del Fisco con tutti gli importi in dettaglio

Un conto da 172 miliardi di euro presentato ogni anno dallo Stato ai cittadini. Come vengono utilizzati quei denari? Cosa si fa per recuperare i 111 miliardi di euro evasi?

di Cristiano Sanna   –   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Qualcuno ricorda ogni tanto, come si ricorda di malavoglia una barzelletta amara, la frase dell’ex ministro dell’Economia, Padoa-Schioppa, che disse che “pagare le tasse è bellissimo”. Il conto che lo Stato presenta agli italiani ogni anno, secondo gli ultimi dati disponibili e commentati dalla Cgia di Mestre (relativi a tre anni fa), dice che tanta bellezza leva dalle tasche dei cittadini in media 8 mila euro che diventano 12 mila euro se si considerano i contributi previdenziali. A rendere meno bella la cosa bellissima di cui parlava un ciarliero Padoa-Schioppa è la tendenza all’aumento costante delle entrate tributarie, salite di oltre 80 punti percentuali nelle casse dello Stato a fronte di un’inflazione che negli ultimi 20 anni è aumentata del 43 per cento. Ma che fine fanno, esattamente, i soldi delle “nostre” tasse? Come impiega lo Stato i proventi del prelievo fiscale? A fare chiarezza è la lettera che l’Agenzia delle Entrare sta inviando a tutti i contribuenti alla vigilia del nuovo “giro” di dichiarazioni dei redditi.

Dove finiscono i nostri soldi

La lettera con tutte le voci tra cui viene ripartito il nostro gettito fiscale è una novità del “cassetto” online in cui si trova anche il 730 precompilato. L’Agenzia delle Entrate spiega che gli interessati all’invio della lettera sono circa 30 milioni di interessati e che l’iniziativa mira a renderci un po’ più partecipi alle dinamiche del prelievo fiscale e un po’ meno soggetti contribuenti di cui conta solo il codice fiscale. Andando in dettaglio, ecco come lo Stato utilizza il denaro proveniente dal pagamento delle tasse: il 21,3% copre il finanziamento delle pensioni, il 19,3% va alla Sanità, l’11% va a pagare il debito pubblico. Spulciando ancora tra le voci in dettaglio: il 10,9% del gettito fiscale viene destinato all’Istruzione, l’8,8% va alla Difesa, all’ordine pubblico e alla sicurezza. I servizi della Pubblica amministrazione ricevono l’8,3%, con le tasse pagate lo Stato finanzia il 6,6% delle politiche per Economia e Lavoro e il 4,4% va ai Trasporti. L’obbligatorio contributo di bilancio in quanto membri dell’Unione europea è pari al 2,7% di quanto pagano i cittadini. Il 2,5% è destinato all’Ambiente, il 2,4% a Cultura e Sport, gli interventi per l’assetto del territorio e le abitazioni contano sull’1,8% del gettito fiscale.

Redditi medi e disparità regionali

Niente come il Fisco conferma l’immagine tutt’altro che stereotipata dell’Italia come Paese spaccato in due. Milano è inarrivabile, come città capoluogo oltre i 30 mila euro di reddito dichiarati per contribuente. Tra gli altri centri a maggiore crescita ecco Bergamo, (27.483 di media, +2% rispetto all’anno precedente). Agrigento e Crotone stanno in fondo alla lista (poco sopra i 13 mila euro). Non sono le sole disparità che pesano sul rapporto tra i cittadini e il Fisco: il conto da 172 miliardi di euro presentato dallo Stato viene pagato dai dipendenti (che sono la metà dei contribuenti ma pagano il 60%) e dai pensionati (34%). Da imprenditori, commercianti e professionisti arriva solo il 5% di gettito. L’evasione rimane alta ed è uno dei principali problemi del Paese: 111 miliardi di tasse dovute non vengono pagati e gli esattori riescono a recuperare solo l’1,3% delle somme dovute. Complice, la tendenza al condono di un Fisco (ne sono stati fatti 80 dall’Unità d’Italia ad oggi) che si rende nemico per la pesantezza buroratica degli adempimenti e la complessità del calcolo delle imposte.

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