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Riforma Pensioni, Flessibilità in uscita anche per statali e autonomi

Riforma Pensioni, Flessibilità in uscita anche per statali e autonomi

 

  • Scritto da  Bruno Franzoni

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Oggi nuovo round al Welfare tra governo e sindacati su flessibilità in uscita, rivalutazione e ricongiunzione dei contributi. Poletti ha assicurato la massima condivisione nelle scelte da attuare.
Si riapre oggi pomeriggio il tavolo di confronto governo sindacati sulle modifiche da apportare al sistema previdenziale. Il tema centrale della discussione sarà la flessibilità in uscita a cui si affiancheranno una serie di nodi irrisolti come le ricongiunzioni onerose, agli esodati alla questione sulla rivalutazione degli assegni pensionistici, i lavori usuranti. Il Governo ha confermato l’obiettivo di introdurre una flessibilità in uscita a partire dal prossimo 1° gennaio 2017 basata sul meccanismo del prestito (il cd. APE, assegno pensionistico anticipato). Un piano che consentirà ai lavoratori prossimi all’età pensionabile di guadagnare un’uscita anticipata sino a 3 anni e 7 mesi rispetto agli attuali requisiti previsti per la pensione di vecchiaia. Saranno coinvolti tutti i lavoratori iscritti alle forme di previdenza pubbliche obbligatorie: la generalità dei lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi iscritti nelle gestioni speciali dei commercianti, artigiani e coltivatori diretti, gli iscritti alla gestione separata dell’Inps, nonchè i lavoratori del pubblico impiego.

Gli istituti di credito si faranno carico di anticipare le somme all’Inps (che le girerà al lavoratore) per poi “riprenderle” gradualmente una volta raggiunta l’età pensionabile, cioè i 66 anni e 7 mesi. Uno strumento non semplice da attuare e che nasconde diverse insidie: da comprendere come sarà garantita la banca, erogatrice del prestito, contro l’evento morte prematura del lavoratore e la contabilizzazione degli interessi.

Il punto più delicato, che gli ultimi tavoli di confronto dovranno sciogliere, resta il meccanismo di restituzione del prestito. Il progetto del Governo punta ad una rata spalmata su 20 anni anche se il reale peso sull’assegno è ancora un rebus. La partita si gioca infatti sulle detrazioni fiscali che il Governo ha annunciato per ridurre, anche sensibilmente, la rata di restituzione per i lavoratori con assegni bassi (l’asticella non è stata ancora indicata ma potrebbe essere intorno a 1.500 euro lordi al mese, tre volte il trattamento minimo inps) e che rientrano in alcune condizioni da tutelare. Il sottosegretario Tommaso Nannicini ha parlato in modo specifico dei disoccupati di lungo periodo che hanno esaurito la durata degli ammortizzatori sociali, dei lavoratori che assistono familiari con disabilità di svolge mestieri rischiosi od usuranti ed altre condizioni di bisogno. Per questi lavoratori l’uscita anticipata non avrà alcun costo sulla pensione grazie alla completa fiscalizzazione degli oneri di restituzione del prestito. Chi, invece, al di fuori di queste categorie scegliesse comunque di uscire volontariamente dal mondo del lavoro subirà una penalità tra il 5 ed il 7% per ciascun anno di anticipo. Un assegno di mille euro quindi potrà essere decurtato tra i 150 e i 200 euro al mese in corrispondenza del massimo anticipo. Un taglio, quindi, abbastanza sensibile.

Il confronto con i sindacati dovrebbe dunque, in primo luogo, da qui alla fine del mese di Settembre definire quali saranno quelle situazioni di disagio che consentiranno la fiscalizzazione degli oneri di restituzione della rata. In secondo luogo bisognerà calibrare le detrazioni, comprenderne la loro reale entità. Solo a questo punto si potrà avere un quadro più chiaro circa l’APE. Non è detto che per le situazioni di disagio il disegno del Governo possa essere anche più favorevole del Progetto Damiano (ddl 857) che reca, invece, una penalità definitiva del 2% per ogni anno di anticipo rispetto all’età di 66 anni. Secondo Nannicini, coinvolgere il sistema bancario era l’unica strada percorribile perche’ “altre strade costavano tra 7 e 10 miliardi”.

Nannicini: sostegno anche per le pensioni basse
Il sottosegretario ha confermato che nella manovra finanziaria ci saranno altri interventi in tema di pensioni oltre all’Ape: “Ci sara’ un intervento anche sui redditi da pensione. In particolare sui redditi da pensioni basse. Parliamo dei redditi da pensione sotto i 1000 euro. Ci sara’ un aiuto agganciandosi prevedibilmente all’istituto della 14esima, ci sara’ un bonus che e’ legato ai contributi versati, si arriva fino a 400 euro”. Infine Nannicini chiude la porta alla proposta del presidente dell’Inps, Tito Boeri, di sacrifici per chi riceve una pensione molto piu’ di quanto ha versato: “Questo tipo di ricalcoli non sono semplicissimi richiedono molte ipotesi e molti dati. E devi stare molto attento perche’ non si riesce a fare con il bisturi del chirurgo questa distinzione un po’ intellettualistica. Proprio perche’ e’ difficile fare queste ipotesi, avere i dati necessari per farlo, rischi di fare danni. Rischi davvero di tagliare pensioni alte ma meritate, oppure di toccare pensioni che sono generose rispetto ai contributi versati ma sono basse. Il rischio di mettere le mani nelle tasche sbagliate e’ troppo grosso. Abbiamo deciso di fermarci”.

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